Chiara Daino
CORPI DI CARTA CHIARA
l'Eretista L'ERETISTA
Sigismundus Editrice
2011, Romanzo
Lupus Metallorum LUPUS METALLORUM
Lulu.com
2011, Opera Martire
Metalli Commedia METALLI COMMEDIA
Thauma Edizioni
2010, Poema Borchiato
Virus 71 VIRUS 71
Aìsara Edizioni
2010, Versi
La Merca LA MERCA
Fara Editore
2006, Romanzo
[ESAURITO. E FARA NON PREVEDE RISTAMPA. AMEN]
Blog



Metaliteracy Estratto da Metaliteracy
23 Dicembre 2011 0.34.28

Morire per la Fede. «Martirio» e «Martire» sono termini che evocano la fine cruenta di chi sacrifica la propria vita in nome di un Credo. E chiunque creda nella Parola sa che ogni Parola è un ventaglio di sensi e di significati, una materia viva che evolve in base all’uso quotidiano, all’appalto storico, all’impiego letterato e mediatico.

Pasternak chiama gli studenti «martiri dello studio» e siamo tutti martiri. «Martire» deriva dal greco µ??t??, «testimone» – e non siamo forse tutti testimoni? «Opera Martire» è definizione che nasce per indicare una testimonianza diretta, al di là delle forme scelte per esprimersi. Si tratti di Letteratura, Musica, Pittura, ... L’Opera Martire è sintesi e summa di un’esperienza diretta. Lupus Metallorum inaugura questa definizione, elogiando i MARTIRI DEL METAL, i testimoni fisici e spirituali di un’Arte, di una Filosofia e di un’Etica precise.

Piccola premessa per palesare il titolo: nell’iconografia alchemica il Lupus Metallorum è il Lupo dei Metalli che divora il Leone per liberarlo; è il procedimento per raffinare l’oro impuro mediante l’antimonio. Nell’iconografia classica l’Aurea Poesia sposa Petrarca e non, ad esempio, i Pantera. Nell’immaginario collettivo il “poeta contemporaneo”, nuovo cantore della nostra epoca, può vestire i panni di un cantautore [serio, posato e socialmente impegnato], ma non il chiodo, gli anfibi e le borchie. E perché? La Repubblica delle Lettere, la solita cerchia – incensa e canta la solita solfa: «questa è Poesia!», «questa non è Poesia!». E per quale ignota ragione, per i critici miopi, Fabrizio De André è un Poeta e James Hetfield no? Rifiuto questa secolare, tutta italiota, celebrazione «a scomparsa»: si lodano solo i trapassati. E se amore per i defunti deve essere, allora perché non ricordare, Artisti superlativi, anche Dime o Cliff o Ronnie?

Da questa semplice rivolta è nato tutto: «rivolta dell’Anima» contro la «rivolta delle Dentiere» [splendida definizione che una cantante lirica coniò per riassumere il monotono morboso meccanismo che smandibolano i mortinvita].

Circa tre anni fa, convocata per l’ennesimo reading poetico, declamai Il Triste Vero e grandinarono strette di mano e complimenti per versi “particolarmente incisivi”. E fu la prima volta che sorrisi, la prima volta che ammirai [candida carogna!] i critici presenti impallidire – non appena svelai l’origine di quei versi. Non pensavo potesse essere “sconvolgente” dichiarare che, in realtà, Il Triste Vero è semplicemente una trasposizione di Sad but True dei Metallica [e parlo di trasposizione e non di traduzione alla lettera perché così non è. E così non potrebbe essere: l’Inglese è una lingua sintetica e l’Italiano deve praticare «le dovute trasposizioni» per riportarne i messaggi  in armonia di suoni].

Borchia! E Lettera borchiata fu e i “poeti puri” impallidirono, gridando: «sacrilegio!». E ancora si contorcono, i “poeti puri”, per la Poetica Metallica.

E così, credendoci, per Fedeltà [le traduzioni dei testi Metal reperibili in rete sono orride e non rendono giustizia agli Autori], e per Gioco [un gioco grave, la tenera tomba che resuscita scintille] nasce Lupus Metallorum: canzoni di Metallo nobile. Versioni che seguono il suono, che piegano l’Italiano al senso di comunione, lontano dai pregiudizi, lungo il monito di Majakovskij: «leggete i libri di ferro!».

TAVOLE E GRAFICHE di Daniele Assereto, TESTI di Chiara Daino

On my Heavy Metal Christmas my true blood gave to me:

12 silver months
11 black mascaras
10 pairs of wellingtons
9 laced suits
8 pentagrams
7 leather jackets
6 casks of Beck’s
5 skull armbands
4 quarts of Bally
3 studded belts
2 pairs of leather pants
and a book of Poetry!

On my Heavy Metal Christmas my true blood gave to me: THE LUPUS’POETRY!

For Everybody:
http://www.lulu.com/product/ebook/lupus-metallorum/18767322

For Fervent Ones:
http://www.lulu.com/product/copertina-rigida/lupus-metallorum/18745986



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22 Dicembre 2011 22.59.49

Morire per la Fede. «Martirio» e «Martire» sono termini che evocano la fine cruenta di chi sacrifica la propria vita in nome di un Credo. E chiunque creda nella Parola sa che ogni Parola è un ventaglio di sensi e di significati, una materia viva che evolve in base all’uso quotidiano, all’appalto storico, all’impiego letterato e mediatico.

 

Pasternak chiama gli studenti «martiri dello studio» e siamo tutti martiri. «Martire»

deriva dal greco µ??t??, «testimone» – e non siamo forse tutti testimoni? «Opera Martire» è definizione che nasce per indicare una testimonianza diretta, al di là delle forme scelte per esprimersi. Si tratti di Letteratura, Musica, Pittura, ... L’Opera Martire è sintesi e summa di un’esperienza diretta. Lupus Metallorum inaugura questa definizione, elogiando i MARTIRI DEL METAL, i testimoni fisici e spirituali di un’Arte, di una Filosofia e di un’Etica precise.

Piccola premessa per palesare il titolo: nell’iconografia alchemica il Lupus Metallorum è il Lupo dei Metalli che divora il Leone per liberarlo; è il procedimento per raffinare l’oro impuro mediante l’antimonio. Nell’iconografia classica l’Aurea Poesia sposa Petrarca e non, ad esempio, i Pantera. Nell’immaginario collettivo il "poeta contemporaneo", nuovo cantore della nostra epoca, può vestire i panni di un cantautore [serio, posato e socialmente impegnato], ma non il chiodo, gli anfibi e le borchie. E perché? La Repubblica delle Lettere, la solita cerchia – incensa e canta la solita solfa: «questa è Poesia!», «questa non è Poesia!». E per quale ignota ragione, per i critici miopi, Fabrizio De André è un Poeta e James Hetfield no? Rifiuto questa secolare, tutta italiota, celebrazione «a scomparsa»: si lodano solo i trapassati. E se amore per i defunti deve essere, allora perché non ricordare, Artisti superlativi, anche Dime o Cliff o Ronnie?

Da questa semplice rivolta è nato tutto: «rivolta dell’Anima» contro la «rivolta delle Dentiere» [splendida definizione che una cantante lirica coniò per riassumere il monotono morboso meccanismo che smandibolano i mortinvita].

Circa tre anni fa, convocata per l’ennesimo reading poetico, declamai Il Triste Vero e grandinarono strette di mano e complimenti per versi "particolarmente incisivi". E fu la prima volta che sorrisi, la prima volta che ammirai [candida carogna!] i critici presenti impallidire – non appena svelai l’origine di quei versi. Non pensavo potesse essere "sconvolgente" dichiarare che, in realtà, Il Triste Vero è semplicemente una trasposizione di Sad but True dei Metallica [e parlo di trasposizione e non di traduzione alla lettera perché così non è. E così non potrebbe essere: l’Inglese è una lingua sintetica e l’Italiano deve praticare «le dovute trasposizioni» per riportarne i messaggi in armonia di suoni].

Borchia! E Lettera borchiata fu e i "poeti puri" impallidirono, gridando: «sacrilegio!». E ancora si contorcono, i "poeti puri", per la Poetica Metallica.

E così, credendoci, per Fedeltà [le traduzioni dei testi Metal reperibili in rete sono orride e non rendono giustizia agli Autori], e per Gioco [un gioco grave, la tenera tomba che resuscita scintille] nasce Lupus Metallorum: canzoni di Metallo nobile. Versioni che seguono il suono, che piegano l’Italiano al senso di comunione, lontano dai pregiudizi, lungo il monito di Majakovskij: «leggete i libri di ferro!».

  

On my Heavy Metal Christmas my true blood gave to me 

 

12 silver months

 

11 black mascaras

 

10 pairs of wellingtons

 

9 laced suits

 

8 pentagrams

 

7 leather jackets

 

6 casks of Beck’s

 

5 skull armbands

 

4 quarts of Bally

 

3 studded belts

 

2 pairs of leather pants

 

and a book of Poetry!

 

On my Heavy Metal Christmas my true blood gave to me: THE LUPUS’POETRY!

 

For Everybody: http://www.lulu.com/product/ebook/lupus-metallorum/18767322

 

For Fervent Ones: http://www.lulu.com/product/copertina-rigida/lupus-metallorum/18745986

 

 

 


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13 Dicembre 2011 2.46.59

Sia MAI che Dama neghi un confronto [litigare e provocare solo per APPARIRE sono muffe del vecchiume che mi stomacano, ma se questo è quello che massa vuole – chi mai è la Daino per negare al *cucciolo* di 40 anni, pubblico presente al Cerizza - Eretista che sono fiera] uno sfogo che chiede un megafono? Sia tutto PUBBLICO e così come ricevo – RIMANDO, scusate, ridendo... Un riso amaro, vous savez...

 

 

Perché Genova ha ALTRO fango da spalare. Pure: alla quinta mail, LA GENOVESE  lascia operare la MESTIERANTE e vi hanno detto mai che, se in calce alla mail non vergate codicilli appositi – la mail è PROPRIETÀ di chi la riceve? Oops...  I did it again: Marafioti, questo volevi e questo ti regalo: cari utenti FaceBook e colleghi, Vi riporto i versi di un *incompreso* che mi rigetta il suo odio solo perché io ve lo comunichi e lo pubblicizzi. Scusate, ma ESIGO nemici degni e sbadiglio. Ignorarlo? Giammai! Sarei accusata di codardia e così, con gioia, diffondo i versi di Marco Marafioti ricevuti per la quinta FASTIDIOSA volta [sei felice adesso? Sarai commentato! Goditi i Letterati che io, intanto, intarsio papaveri]:

 

 

 

«Ceriza 23/11 'Fanculo Te 'Fanculo Genova. Sei il centro del buco del culo del niente.

 

 

 

Vediamo, vediamo se - possiedi Ironia.

 

E questa chiamala pure - Call it anything.

 

(L'eretista?... heath ledger.)

 

 

 

 

 

 

 

Egotista della mia minchia.

 

Cazzo ne sai Te da che merda possono

 

arrivare gli esseri umani?

 

Tutti gli esseri umani.

 

 

 

Non sono misogino né misantropo -

 

sono un Uomo, piccola bambina pagliaccio.

 

 

 

E, succhiami il cazzo se non ti piace la mia merda.

 

 

 

Sono Marco Marafioti e ti metto foto e mi

 

trovi sulla mafia FB con l'iconetta di sylvia plath

 

che sta ben dieci palmi sopra di te.

 

(Per non parlare di sarah kane.)

 

(La canzone è dedicata a te e il testo fa:

 

Change my pitch up/Smack my bitch up -

 

Guardalo, guardalo sino in fondo.

 

L'altro link è  - esperienza.

 

E non ti metto quello del gabbio in Francia.)

 

 

 

 

 

 

 

Zemlia - Terra

 

 

 

Bagliori di napalm colorati accecano

 

i miei occhi serrati e le spalancate narici

 

odore del fuoco bruciato permea le carni,

 

ballo con gli avvoltoi

 

nel giardino delle nuove carcasse,

 

 

 

Amo giocare coi corpi dei nemici braccati

 

solo dopo che hai ucciso la prima volta

 

affini il piacere e la tortura,

 

a Sarajevo ero il numero uno

 

107 tacche nere sullo stemma della brigata.

 

 

 

A caccia di prede fra le rocce epocali

 

altri scalpi rasati alla mia cena

 

anche gli uomini imparano la divinità,

 

dammi la tua preghiera

 

le ultime urla, alte e strappate,

 

 

 

e da ognuna di queste intime alcove

 

porterò regali alla mia bambina

 

ad ogni Natale cristiano,

 

con mani che sapranno sempre dove nasce

 

la mistica del dolore.

 

 

 

 

 

Jerusalem

 

 

 

Ricordi gli scogli impervi

 

bagnati dalle nuvole basse?

 

... e quelle striature nere di gomma bruciata

 

lungo le strade vergini,

 

le cancellate antiche, in legno d’abete,

 

sradicate dai grossi carri verdi

 

dei militari?

 

 

 

Entrammo nella città agghindati d’amanti

 

nei valzer accennati dei musicisti rom,

 

la cenere scendeva in colate magiche

 

come coriandoli fuggenti dalla festa celeste,

 

chador guerrieri schernivano il volto

 

all’uomo sulla croce

 

ed i sassi risvegliati - con le acuminate punte tinte

 

nelle lacrime del sangue ebreo,

 

erano l’onore e la vergogna...

 

 

 

Cunicoli santificati pulsavano i cuori interi

 

d’una corrotta Jerusalem,

 

ed io ch’appoggiavo le labbra alle tue

 

(col leggero rossore naturale),

 

inalando il veleno annunciato,

 

corrompendo gli spiriti della strada.

 

 

 

37 persone i morti

 

e il tuo corpo fu l’esplosione

 

che solo l’odio più forte

 

sarà vincitore,

 

e verrà il ballo delle donne spogliate

 

coi nuovi bambini pronti all’eterno sacrificio...

 

 

 

 

 

...

 

Potrei passare la lama sopra le guance

 

solo per vederti brutta

 

distrutta

 

spegnere i tuoi fianchi pieni

 

e sì, piangere, proprio mentre vieni.

 

 

 

 

 

...

 

Cola cervello e la tua bocca parla ancora

 

E' tempo di annientare il volto di cagna

 

Di farne simulacro del quotidiano.

 

Resa.

 

 

 

 

 

 

 

Marco si lascia scivolare con la schiena appoggiata

 

al muro, si piega sui ginocchi. La parete è quella

 

del corridoio d'ingresso del bilocale.

 

    Marco si rialza di scatto. Le cartilagini scricchiolano.

 

La camicia marrone sbiadito che indossa è solcata

 

da lunghe strisce di biancogrigio. Sudore vecchio di settimane.

 

    Marco vede facce ovunque. Facce conosciute e facce distorte,

 

come allungate nel gioco di luci ed ombre sulle piastrelle,

 

sopra le mura di bianco umido, fantasmi di fumo di sigaretta

 

nell'aria.

 

    Marco sente zampe d'insetti che non ci sono camminargli sulla

 

pelle. Strappa la camicia a brandelli, partendo dalle spalle. Si

 

cala via i calzoni corti e le mutande, rimane con le sole calze

 

indosso.

 

    Marco gratta la carne, scalcia, tira pugni. L'uccello gli

 

pende molle fra le cosce. La parte inferiore è ricoperta di

 

piccole croste, la cappella è arrossata e della sostanza bianchiccia

 

ne percorre il perimetro.

 

    Marco puzza di vecchio, di fiori marciti, di carcasse d'animale

 

putrescenti.

 

    Marco alza il viso e si guarda allo specchio. Smette di muoversi

 

e, fissandosi negli occhi, porta il palmo delle mani alle orecchie.

 

Ascolta. A conchiglia, il rumore del nulla. Sposta le mani d'una

 

decina di centimetri e, lentamente, le riavvicina. Esce ed entra nel mondo.

 

Nello specchio i capelli sono lunghi, ingrigiti, arruffati sui lati,

 

forforosi, sporchi d'un mese. Gli occhi sono ubriachi, alcuni capillari

 

rosso sangue sotto le palpebre.

 

    Marco li osserva pulsare, tremare.

 

    Marco apre la bocca, morde la superficie liscia dello specchio, sbava.

 

I denti sono ricoperti da una patina trasparente con i bordi giallognoli.

 

Le pupille urlano, dilatate e mute. Pugni sulla testa. Pensieri.

 

Scacciali. Voci. Zittiscile. Ricordi. Annullali.

 

 

 

Ti prego non mi lasciare resta con me abbiamo fatto solo sesso

 

l'ultimo anno ti prego non lasciarmi da sola, io ti amo.

 

Il primo bacio accanto ad un cespuglio di rose.

 

Tu sei malato qui, nella testa, lasciami andar via ora, adesso.

 

La prima volta l'amore in piedi con te da dietro. Era ottobre e il vento

 

soffiava e sibilava fra le tapparelle.

 

Mi hai picchiata.

 

Mi hai costretto in macchina sotto casa tua.

 

Un pannolone Serenity per non uscire e pisciare nella neve.

 

Con le nocche vicino agli zigomi.

 

Poi mi hai fatto salire, fatti una doccia, hai detto.

 

Mi tremano le mani perché è colpa delle medicine.

 

Hai composto duemilaedieci con la cocaina e l'hai pippata su.

 

Hai calato la pasticca con lo sbaffo della Nike.

 

Vittoria, bande di barbari nella città. Inalato popper mentre

 

parlavi al telefonino.

 

Le gocce d'acqua formano perle. Ti ho raggiunta nella doccia.

 

Mi hai violentato, io dicevo no, no!

 

Hai impiccato il tuo corpo.

 

Ho avuto un maschio e una femmina.

 

Siamo una famiglia serena.

 

Come un unno ho sputato sulla facciata d'un pub.

 

I calci e i pugni dei buttafuori. Quella ragazza non provava emozioni.

 

Basato cocaina.

 

Succhiato Ketamina.

 

Leccato eroina.

 

In ufficio il suo capo gli dice avvisami quando fai tardi.

 

Quella volta a Londra non ti sei alzato, sei stato male di stomaco.

 

Il cliente ti ha esiliato.

 

La mattina l'odore del sesso. Lenzuola bianchissime, amore.

 

Pacchetti interi di sigarette, coma etilico, coma farmacologico.

 

Mi hai chiamato sul cellulare mentre giocavi con il ferro.

 

Me l'hai messa in bocca la pistola, ricordi?

 

Era finta, era un giocattolo.

 

Fantasmi la mattina. Tram con un occhio solo all'alba.

 

Ficcato nel culo senza un cappuccio. Un uomo.

 

Sieropositività?

 

Pile di libri da leggere, carte nautiche, mappamondi che si illuminano.

 

Ci hai visto su facebook?

 

Sono felice oggi. Non era come con te. Hai bruciato la laurea insieme

 

alle fotografie.

 

Mi trema la testa. Allunga le mani. Non hai niente.

 

Sono invalido. Crisi psicotiche sulla circonferenza del tramonto.

 

Lui voleva ammazzarsi mangiando.

 

Zittisco le voci, annullo i ricordi, scaccio i pensieri.

 

 

 

    Marco si toglie anche le calze, i piedi sono neri fra le dita

 

e le unghie spesse e lunghe almeno un centimetro. Si sposta nella sala,

 

si siede sul divano, accavalla le gambe.

 

Getta uno sguardo allucinato oltre

 

il mezzo muro che dà sulla piccola cucina. Piatti sporchi nel

 

lavandino, avanzi di cibo. Il silenzio è quello dell'una e trentadue del

 

mattino.

 

    Marco ascolta il rumore bianco nella sua mente.

 

    Marco scavalla le gambe, si fa una sega, raggiunge l'orgasmo senza

 

fuoriuscita di sperma. Accade ad un caso su cento.

 

Si rialza, percorre, cercando i punti ciechi dalle finestre, il breve

 

corridoio che lo separa dalla camera da letto. Il pavimento è freddo

 

al contatto.

 

    Marco vuole una visuale completa. Apre le pesanti ante centrali

 

specchiate

 

dell'armadio. Riesce a vedersi, con l'aiuto dello specchio

 

sopra il letto, ad osservarsi a trecentosessanta gradi.

 

    Marco gira su se stesso. Più veloce, più veloce, sino a che non

 

sopraggiungono le vertigini. Rallenta, cammina, si ferma. La pelle floscia

 

del petto e del torace sobbalza molle. Gonfia la pancia, guarda in basso

 

e non riesce a vedere l'uccello.

 

    Marco vomita sulle proprie mani, a grumi. Fili di bile pendono

 

dalle labbra. Quando terminano i conati torna verso la sala. Si

 

pulisce prendendo degli scottex e delle salviette.

 

    Marco sente l'avviso di un sms arrivato sul cellulare. Lo ignora.

 

Si dirige al piccolo frigo. Tira fuori una bottiglia di bianco piena

 

a trequarti. Abbassa il pedale del contenitore della spazzatura. Svuota il

 

sacchetto dell'Esselunga a terra.

 

    Marco, con il sacchetto appresso, torna in sala. Prende dalla mensola,

 

posta un metro prima del divano, dei blister e dei flaconi.

 

    Marco appoggia tutto sul tavolo e avvicina il divano.

 

    Marco, a piccoli sorsi di vino, ingoia cinquantasei compresse di

 

Zyprexa, un neurolettico atipico, sessanta capsule di Fevarin, un

 

antidepressivo, e trenta pastiglie di Rivotril, un potente ansiolitico.

 

Aggiunge il contenuto di tre flaconi di Talofen, un forte sedativo.

 

    Marco, appena finito di prendere tutte le sostanze, si lega attorno

 

al collo, con la testa infilata dentro, il sacchetto dell'Esselunga.

 

Si sdraia sul divano. Calmo, adesso, cerca di addormentarsi.

 

 

 

 

 

 

 

...

 

Visa-card a succhio illimitato

 

Civic-blu a tett’aperto

 

donne calve agli sportelli di banca

 

chiavate tossiche con modelle ninfomani,

 

antidepressivi calmanti sonniferi

 

eccitanti

 

strisce di coca su specchi sorridenti

 

famigliole a quattro due figlie un cane

 

un pesciolino rosso nell’ampolla di vetro,

 

 

 

Economia Globale nel mondo primitivo

 

bohèmien borghesi drogati di noia

 

siringhe a bucare fegati cirrotici

 

Kombinatzjia, socio,

 

t’alzi che stai così dimmerda la mattina

 

e le emozioni a marcire sulle panche di pietra

 

e cosce di femmina non depilate

 

e giacche Armani nei piatti in plastica,

 

stupri anali nelle cantine asiatiche

 

cancro ai polmoni

 

Aids nei coglioni di pelle molle

 

sperma infetto in sangue vaginale,

 

la tua vita dentro la nicchia consumista

 

eroina russa sui mercati europei

 

laboratori sintetici coi disegni allegri

 

tagliato fuori se non sei carino se non puoi pagare

 

se la lingua sa poco leccare,

 

ed il padre che è morto

 

e che la madre sta morendo

 

ed il figlio langue nei corridoi bianchi

 

dieci gocce la mattina

 

dieci gocce al pranzo

 

quindici la sera,

 

 

 

Perché ti sei impiccato, padre?

 

 

 

Non ti è data la scelta

 

sei venuto fuori dalla fica allargata

 

dal taglio cesareo alla base del cranio

 

bruciando malefico nella chimica delle cose.

 

 

 

Flebo ficcate nell’iride in lacrime

 

fluida acqua ancestrale,

 

Dioniso danzante nell’orge greche,

 

l’uomo bianco ch’esporta la legge vincente,

 

la materia corrotta

 

sullo spirito pieno.

 

 

 

 

 

Etc etc.

 

Marco. E ti chiedo pur'anche l'amicizia Bimba.

 

Temi?»

P.s. Marafioti, come diceva il mio fratello di sangue: TI PUZZA LA VITA? E ancora: Marafioti: sappi che raggiunte le 5000 amicizie FB non mi concede accettarti... Marafioti, l'hai capito che hai toccato la mia Anima e il mio Mestiere quanto uno sputo corrode l'acciaio? CHE PENA GLI ESSERI [DIS]UMANI. Sofocle... Così, tanto per... Sottolineare LA NOIA... E Cerizza ESIGE due zeta!


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01 Novembre 2011 14.47.45

Una personaggia  di sé  

di Lucetta Frisa

 

Chiara Daino

(Genova,1981) ha scritto diversi libri, tra cui un originale volume di poesia Virus 71  (Aisara, 2010). Virus 71, nella popolare "smorfia" napoletana, rappresenta l’ommo e’ merda. Il titolo, ovviamente, non è casuale. Il libro si compone di una serie di poesie, più o meno brevi, dedicate a uomini da lei incontrati, ed è un attacco violentissimo alla deludente genìa maschile; poesia che Marco Ercolani ha definito "senza pause, acustica, agitata, guerriera, anti-lirica, che rifiuta le anestetiche bellezze formali e i deboli biografismi quotidiani ma esige la maniacale forsennatezza della sua maschera".

 

Il discorso indiretto di Chiara sulla maschera propria e altrui, come personaggia di sé, prosegue nel romanzo intitolato l’Eretista  (Sigismundus, 2011) – neologismo derivato da eretismo, termine che se, per analogia, evoca eresia e erezione, letteralmente significa sovraeccitazione psichica e cardiaca  e "orripilazione" della pelle, la classica pelle d’oca che proviamo nei giorni di gelo o in stati di shock.

 

Il tema dello shock (poetico e narrativo), nella scrittura della Daino,  ci fa interrogare sul concetto generale di Maschera.

 

La parola volto proviene dal latino visus, visto. Il volto è quanto di noi vedono gli altri: è un termine passivo, un participio passato, dato che non vediamo il nostro volto se non con l’ausilio di uno specchio, che comunque ci rimanda la nostra immagine rovesciata. È la parte frontale del nostro corpo, la più alta. Per non farci vedere come siamo in realtà, col nostro viso nudo e  inerme, chiediamo alla maschera che ci trasformi in quello che decidiamo di sembrare: in ultima analisi è il medium usato per mostrarci agli altri, per comunicare. È la protesi del volto che diventa  monstrum (sostantivo del verbo mostrare) quando, all’osservatore, risulta  sconvolgente,  orrenda, aliena - comunque incomprensibile. Se appare mostruosa è perché paradossalmente, esibisce, invece di nascondere, il lato oscuro, interno, di chi la indossa. Le sue funzioni sono ambivalenti, apparentemente contraddittorie. Chi la indossa lo fa per adeguarsi allo sguardo comune oppure per sfuggire ad esso? Il volto-monstrum è inoltre legato al rovescio; è "voltato", rovesciato, e appunto per questo assume lineamenti "altri", testimoni di un mistero infero, diabolico (da diaballein – dividere).  È la notte, in quanto rovescio del visibile, di-viso dal giorno. Ma il giorno, il visibile, lo colleghiamo al sociale, ai codici comportamentali di una comunità. La maschera-diaframma tra noi e il mondo, tra noi e l’altro, ci protegge dall’indiscrezione, ma offre un’immagine "falsa", quella di un altro viso sovrapposto a quello vero,  e da noi volutamente scelto con un artificio razionale.  Il volto mostrato, la maschera, è monstrum, mentre l’ io interno, profondo, resta invisibile. Ma la maschera conserva un mistero, perché anche l’altro non può indovinare cosa si nasconda esattamente dietro... Chi non indossa una maschera è un ingenuo esposto a ogni ferita, un presuntuoso che crede di essere forte e capace, malgrado la sua disarmata nudità, di opporsi al mondo?  o semplicemente è un ribelle, un provocatore? In ogni caso paga sempre cara la sua scelta, consapevole o no. 

 

Chi mostra un viso senza maschera è il neonato, il bambino, l’adolescente (ma è anche quello primitivo, dell’animale da cui direttamente proveniamo.) Ecco, in questo crocevia della propria esistenza l’adolescente affronta il problema della scelta. Quale maschera indosserà? Tante identità potenziali si agitano dentro di lui, lo tentano. Ma nessuna di queste lo esprime interamente, lo appaga, lo rispecchia nella sua complessità. Questa ricerca dell’identità può durare anche  tutta la vita. Il ricercatore non si rassegna a indossarne solo una. Fermandosi a una sola potrebbe banalizzarsi, invecchiare, pietrificare, e quindi morire. Poi succede, sempre più spesso, che la maschera, se usata troppo  a lungo, logori, divori il volto:  se prima era facile distinguere tra volto e maschera, a forza di esercitare i suoi artifici la maschera si è confusa pirandellianamente con il volto, che l’ha assorbita come una seconda pelle. Di questo progressivo inglobamento si è sempre meno consapevoli. Si comincia a indossare la maschera, per sopravvivere, come un cappotto, una coperta, quando fa freddo. Anche noi vogliamo partecipare a questo gran ballo mascherato che è l’esistenza sociale. Questo gioco di maschere inizia nell’adolescenza, e spesso è lì che la maschera, se indossata per troppo tempo, comincia lentamente a mangiarsi il volto e a pietrificarlo in quell’età.

 

Tanto vale riderci su. Mascherarsi è come un trattenere una risata sul viso. Ma a questo punto, se ridiamo di noi stessi e del mondo e dell’assurdità della vita in sé, se siamo quindi consapevoli della Commedia umana, il riso non sarà che una smorfia, riso che nasconde una ferita, dato che  il volto-maschera sottende una caduta all’inferno, un voltarsi verso la parte buia di noi - la più inconscia o forse solo negata e rimossa: indica una dolorosa presa di coscienza della morte.

 

 

La domanda è questa: «È per difendermi da voi, per farmi accettare socialmente, adeguarmi, scendendo a patti con voi, che indosso una maschera simile alla vostra? Oppure, al contrario, la indosso con un intento  opposto:  irridervi e ingannarvi, mostrarvi non come sono realmente ma come un altro da me, inconoscibile creatura che si protegge dalla vostre regole e dalla vostra  aggressività?  Sono io che non mi accetto attraverso il vostro sguardo censorio o più semplicemente entrambe le cose?».

 

 

Il Joker di Batman si maschera perché è sfigurato, la sua maschera porta le tracce della ferita sottostante e l’insieme è un ibrido tra una smorfia ghignante, sbeffeggiante, "mostruosa".  Joker è un clown grottesco, ma il grottesco è un ibrido tra tragedia e dramma e, in ultima analisi, commedia ironica, sarcastica, smorfia che per captatio benevolentiae vuole farvi ridere mentre, se adesso ride, significa che ha pianto prima. Cos’è il clown, il buffone di corte, se non una figura forte e fragile allo stesso tempo, il cui ruolo è far ridere gli altri per proteggere la sua vita? Cos’è una figlia che, per farsi amare da un genitore egoista e indifferente, si tramuta in saltimbanco, indossa una maschera aggressiva per opporvisi ma anche per piacergli, dominarlo, distinguere la sua identità dalla sua, recitando tutti i ruoli nella commedia della vita e vivendo sopra le righe? È attrice, quindi una maschera: può saltare da un ruolo all’altro, lei che è personaggio e personaggia ben prima di interpretare quelli imposti da un qualsiasi copione. E’ attrice che urla e non conosce mezzi toni, è scrittrice che scrive "sopra le righe". Chi non mantiene il rigo - dicono in grafologia - è una persona che può perdere equilibrio o il buon senso,  che oscilla tra diverse configurazioni di sé.

 

 

 

Di donne così intelligentemente mascherate ne conosco poche. Giovani che nel grande gioco delle maschere, si scelgono la propria, indipendente, per individualizzarsi con forza, coscienti della propria ironia provocatrice, sincera e falsa allo stesso tempo. La vita è l’arte - chi lo diceva? Chi si strappava, senza ripensamenti, la maschera di ogni metafora? Vivere la vita con arte ecc.. Qualche snob intellettuale dei secoli scorsi? Oscar Wilde, Lord Byron o chi altro? E adesso, chi e che cosa, tra i giovani, la maschera intende provocare con abusi ormai abusati di sesso, alcool, droga?

 

 

 

Per distinguersi da quel mondo giovanile ormai remoto, dopo averne vissuto in parte l’esperienza identificandosi con la propria problematicità ed essersene distaccata con uno sguardo impietoso, Chiara Daino esprime con ardore prepotente il suo bisogno di innocenza, il suo essere bambina corrotta/incorrotta dentro una società imbecille e devastata dal virus della mediocrità, contestando con lo scandalo dell’arte i modelli genitoriali. Come animale feticcio non potrà non scegliere il mitico ermellino, simbolo di assoluto candore e di resistenza alla corruzione, e che nell’antico, classico dipinto di Leonardo è in braccio a una giovane e sorridente dama.

 

La giovane Dama del celebre quadro è, per Daino, la sua Maschera metaforica e provocatoria,   dato che la maschera non è soltanto quella di metallara o post metallara dark, la cui divisa generazionale sfoggia stivaloni, tatuaggi, borchie e metalli di ogni tipo, il tutto rigorosamente nero.

 

Se molte donne recitano una parte inconsapevolmente, Chiara no. Dama Daino no. Lei ha conquistato una lucidità estrema, filtrata dal dolore come lo è l’ironia che esercita sugli altri e sugli uomini, potente e urticante. Questa ironia diventa una cosmica autoironia, e il mito dell’ermellino è così esemplare da farlo parlare in prima persona proprio nella prima pagina de l’Eretista.

 

In questo libro ci sono tutte le sue maschere, le maschere degli altri e poi le maschere della letteratura, i giochi a nascondino, tragici e comici, sapendo che il comico nasce dal tragico e il grottesco da tutti e due, solo che è una forma più dilatata, un marcato espressionismo, un incrocio tra Edward Munch e Alice Cooper.

 

Nodo di voci concitate, di situazioni e maschere complesse, una riflessa nell’altra, l’una eco dell’altra, l’Eretista è maschera e volto insieme, stato condiviso di ebbrezza, "nodo avviluppato" di memoria rossiniana (Rossini è musicista molto amato dalla Dama che, come lui, sa padroneggiare perfettamente la struttura dello spartito fingendo di perdersi nei dettagli). Ma anche questo è un inganno: in questo libro dalla struttura ossessivamente vigilata, lei sempre si specchia nel solo specchio in cui può specchiarsi, padrona delle proprie emozioni e cioè del proprio Gioco che, da sola, sa, narcisisticamente, giocare. Ma ciò che forse colpisce di più, in una scrittura della sua generazione, è la maestria dello scrivere, non c’è nulla di sciatto o di approssimativo, anzi, forse qualche debordamento  stilistico in più: così come era perfetto il verso sapiente di Virus 71, così lo è la scrittura narrativa. Sul piano formale Daino è inattaccabile, dà a tutti noi una lezione di lingua italiana, di qualità alta.

 

Per poter scrivere questo libro la Dama non ha vissuto di riporto, si è identificata nella cultura metal e post metal, ma poi se ne è disidentificata. Tra le varie modalità per realizzare questo stato di libertà e di non appartenenza , questo strapparsi i legami di qualsiasi tipo di dosso,  l’invettiva alla Thomas Bernhard,  il suo martellare convulso e lo sberleffo, sono i mezzi tra i più efficaci e divertenti. Non è che un modo di fuggire da tutto e tutti, una fuga continua e disperata en avant da ogni identità, da ogni appartenenza a qualcuno o a qualcosa.  Daino perenne adolescente con la paura della morte, paura di fermarsi e quindi di banalizzarsi, accumulando via via tanta energia e tanta rabbia e tanto dolore e tanta gioia di vivere, indissolubile compagna della paura di morire.  Chi non vuole voltarsi indietro e fugge da sé e dagli altri non  conserva in sé il mito vivificante  e straziante della perpetua giovinezza ?  Ma gli è concesso di farlo solo quando  giovane non è più, o almeno non è più così giovane, avendo già vissuto molte esperienze e molte vite. Personaggio (lo uso come parola "neutra" che racchiude in sé tanto il maschile quanto il femminile), la Daino, che dalla sua, ha la scintilla luciferina della genialità.

 

Il mio personale augurio è quello di non togliersi mai questa maschera e riuscire a restare personaggia per sempre.

 

***

 

 

Dama ringrazia Lucetta Frisa e intesse lodi alla *pelle che ci maschera*: In the depths of a mind insane/ Fantasy and reality are the same/ Graze the skin with my finger tips/ The brush of dead warm flesh pacifies the means 

 


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Moulin Rouge Estratto da Moulin Rouge
01 Novembre 2011 14.25.17

Chiara Daino (Genova, 1981) ha scritto diversi libri, tra cui un originale volume di poesia Virus 71 (Aìsara, 2010). Virus 71, nella popolare “smorfia” napoletana, rappresenta l’ommo e’ merda. Il titolo, ovviamente, non è casuale. Il libro si compone di una serie di poesie, più o meno brevi, dedicate a uomini da lei incontrati, ed è un attacco violentissimo alla deludente genìa maschile; poesia che Marco Ercolani ha definito “senza pause, acustica, agitata, guerriera, anti-lirica, che rifiuta le anestetiche bellezze formali e i deboli biografismi quotidiani ma esige la maniacale forsennatezza della sua maschera”.
Il discorso indiretto di Chiara sulla maschera propria e altrui, come personaggia di sé, prosegue nel romanzo intitolato l’Eretista (Sigismundus, 2011) – neologismo derivato da eretismo, termine che se, per analogia, evoca eresia e erezione, letteralmente significa sovraeccitazione psichica e cardiaca e “orripilazione” della pelle, la classica pelle d’oca che proviamo nei giorni di gelo o in stati di shock.
Il tema dello shock (poetico e narrativo), nella scrittura della Daino, ci fa interrogare sul concetto generale di Maschera.
La parola volto proviene dal latino visus, visto. Il volto è quanto di noi vedono gli altri: è un termine passivo, un participio passato, dato che non vediamo il nostro volto se non con l’ausilio di uno specchio, che comunque ci rimanda la nostra immagine rovesciata. È la parte frontale del nostro corpo, la più alta. Per non farci vedere come siamo in realtà, col nostro viso nudo e inerme, chiediamo alla maschera che ci trasformi in quello che decidiamo di sembrare: in ultima analisi è il medium usato per mostrarci agli altri, per comunicare. È la protesi del volto che diventa monstrum (sostantivo del verbo mostrare) quando, all’osservatore, risulta sconvolgente, orrenda, aliena – comunque incomprensibile. Se appare mostruosa è perché paradossalmente, esibisce, invece di nascondere, il lato oscuro, interno, di chi la indossa. Le sue funzioni sono ambivalenti, apparentemente contraddittorie. Chi la indossa lo fa per adeguarsi allo sguardo comune oppure per sfuggire ad esso? Il volto-monstrum è inoltre legato al rovescio; è “voltato”, rovesciato, e appunto per questo assume lineamenti “altri”, testimoni di un mistero infero, diabolico (da diaballein – dividere). È la notte, in quanto rovescio del visibile, di-viso dal giorno. Ma il giorno, il visibile, lo colleghiamo al sociale, ai codici comportamentali di una comunità. La maschera-diaframma tra noi e il mondo, tra noi e l’altro, ci protegge dall’indiscrezione, ma offre un’immagine “falsa”, quella di un altro viso sovrapposto a quello vero, e da noi volutamente scelto con un artificio razionale. Il volto mostrato, la maschera, è monstrum, mentre l’ io interno, profondo, resta invisibile. Ma la maschera conserva un mistero, perché anche l’altro non può indovinare cosa si nasconda esattamente dietro... Chi non indossa una maschera è un ingenuo esposto a ogni ferita, un presuntuoso che crede di essere forte e capace, malgrado la sua disarmata nudità, di opporsi al mondo? o semplicemente è un ribelle, un provocatore? In ogni caso paga sempre cara la sua scelta, consapevole o no.

Chi mostra un viso senza maschera è il neonato, il bambino, l’adolescente (ma è anche quello primitivo, dell’animale da cui direttamente proveniamo.) Ecco, in questo crocevia della propria esistenza l’adolescente affronta il problema della scelta. Quale maschera indosserà? Tante identità potenziali si agitano dentro di lui, lo tentano. Ma nessuna di queste lo esprime interamente, lo appaga, lo rispecchia nella sua complessità. Questa ricerca dell’identità può durare anche tutta la vita. Il ricercatore non si rassegna a indossarne solo una. Fermandosi a una sola potrebbe banalizzarsi, invecchiare, pietrificare, e quindi morire. Poi succede, sempre più spesso, che la maschera, se usata troppo a lungo, logori, divori il volto: se prima era facile distinguere tra volto e maschera, a forza di esercitare i suoi artifici la maschera si è confusa pirandellianamente con il volto, che l’ha assorbita come una seconda pelle. Di questo progressivo inglobamento si è sempre meno consapevoli. Si comincia a indossare la maschera, per sopravvivere, come un cappotto, una coperta, quando fa freddo. Anche noi vogliamo partecipare a questo gran ballo mascherato che è l’esistenza sociale. Questo gioco di maschere inizia nell’adolescenza, e spesso è lì che la maschera, se indossata per troppo tempo, comincia lentamente a mangiarsi il volto e a pietrificarlo in quell’età.
Tanto vale riderci su. Mascherarsi è come un trattenere una risata sul viso. Ma a questo punto, se ridiamo di noi stessi e del mondo e dell’assurdità della vita in sé, se siamo quindi consapevoli della Commedia umana, il riso non sarà che una smorfia, riso che nasconde una ferita, dato che il volto-maschera sottende una caduta all’inferno, un voltarsi verso la parte buia di noi – la più inconscia o forse solo negata e rimossa: indica una dolorosa presa di coscienza della morte.

La domanda è questa: «È per difendermi da voi, per farmi accettare socialmente, adeguarmi, scendendo a patti con voi, che indosso una maschera simile alla vostra? Oppure, al contrario, la indosso con un intento opposto: irridervi e ingannarvi, mostrarvi non come sono realmente ma come un altro da me, inconoscibile creatura che si protegge dalla vostre regole e dalla vostra aggressività? Sono io che non mi accetto attraverso il vostro sguardo censorio o più semplicemente entrambe le cose?».

Il Joker di Batman si maschera perché è sfigurato, la sua maschera porta le tracce della ferita sottostante e l’insieme è un ibrido tra una smorfia ghignante, sbeffeggiante, “mostruosa”. Joker è un clown grottesco, ma il grottesco è un ibrido tra tragedia e dramma e, in ultima analisi, commedia ironica, sarcastica, smorfia che per captatio benevolentiae vuole farvi ridere mentre, se adesso ride, significa che ha pianto prima. Cos’è il clown, il buffone di corte, se non una figura forte e fragile allo stesso tempo, il cui ruolo è far ridere gli altri per proteggere la sua vita? Cos’è una figlia che, per farsi amare da un genitore egoista e indifferente, si tramuta in saltimbanco, indossa una maschera aggressiva per opporvisi ma anche per piacergli, dominarlo, distinguere la sua identità dalla sua, recitando tutti i ruoli nella commedia della vita e vivendo sopra le righe? È attrice, quindi una maschera: può saltare da un ruolo all’altro, lei che è personaggio e personaggia ben prima di interpretare quelli imposti da un qualsiasi copione. E’ attrice che urla e non conosce mezzi toni, è scrittrice che scrive “sopra le righe”. Chi non mantiene il rigo – dicono in grafologia – è una persona che può perdere equilibrio o il buon senso, che oscilla tra diverse configurazioni di sé.

Di donne così intelligentemente mascherate ne conosco poche. Giovani che nel grande gioco delle maschere, si scelgono la propria, indipendente, per individualizzarsi con forza, coscienti della propria ironia provocatrice, sincera e falsa allo stesso tempo. La vita è l’arte – chi lo diceva? Chi si strappava, senza ripensamenti, la maschera di ogni metafora? Vivere la vita con arte ecc.. Qualche snob intellettuale dei secoli scorsi? Oscar Wilde, Lord Byron o chi altro? E adesso, chi e che cosa, tra i giovani, la maschera intende provocare con abusi ormai abusati di sesso, alcool, droga?

Per distinguersi da quel mondo giovanile ormai remoto, dopo averne vissuto in parte l’esperienza identificandosi con la propria problematicità ed essersene distaccata con uno sguardo impietoso, Chiara Daino esprime con ardore prepotente il suo bisogno di innocenza, il suo essere bambina corrotta/incorrotta dentro una società imbecille e devastata dal virus della mediocrità, contestando con lo scandalo dell’arte i modelli genitoriali. Come animale feticcio non potrà non scegliere il mitico ermellino, simbolo di assoluto candore e di resistenza alla corruzione, e che nell’antico, classico dipinto di Leonardo è in braccio a una giovane e sorridente dama.
La giovane Dama del celebre quadro è, per Daino, la sua Maschera metaforica e provocatoria, dato che la maschera non è soltanto quella di metallara o post metallara dark, la cui divisa generazionale sfoggia stivaloni, tatuaggi, borchie e metalli di ogni tipo, il tutto rigorosamente nero.
Se molte donne recitano una parte inconsapevolmente, Chiara no. Dama Daino no. Lei ha conquistato una lucidità estrema, filtrata dal dolore come lo è l’ironia che esercita sugli altri e sugli uomini, potente e urticante. Questa ironia diventa una cosmica autoironia, e il mito dell’ermellino è così esemplare da farlo parlare in prima persona proprio nella prima pagina de l’Eretista.
In questo libro ci sono tutte le sue maschere, le maschere degli altri e poi le maschere della letteratura, i giochi a nascondino, tragici e comici, sapendo che il comico nasce dal tragico e il grottesco da tutti e due, solo che è una forma più dilatata, un marcato espressionismo, un incrocio tra Edward Munch e Alice Cooper.
Nodo di voci concitate, di situazioni e maschere complesse, una riflessa nell’altra, l’una eco dell’altra, l’Eretista è maschera e volto insieme, stato condiviso di ebbrezza, “nodo avviluppato” di memoria rossiniana (Rossini è musicista molto amato dalla Dama che, come lui, sa padroneggiare perfettamente la struttura dello spartito fingendo di perdersi nei dettagli). Ma anche questo è un inganno: in questo libro dalla struttura ossessivamente vigilata, lei sempre si specchia nel solo specchio in cui può specchiarsi, padrona delle proprie emozioni e cioè del proprio Gioco che, da sola, sa, narcisisticamente, giocare. Ma ciò che forse colpisce di più, in una scrittura della sua generazione, è la maestria dello scrivere, non c’è nulla di sciatto o di approssimativo, anzi, forse qualche debordamento stilistico in più: così come era perfetto il verso sapiente di Virus 71, così lo è la scrittura narrativa. Sul piano formale Daino è inattaccabile, dà a tutti noi una lezione di lingua italiana, di qualità alta.
Per poter scrivere questo libro la Dama non ha vissuto di riporto, si è identificata nella cultura metal e post metal, ma poi se ne è disidentificata. Tra le varie modalità per realizzare questo stato di libertà e di non appartenenza , questo strapparsi i legami di qualsiasi tipo di dosso, l’invettiva alla Thomas Bernhard, il suo martellare convulso e lo sberleffo, sono i mezzi tra i più efficaci e divertenti. Non è che un modo di fuggire da tutto e tutti, una fuga continua e disperata en avant da ogni identità, da ogni appartenenza a qualcuno o a qualcosa. Daino perenne adolescente con la paura della morte, paura di fermarsi e quindi di banalizzarsi, accumulando via via tanta energia e tanta rabbia e tanto dolore e tanta gioia di vivere, indissolubile compagna della paura di morire. Chi non vuole voltarsi indietro e fugge da sé e dagli altri non conserva in sé il mito vivificante e straziante della perpetua giovinezza ? Ma gli è concesso di farlo solo quando giovane non è più, o almeno non è più così giovane, avendo già vissuto molte esperienze e molte vite. Personaggio (lo uso come parola “neutra” che racchiude in sé tanto il maschile quanto il femminile), la Daino, che dalla sua, ha la scintilla luciferina della genialità.
Il mio personale augurio è quello di non togliersi mai questa maschera e riuscire a restare personaggia per sempre.

Lucetta Frisa, Genova, 2011


Filed under: Chiara Daino, Lettere/Letters Tagged: Aìsara, Alice Cooper, Dama, Edward Munch, Ermellino, Invettiva, Joker, l'Eretista, Lucetta Frisa, Marco Ercolani, Maschera, Metal, Personaggia, Recensione, Romanzo, Rossini, Sigismundus Editrice, Virus 71, Volto
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TellusFolio - Lo scaffale di Tellus Estratto da TellusFolio - Lo scaffale di Tellus
27 Ottobre 2011 16.47.02
Cosa unisce Omero e la Duchessa Anna Vreizh di Bretagna alle mafie che sottendono lo spettacolo italiano contemporaneo? Chi sono i membri del Boddah e quale patto, stipulato nel maggio del 1929 nel Cimitero di Hazlehurst, condannò a morte il grande chitarrista Robert Johnson? Da dove...

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27 Ottobre 2011 14.21.27

I libri non sono conforti

di Marco Ercolani

(presentazione de l’Eretista @ OltreConfine Cafè, Genova, 2011)

«Ho una matassa di voci che mi alberga e che mi alloggia».

Partiamo da questa frase di Chiara.

Il libro è questa matassa di voci che sta al lettore districare. Il libro si chiama l’Eretista (Sigismundus, 2011).

Si definisce come "eretismo" uno stato di agitazione del cuore e della mente. Una sorta di fibrillazione dei tessuti, a cui talvolta partecipa anche la pelle, quando rabbrividisce. Questo è il titolo, il tema, la materia del libro. Titolo quanto mai opportuno e adeguato.

Il suo genere! Non pervenuto. Giallo? Noir? Una pagina precisa chiarirà l’enigma, ma non ve la svelo. Forse è proprio un noir, come è vero che Delitto e castigo è un romanzo poliziesco.

Di cosa parla l’Eretista? Alcuni dei temi: Milla e Nemi, Milla e Isaak, la rivista di cultura Gelb, la duchessa di Bretagna e la caccia all’ermellino, il patto col diavolo di Robert Johnson e la maledizione del 27, il formulario di Fraser e Omero, Monaldo Leopardi e Isa Bluette, il deserto di Tàlora e Tito Schipa Junior, il monologo di Pamela Morrison e il dondolìo dei pinguini. E infine una donna misteriosa, la rockstar Milla, la Beatrice infera che percorre tutto il libro.

L’Eretista è un libro a strati, godibile da un lettore che cerca una trama bizzarra ma anche e soprattutto da artisti e intellettuali che vi troveranno infinite citazioni ed eccitazioni, veri e propri tour de force virtuosistici di scrittura. È un libro che si impregna della lettura di altri libri. Ricordiamo che è nato in pochi mesi, da gennaio a settembre, ed è stato scritto e riscritto diverse volte.

I diversi capitoli sono intonati da io diversi, in luoghi diversi, in modi diversi (diari, carteggi, dialoghi, monologhi, inserti inattuali, da un commento a Omero al monologo dell’ermellino). Tutti concorrono a costruire una polifonia che complica la comprensione (il lettore ha molto da lavorare), ma invita a sprofondare nel tessuto della trama, e soprattutto a perdersi/ritrovarsi nei dettagli, nelle divagazioni.

È un libro erudito, ricchissimo di riferimenti musicali, filosofici, mitologici, letterari. Ma esiste un’erudizione esangue, senile, accademica, e un’erudizione eretistica, che rende la citazione uno stato di eccitazione permanente. È il caso de l’Eretista.

Daino compone un trattato di poetica per maschere. Ritratto di un autore e delle sue maschere. Autobiografia indiretta. Scrittura fosforescente, fitta di dialoghi e invettive. Libro grottesco? Ironico? Serissimo? Tutte e tre le cose, e molte altre. Un esempio di massimalismo barocco, di polifonia, ma non certo un esempio di "scrittura informe", semmai il contrario [...].

Una caratteristica del romanzo: essere una struttura porosa e onnivora, triturare la realtà dell’io e del mondo in un vortice sia linguistico sia di intreccio.

Antecedenti della Daino: difficile trovarli. Forse l’autrice ha dei precedenti ma non degli antecedenti. Mi sono imbattuto, io lettore, in qualcosa che mi ricorda Russia scompigliata di Remizov, Pietroburgo di Belji, i romanzi di Bernhard, le nevrosi di Gadda, il comico di Rabelais, forse anche certa letteratura sudamericana (Bolaño). Sicuramente il cinema di Tarantino e di Almodòvar.

Questo romanzo vive nel campo dell’iperbole barocca, nel regno inafferrabile della poesia. Daino è poeta (leggete l’autobiografico Virus 71 e la comica e potente Metalli Commedia per averne le prove), ma la sua prosa ci sorprende di più per la complicazione, la stratificazione, la fibrillazione dell’intreccio, e per il rigore serrato della scrittura e riscrittura, dal disegno complessivo della trama fino alle sarcastiche note finali. E il ritmo è sempre tenuto alto e forte, proprio per provocare, attirare, toccare il lettore, mettergli le mani nel sangue. Questo romanzo è un fiume limaccioso che trascina con sé sensazioni, impressioni, riflessioni, rigurgiti, invettive, che l’autrice ha vissuto mentre faceva il libro, lavorando quindi non in una fortezza d’avorio ma nel suo antro personale, nella grotta della sua mente, che assomiglia a un porticato aperto, dove entra ed esce di tutto.

I libri non sono strumenti di conforto. Sono mezzi per vivere di più. Daino vive dentro i libri. Scrive ininterrottamente. È pervasa. E ne l’Eretista c’è una fame di vita, di vivente, che nasce da un vuoto che solo la scrittura può colmare, e una voglia irrefrenabile, capricciosa, infantile, di coinvolgere il lettore in un gioco. In un immenso scherzo. Si ride, ne l’Eretista. Basta leggere le note, che non sono smisurate come in Metalli Commedia, ma sono sempre un esempio di virtuosistica, sferzante ironia [...].

C’è un accordo profondo fra la trama sfuggente del libro – insieme romanzo noir, trattato di poetica, intrico di maschere, ritratto psichico dell’autrice – e la materia linguistica vorticosa, mai placata, della scrittura. Dovrei chiamarlo romanzo postmoderno, esaminare le analogie con altri strani romanzi come 2066 di Roberto Bolaño e Jest di David Foster Wallace, ma questo romanzo caleidoscopico sfugge alla "noia diffusa!" di questi modelli, assomiglia di più a un blocco esploso in frammenti, e ogni frammento restituisce la suggestione dell’insieme. Non si tratta di un difetto di composizione ma di una precisa volontà compositiva. Un romanzo unitario è oggi impensabile. Qui abbiamo una girandola di fondali diversi e spiazzanti, che formano un cocktail alcolico e beffardo, un giro di vortice sulle "montagne russe" della scrittura, inventano un orgasmo letterario che si realizza sia nella bizzarria dell’immaginazione che nella logica della composizione.

Daino ci presenta un romanzo ad enigma di cui, se è importante scoprire l’enigma, il plot, non è poi così determinante farlo (anche se una pagina lo rivela). In questo romanzo polifonico e frammentario, un’accelerazione febbrile percorre le frasi, un tempo velocissimo (l’azione si svolge in 27 giorni), che l’autore sì, controlla, ma solo in parte, perché vuole rendere quest’aura di fibrillazione che percorre le frasi. Per intenderci: come in un film di Tarantino. Ma anche come in un altro film, Sin city, la graphic novel potente e violenta di Robert Rodriguez, il cui protagonista ha la sagoma, cara a Chiara, di Bruce Willis. Ricordiamo Willis nel tarantiniano Pulp Fiction, un film dove il continuo intersecarsi dei piani temporali ha qualcosa in comune con l'Eretista. Dice Tarantino di sé: «Se non fossi diventato regista, sarei diventato un criminale». Frase che Chiara potrebbe condividere. Con la materia "cinema" il film ha in comune qualcosa di preciso: il nome della protagonista, Milla, trasparente allusione a Milla Jóvovich, protagonista del Il quinto elemento e di Resident Evil.

Questo romanzo è la percezione di un film esagerato, clamoroso, frastornante. Evidente la scrittura colorata, vocale, invettivante, mai pacificata: un vortice "in atto", preciso opposto di una scrittura lineare e riflessiva. Ecco l’aggettivo lineare va eliminato dal vocabolario della Daino. Lo sostituiamo con complesso? Sì, ma direi anche multiverso opposto a universo.

"La logica è solo un modo per essere ignoranti in modo abissale", dice Terry Prachett, autore di fantasy umoristici amati dalla Daino, dove un Mondo-Disco cammina in groppa a quattro elefanti che si reggono sul corpo della Grande Tartaruga. Che da quelle parti ci siano le remote radici di questo romanzo multiverso, nel senso di universo barocco, plurale?

Ogni romanzo si costruisce su una retorica. La retorica della Daino è l’iperbole. Tutto è sempre sopra le righe. Non tende al silenzio. Noia e lamento sono messi al bando. Esiste, nel libro, una follia ipomaniacale sotterranea. Un atto di accusa contro il mondo, l’atto violento di accusa di un bambino frainteso contro un mondo adulto stupido, limitante, violento.

Ma esiste anche un discorso teatrale della parola. Scaturisce la vocazione al palcoscenico, all’esibizione, di una scrittura ostentata, veemente, di originale intelligenza.

Leggete questo libro, leggetelo ma non cercate di capirlo tutto subito, di arrendervi alla logica di un unico genere, perché sarete spiazzate, circuìti, sbeffeggiati, cercate di farvi afferrare dalla sua non-linearità romanzesca. Come lettori, dovrete lavorare. Il libro è una lama aperta, che vi invita ad avvicinarvi, che vuole ferirvi. Non è innocuo, lo sappiamo: basta conoscere l’autrice. Ma ne sarete ripagati. [...]

Musicalmente dovesse venirmi in mente un autore classico, che la Daino ama molto, citerei un genio dell’ironia, Gioacchino Rossini, e il quartetto da La Cenerentola: "Questo è un nodo rintrecciato. Questo è un nodo avviluppato". I protagonisti del quartetto, immersi nella trama, cantano e sprofondano nella demenza di non capire. E il virtuosismo acrobatico di Daino è degno del più puro belcantismo. Ma Chiara ama sonorità Rock e Heavy Metal, che sostanziano la pulsazione forsennata de l’Eretista, come le straziate polifonie di Stratos e di Tran Quang Hai, il maestro vietnamita di Stratos.

Daino è Maschera nella sua arte (uso il maiuscolo, Chiara mi capirà). Ci sono maschere che è semplice indossare e maschere che non si separano dalla pelle. Ecco, Daino è Maschera tra l’uno e l’altro modo. Non maschera semplice, che ci si toglie tranquillamente, e neppure maschera che aderisce tanto alla pelle da distruggere il corpo. È maschera relativa ma assoluta, "maschera sospesa", nel senso che a toglierla ci si scorticano le dita e sanguinano. Chiara è sempre scorticata. Non vi fate beffare dalla sua maschera-per-tutti, aggressiva e Heavy Metal, buona à tout faire. Affondate lo sguardo nella sua scrittura che è ancora Schiaffo al gusto del pubblico, come in qualche appassionata serata futurista.

Spero, con queste parole, di avervi invitato a leggere un libro urticante e preciso, pubblicato con coraggio da Sigismundus Editrice, la cui veste grafica, curata ossessivamente da Chiara, è elegante e luminosa. Non vi conforterà, questo libro, ma vi sveglierà. Ce n’è bisogno. Come dicevo: di libri belli ne troviamo tanti, ma i libri necessari afferriamoli quando capita (raramente) l’occasione [...].

Qui è lo stile della Daino. Ma "stile", come scrivevo nel mio Il ritardo della caduta, è «stilus»,coltello.

Il fatto è semplice: questo autore è un raro animale della scrittura. Cercate di leggerlo: ne sarete arricchiti. Oggi le anime liriche sono tante, ma i veri, barbari poeti della prosa, pochi.

Un vero autore vive come un "sospeso dalla vita". Gli artisti veri sono solo strumenti da cui passa l’energia della metamorfosi e della sovversione.

 

Lo scrittore Daino sostiene e sosterrà ancora la vita biologica di Chiara Daino. Cioè il "fantasma" della scrittura le infonderà vita. E spero per molto, molto tempo. Il tempo, per lei, di essere felice, come in questo giorno di festa. Il tempo, per noi, di godere altri suoi libri, eccellenti come questo, e chissà migliori di questo. Vi ricorderò che Chiara ha 30 anni, e invito gli scrittori presenti, me compreso, a ricordare cosa scrivevano nei loro 30 anni. Senza mai dimenticare che l’Allegria di Ungaretti fu scritta da un giovane di 28 anni. L’adultità non è necessariamente maturità, a volte è solo avvizzimento e vecchiaia.

"Ognuno canta con la sua voce, indossa la sua maschera, cammina con il suo passo. Ed è osando il proprio tono e non un altro, preso a prestito dalle tradizioni della letteratura, che la scrittura smette di essere inoffensiva e diventa energia pulsante e trasgressiva, diagramma spezzato di una febbre".

Con queste parole, che scrissi nel 1989 come apocrifo di Ingeborg Bachmann, e che sono tratte dal mio libro Vite dettate, vorrei concludere questo mio piccolo homenaje a Chiara Daino. Il presente si riverbera nel passato, il passato nel presente. Così è (se vi pare). Un applauso a questo libro tragico e spassoso, alla sua autrice e anche al coraggioso editore.

[Ringraziando Marco Ercolani, Sigismundus Editrice, Degen Barden, OltreConfine Cafè, tutti i presenti alla serata e tutti i miei Lettori – l’intervento completo è postato qui:

http://moulinrouge.wordpress.com/2011/10/27/quelleretista-di-marco-ercolani/]

 

 

 

 


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Moulin Rouge Estratto da Moulin Rouge
27 Ottobre 2011 13.28.22

I LIBRI NON SONO CONFORTI

di Marco Ercolani

Genova, 14 ottobre 2011, presentazione de

l’Eretista (di Chiara Daino, Sigismundus Editrice, 2011)

  OltreConfine Cafè

“Ho una matassa di voci che mi alberga e che mi alloggia”.

Partiamo da questa frase di Chiara.

Il libro è questa matassa di voci che sta al lettore districare. Il libro si chiama l’Eretista (Sigismundus, 2011).

Si definisce come “eretismo” uno stato di agitazione del cuore e della mente. Una sorta di fibrillazione dei tessuti, a cui talvolta partecipa anche la pelle, quando rabbrividisce. Questo è il titolo, il tema, la materia del libro. Titolo quanto mai opportuno e adeguato.

Il suo genere! Non pervenuto. Giallo? Noir? Una pagina precisa chiarirà l’enigma, ma non ve la svelo. Forse è proprio un noir, come è vero che Delitto e castigo è un romanzo poliziesco.

Di cosa parla l’Eretista? Alcuni dei temi: Milla e Nemi, Milla e Isaak, la rivista di cultura Gelb, la duchessa di Bretagna e la caccia all’ermellino, il patto col diavolo di Robert Johnson e la maledizione del 27, il formulario di Fraser e Omero, Monaldo Leopardi e Isa Bluette, il deserto di Tàlora e Tito Schipa Junior, il monologo di Pamela Morrison e il dondolìo dei pinguini. E infine una donna misteriosa, la rockstar Milla, la Beatrice infera che percorre tutto il libro.
L’Eretista è un libro a strati, godibile da un lettore che cerca una trama bizzarra ma anche e soprattutto da artisti e intellettuali che vi troveranno infinite citazioni ed eccitazioni, veri e propri tour de force virtuosistici di scrittura. È un libro che si impregna della lettura di altri libri. Ricordiamo che è nato in pochi mesi, da gennaio a settembre, ed è stato scritto e riscritto diverse volte.

I diversi capitoli sono intonati da io diversi, in luoghi diversi, in modi diversi (diari, carteggi, dialoghi, monologhi, inserti inattuali, da un commento a Omero al monologo dell’ermellino). Tutti concorrono a costruire una polifonia che complica la comprensione (il lettore ha molto da lavorare), ma invita a sprofondare nel tessuto della trama, e soprattutto a perdersi/ritrovarsi nei dettagli, nelle divagazioni.
È un libro erudito, ricchissimo di riferimenti musicali, filosofici, mitologici, letterari. Ma esiste un’erudizione esangue, senile, accademica, e un’erudizione eretistica, che rende la citazione uno stato di eccitazione permanente. È il caso de l’Eretista.

Daino compone un trattato di poetica per maschere. Ritratto di un autore e delle sue maschere. Autobiografia indiretta. Scrittura fosforescente, fitta di dialoghi e invettive. Libro grottesco? Ironico? Serissimo? Tutte e tre le cose, e molte altre. Un esempio di massimalismo barocco, di polifonia, ma non certo un esempio di “scrittura informe”, semmai il contrario.

«Nell’ora di frontiera, in questa striscia di Langa piemontese, una striscia di luce mi racconta del sole ciccione che, proprio adesso, sta mulinando un meraviglioso mezzogiorno. Nell’ora di frontiera, il sole ciccione piroetta alto in alto, in un altro spicchio di cielo. Non è bellissimo? Ho sempre trovato un capolavoro « il sole ciccione »! Una superstar: fiammeggia e tempesta i suoi vortici di grano, dardeggia maculato con la sua corona e non si cura di tutto l’orbitare che lo circonda.
C’è sempre uno scoglio indorato dal sole. E mi consola saperlo: è sempre un giorno nuovo, basta cambiare parallelo. Per questo vivo sempre un giorno nuovo, aspetto sempre un nuovo giorno. Per capriccio del mio ipotalamo rivoltoso, rifiuto ogni orologio circadiano: l’altalena che avvicenda le mie ore di veglia alle mie ore di nanna – è fuori ritmo.
Oh ciccione di un sole, non sei forse tu, abbastanza per me? Obeso di un sole, perché non sei in grado di essermi un « adeguato stimolo esterno »? Adiposo di un sole, perché non vuoi abitarmi come Zeitgeber, come donatore di tempo? Prendimi e lasciami! Non invadermi di continuo: sei peggio di un maschio arrapato e non mi concedi riposo. Tu, lardoso di un sole omertoso! Io lo so che avevi un gemello! L’astronomo rapallino, Pascàl del campo di Luppolo, mi ha svelato la verità: manca un fuoco. Al principio del tempo, eravate in due. Tu, pingue di un sole, avevi una pingue copia dall’altra parte dell’ellisse. Perché ne hai taciuto la scomparsa? La leggenda del « fuoco mancante » non è una leggenda. Hai insabbiato, rutilante ammasso di vampe scomposte, i raggi di tuo fratello. Non ti vergogni? Volevi essere da solo, oh sole? Tu e quel cornuto di Morfeo siete malati di protagonismo!
Monologo senza tregua...».

Una caratteristica del romanzo: essere una struttura porosa e onnivora, triturare la realtà dell’io e del mondo in un vortice sia linguistico sia di intreccio.

Antecedenti della Daino: difficile trovarli. Forse l’autrice ha dei precedenti ma non degli antecedenti. Mi sono imbattuto, io lettore, in qualcosa che mi ricorda Russia scompigliata di Remizov, Pietroburgo di Belji, i romanzi di Bernhard, le nevrosi di Gadda, il comico di Rabelais, forse anche certa letteratura sudamericana (Bolaño). Sicuramente il cinema di Tarantino e di Almodòvar.

Questo romanzo vive nel campo dell’iperbole barocca, nel regno inafferrabile della poesia. Daino è poeta (leggete l’autobiografico Virus 71 e la comica e potente Metalli Commedia per averne le prove), ma la sua prosa ci sorprende di più per la complicazione, la stratificazione, la fibrillazione dell’intreccio, e per il rigore serrato della scrittura e riscrittura, dal disegno complessivo della trama fino alle sarcastiche note finali. E il ritmo è sempre tenuto alto e forte, proprio per provocare, attirare, toccare il lettore, mettergli le mani nel sangue. Questo romanzo è un fiume limaccioso che trascina con sé sensazioni, impressioni, riflessioni, rigurgiti, invettive, che l’autrice ha vissuto mentre faceva il libro, lavorando quindi non in una fortezza d’avorio ma nel suo antro personale, nella grotta della sua mente, che assomiglia a un porticato aperto, dove entra ed esce di tutto.

I libri non sono strumenti di conforto. Sono mezzi per vivere di più. Daino vive dentro i libri. Scrive ininterrottamente. È pervasa. E ne l’Eretista c’è una fame di vita, di vivente, che nasce da un vuoto che solo la scrittura può colmare, e una voglia irrefrenabile, capricciosa, infantile, di coinvolgere il lettore in un gioco. In un immenso scherzo. Si ride, ne l’Eretista. Basta leggere le note, che non sono smisurate come in Metalli Commedia, ma sono sempre un esempio di virtuosistica, sferzante ironia. Eccone due fra le tante.

« Narciso e bugiardo [...] mi assorda l’eco »: l’autore, trattenutosi dallo scrivere Eco maiuscolo, intesse il mito di Narciso e di Eco. Narciso, innamorato della propria immagine, trascorreva le giornate a rimirarsi nello specchio delle acque. Peccato che avesse una relazione con la giovane Eco. Trascurata, Eco si consumava di giorno in giorno. Narciso, inseguendo la sua immagine si gettò nel fiume e schiattò. Eco, consunta, rimase solo una voce, diventando la prima anoressica dell’intero universo. Amen
« Pas »: acronimo di Parental Alienation Syndrome, sindrome di alienazione genitoriale, scatenata nei bambini da situazioni conflittuali di separazione o divorzio».

C’è un accordo profondo fra la trama sfuggente del libro – insieme romanzo noir, trattato di poetica, intrico di maschere, ritratto psichico dell’autrice – e la materia linguistica vorticosa, mai placata, della scrittura. Dovrei chiamarlo romanzo postmoderno, esaminare le analogie con altri strani romanzi come 2066 di Roberto Bolaño e Jest di David Foster Wallace, ma questo romanzo caleidoscopico sfugge alla “noia diffusa!” di questi modelli, assomiglia di più a un blocco esploso in frammenti, e ogni frammento restituisce la suggestione dell’insieme. Non si tratta di un difetto di composizione ma di una precisa volontà compositiva. Un romanzo unitario è oggi impensabile. Qui abbiamo una girandola di fondali diversi e spiazzanti, che formano un cocktail alcolico e beffardo, un giro di vortice sulle “montagne russe” della scrittura, inventano un orgasmo letterario che si realizza sia nella bizzarria dell’immaginazione che nella logica della composizione.
Daino ci presenta un romanzo ad enigma di cui, se è importante scoprire l’enigma, il plot, non è poi così determinante farlo (anche se una pagina lo rivela). In questo romanzo polifonico e frammentario, un’accelerazione febbrile percorre le frasi, un tempo velocissimo (l’azione si svolge in 27 giorni), che l’autore sì, controlla, ma solo in parte, perché vuole rendere quest’aura di fibrillazione che percorre le frasi. Per intenderci: come in un film di Tarantino. Ma anche come in un altro film, Sin city, la graphic novel potente e violenta di Robert Rodriguez, il cui protagonista ha la sagoma, cara a Chiara, di Bruce Willis. Ricordiamo Willis nel tarantiniano Pulp Fiction, un film dove il continuo intersecarsi dei piani temporali ha qualcosa in comune con l’Eretista. Dice Tarantino di sé: «Se non fossi diventato regista, sarei diventato un criminale». Frase che Chiara potrebbe condividere. Con la materia “cinema” il film ha in comune qualcosa di preciso: il nome della protagonista, Milla, trasparente allusione a Milla Jóvovich, protagonista de Il quinto elemento e di Resident Evil.

Questo romanzo è la percezione di un film esagerato, clamoroso, frastornante. Evidente la scrittura colorata, vocale, invettivante, mai pacificata: un vortice “in atto”, preciso opposto di una scrittura lineare e riflessiva. Ecco l’aggettivo lineare va eliminato dal vocabolario della Daino. Lo sostituiamo con complesso? Sì, ma direi anche multiverso opposto a universo.
La logica è solo un modo per essere ignoranti in modo abissale”, dice Terry Prachett, autore di fantasy umoristici amati dalla Daino, dove un Mondo-Disco cammina in groppa a quattro elefanti che si reggono sul corpo della Grande Tartaruga. Che da quelle parti ci siano le remote radici di questo romanzo multiverso, nel senso di universo barocco, plurale?

Ogni romanzo si costruisce su una retorica. La retorica della Daino è l’iperbole. Tutto è sempre sopra le righe. Non tende al silenzio. Noia e lamento sono messi al bando. Esiste, nel libro, una follia ipomaniacale sotterranea. Un atto di accusa contro il mondo, l’atto violento di accusa di un bambino frainteso contro un mondo adulto stupido, limitante, violento.
Ma esiste anche un discorso teatrale della parola. Scaturisce la vocazione al palcoscenico, all’esibizione, di una scrittura ostentata, veemente, di originale intelligenza.
Leggete questo libro, leggetelo ma non cercate di capirlo tutto subito, di arrendervi alla logica di un unico genere, perché sarete spiazzate, circuìti, sbeffeggiati, cercate di farvi afferrare dalla sua non-linearità romanzesca. Come lettori, dovrete lavorare. Il libro è una lama aperta, che vi invita ad avvicinarvi, che vuole ferirvi. Non è innocuo, lo sappiamo: basta conoscere l’autrice. Ma ne sarete ripagati.

«Tu sei sempre stato più bravo di me anche in questo e, da quando mi hai lasciata, mi hai lasciato un buco così profondo nel centro del petto, che non riesco più a colmarlo. Lo vedi che si ritorna sempre al buco? Lo studente che ha due ore di buco all’università, ne approfitta per trovare un nuovo arpeggio; il maschio tradito usa le donne come tappabuco per le sue serate; le mani bucate conducono alla rovina; lo scrittore si dispera per un buco nel romanzo; un attore deve bucare lo schermo...
Per quanto mi riguarda, ho fatto un altro buco nella cintura, sono sempre più magra, ma non conta, non ora che uso la cintura come un laccio emostatico per centrare una stramaledetta vena. Questo è il buco che ho scelto io, ma uno sciamano mi ha detto che il 5 aprile del 1994, un angelo triste si farà un buco in testa con una pistola. Per fortuna non ci sarò più, non potrei sopportare la vista di un altro buco, un buco nero.
Sono già piena di buchi: nelle braccia, nelle mani, tra le dita dei piedi e sotto le unghie. Non voglio altri buchi, buchi nell’acqua e buchi nei vetri, buchi nei vestiti, per i mozziconi di sigaretta che mi spengo addosso quando sono in acido.
Ho anche un buco nello stomaco e, Amore mio, vorrei solo fare un buco nella sabbia, come quando ero una bimba e scavavo una buca grande grande, pensando di raggiungere l’altra parte del mondo. Ora che sono cresciuta, so che i buchi sono pericolosi: i buchi per cercare il petrolio scatenano guerre infinite, il buco nell’ozono, prima o poi, inghiottirà ogni forma di vita e il silenzio che mi hai hai lasciato in eredità, è un buco che non so più come riempire».

Musicalmente dovesse venirmi in mente un autore classico, che la Daino ama molto, citerei un genio dell’ironia, Gioacchino Rossini, e il quartetto da La Cenerentola: “Questo è un nodo rintrecciato. Questo è un nodo avviluppato”. I protagonisti del quartetto, immersi nella trama, cantano e sprofondano nella demenza di non capire. E il virtuosismo acrobatico di Daino è degno del più puro belcantismo. Ma Chiara ama sonorità Rock e Heavy Metal, che sostanziano la pulsazione forsennata de l’Eretista, come le straziate polifonie di Stratos e di Tran Quang Hai, il maestro vietnamita di Stratos.

Daino è Maschera nella sua arte (uso il maiuscolo, Chiara mi capirà). Ci sono maschere che è semplice indossare e maschere che non si separano dalla pelle. Ecco, Daino è Maschera tra l’uno e l’altro modo. Non maschera semplice, che ci si toglie tranquillamente, e neppure maschera che aderisce tanto alla pelle da distruggere il corpo. È maschera relativa ma assoluta, “maschera sospesa”, nel senso che a toglierla ci si scorticano le dita e sanguinano. Chiara è sempre scorticata. Non vi fate beffare dalla sua maschera-per-tutti, aggressiva e Heavy Metal, buona à tout faire. Affondate lo sguardo nella sua scrittura che è ancora Schiaffo al gusto del pubblico, come in qualche appassionata serata futurista.

Spero, con queste parole, di avervi invitato a leggere un libro urticante e preciso, pubblicato con coraggio da Sigismundus Editrice, la cui veste grafica, curata ossessivamente da Chiara, è elegante e luminosa. Non vi conforterà, questo libro, ma vi sveglierà. Ce n’è bisogno. Come dicevo: di libri belli ne troviamo tanti, ma i libri necessari afferriamoli quando capita (raramente) l’occasione.

Finirei con una citazione della Daino tratta da un altro libro in prosa, Siamo soli [morirò a Parigi], che ho avuto la fortuna di leggere inedito, dove Chiara ci dice senza ambiguità cosa pensa realmente della scrittura:

«E avanzo con un piccolo scudo per sopportare il peso: una pagina che è coperta, è sacra, è calda. Una pagina serra. Una pagina resuscita. La pagina è sorella, è stirpe simile, perché è una pagina sola. E non è solo una pagina: è la sola che mi suturi... Ora siamo soli: tu mi leggi, io ti scrivo [sempre, anche se non mi rispondi]. Ti dedico tutte le mie parole: sai, io ho solo loro...»,

Qui è lo stile della Daino. Ma “stile”, come scrivevo nel mio Il ritardo della caduta, è «stilus», coltello.
Il fatto è semplice: questo autore è un raro animale della scrittura. Cercate di leggerlo: ne sarete arricchiti. Oggi le anime liriche sono tante, ma i veri, barbari poeti della prosa, pochi.
Un vero autore vive come un “sospeso dalla vita”. Gli artisti veri sono solo strumenti da cui passa l’energia della metamorfosi e della sovversione.
Lo scrittore Daino sostiene e sosterrà ancora la vita biologica di Chiara Daino. Cioè il “fantasma” della scrittura le infonderà vita. E spero per molto, molto tempo. Il tempo, per lei, di essere felice, come in questo giorno di festa. Il tempo, per noi, di godere altri suoi libri, eccellenti come questo, e chissà migliori di questo. Vi ricorderò che Chiara ha 30 anni, e invito gli scrittori presenti, me compreso, a ricordare cosa scrivevano nei loro 30 anni. Senza mai dimenticare che l’Allegria di Ungaretti fu scritta da un giovane di 28 anni. L’adultità non è necessariamente maturità, a volte è solo avvizzimento e vecchiaia.
“Ognuno canta con la sua voce, indossa la sua maschera, cammina con il suo passo. Ed è osando il proprio tono e non un altro, preso a prestito dalle tradizioni della letteratura, che la scrittura smette di essere inoffensiva e diventa energia pulsante e trasgressiva, diagramma spezzato di una febbre”.
Con queste parole, che scrissi nel 1989 come apocrifo di Ingeborg Bachmann, e che sono tratte dal mio libro Vite dettate, vorrei concludere questo mio piccolo homenaje a Chiara Daino. Il presente si riverbera nel passato, il passato nel presente. Così è (se vi pare). Un applauso a questo libro tragico e spassoso, alla sua autrice e anche al coraggioso editore. Chiudo con le parole di Chiara, che solo lei potrebbe avere scritto:

«Io sto morendo, ma quella puttana di Emma Bovary vivrà in eterno».


Filed under: Chiara Daino, Lettere/Letters Tagged: Club dei 27, Degen Barden, Eretismo, Ermellino, Estratti, Genova, Giallo, l'Eretista, Marco Ercolani, Maschera, Metal, Multiverso, Noir, Oltreconfine Café, Paul Kidby, Presentazione, Recensione, Rock, Romanzo, Sigismundus Editrice, Sin City, Tarantino
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Moulin Rouge Estratto da Moulin Rouge
29 Settembre 2011 14.24.47

 

Ideato e creato dall’Artista Degen Barden
per l’Eretista [Sigismundus Editrice, 2011]: ecce Booktrailer!
E Dama ringrazia.


Filed under: Arte/Art, Chiara Daino, Lettere/Letters, Musica/Music Tagged: Booktrailer, Dama, Degen Barden, Ermellino, l'Eretista, Promo, Sigismundus Editrice
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Moulin Rouge Estratto da Moulin Rouge
14 Settembre 2011 1.09.58

L'ERETISTA, di Chiara Daino, Sigismundus Ed.

«Come si cattura un ermellino?» è la domanda che principia un romanzo a più voci, lungo l’asse di un’indagine: dall’Isola Ichnusa alla Scozia, da Madrid a Genova, passando per Milano e Weggis, Nantes e Roma, Neive e Torino – il caporedattore del periodico Gelb ricostruisce la storia di una donna con troppi nomi che, nello spazio limitato di ventisette giorni, fornirà materiale crudo e vivo per un resoconto che affonda l’occhio nella parte più scura del mondo delle arti e degli artisti.
Cosa amalgama Omero e la Duchessa Anna Vreizh di Bretagna alle mafie che sottendono lo spettacolo italiano contemporaneo? Chi sono i membri del Boddah e quale patto, stipulato nel maggio del 1929 nel Cimitero di Hazlehurst, condannò a morte il grande chitarrista Robert Johnson? Da dove nasce la maledizione del 27?
Rimbalzato nella galleria umana di musicisti e matematici, scrittori e papponi, giudici e poeti, editori e psichiatri – il caporedattore di Gelb è vittima di un rompicapo creato, con sadica perversione, da un’unica donna maniacale, spalleggiata da una cerchia di anime compiacenti.
L’Eretista muove da un excursus temporale, da un antefatto che porterà il protagonista ad intervistare persone e personalità tra le più disparate, lungo un percorso intenso tra retroscena criminali, violenze e omertà, fino all’incontro con la Dama Bretone – e alla comprensione della profezia di Coinneach Odhar, grazie a un gatto e a un professore di Letteratura.

Aspettando Ottobre e il  corpo cartaceo de
l’Eretista, Sigismundus Edizioni, 2011
In copertina: “Dissonanza 27“, stampa su vinile, 150 X 110 cm,
Degen Barden© 2010

… Baci di Dama


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Metaliteracy Estratto da Metaliteracy
08 Agosto 2011 3.39.43

“Chi di noi, volente o nolente, non ha avuto a che fare con la Divina Commedia di Dante? Chi per motivi di studio, chi perchè ha deciso di riprenderla per proprio piacere, chi perchè l’ha sentita declamare da un Benigni o chi, nella precedente generazione, l’ha sentita dalla voce di Gassman, oppure, come ci ricorda l’autrice Chiara Daino, ha avuto il piacere di assistere all’iniziatore di questo filone: Carmelo Bene.
Alla fine (!) la Divina è uno spaccato dei tempi vissuti dall’autore magistralmente elaborata e cesellata sulla carta. Immaginate quindi che venga riscritta nei tempo moderni, magari da un’appassionata di musica dura che non ha peli sulla lingua ma forse abbastanza sullo stomaco (ok non è una bella visione lo ammetto, l’autrice non me ne voglia), fatto questo avrete la Metalli Commedia.

E’ un po’ complicato parlare di un lavoro così tanto elaborato, dietro questo libro si nasconde, ma non troppo, un lungo lavoro che personalmente cercare di esprimere in poche righe non ritengo corretto. Per farvi però capire meglio cosa abbiamo di fronte all’interno troveremo citazioni metal, personaggi della scena musicale e rappresentazioni di canzoni diventate “infernalmente” concrete; ma questo non è tutto. Come detto poco sopra la Commedia era anche un’opinione personale quindi troveremo autori e poeti contemporanei e non, riferimenti più o meno espliciti a questa o quella persona che è stata sfortunatamente, per lei ma non per la Dama, inserita nel posto più meritevole. Ovviamente non mancano il Virgilio e la Beatrice della situazione che diventano tre, non vi svelo nulla ma sono tre grandi ancora in attività.
Non crediate però che il tutto sia serioso o che voglia prendersi troppo sul serio, il lavoro è tanto ma c’è anche lo scanzonato.

Altra menzione va alle note esplicative, la buona autrice ha fortunatamente deciso di darci una mano con una marea di note, praticamente mezzo libro, per facilitarci la lettura e farci entrare un po’ di più nella sua mirabolante mente; troviamo lungo i vari canti però un altro autore, Guglielmo Amore, che ci divertirà con il quarto canto dell’Inferno.
Ah tra i tanti non poteva che essere presente anche Dante che, questa chicca devo svelarla, finalmente ha mandato a quel paese l’amore platonico per Beatrice per passatempi migliori (Fuck Like a Beast!).

Da avere, da leggere, da divertirsi e da custodire. Che geniaccio questa Clara!”

Daniele Ferrero [in Heavy-Metal.it]

E si ringrazia. E per la Recensione e per il Concorso



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Chiara Libre Estratto da Chiara Libre
20 Giugno 2011 2.24.35






MUSICA PER ORGANI CALDI
di e con:
Chiara Daino, Ksenja Laginja, Enrico Marià


«L’uomo è la fogna dell’universo»: omaggiando Hot Water Music di Bukowski, canto a tre voci che intreccia versi e viscere, lividi e liturgie, fiabe e fistole – dell’essere. Corpo cartaceo e corpo crudo, corpo di Cerbero, cane a tre teste. Tricefalo dalle tre gole: spalancate.
Si ringraziano: Maurizio di Tollo per le atmosfere sonore, Penelope Please per la partecipazione attiva e reattiva, Daniele Assereto e LiveUs per il supporto grafico, promozionale e webbico



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Moulin Rouge Estratto da Moulin Rouge
25 Maggio 2011 14.37.48

 

Domenica 29 Maggio 2011, ore 18.00
Costantino Piazza Arte Contemporanea

Via Vittorio Emanuele II, 84 – Albinea (Reggio Emilia)

Enzo Campi & Mariangela Guatteri presentano

 

4/4+1. letture in galleria

letture di

 

Vincenzo Bagnoli : DEEP SKY  (d’if, 2007) + da testi inediti

Patrizia Dughero : LE STANZE DEL SALE (Le Voci della Luna, 2010)

Jacopo Ninni con Agnese Leo : DIECIDITA (Smasher, 2011)

Special Guest

Chiara Daino: legge Ho visto lingue di Enzo Campi

 

in apertura e chiusura videoproiezioni di Enzo Campi e Mariangela Guatteri

in galleria sono presenti opere fotografiche e installazioni di Mariangela Guatteri esposte nell’ambito di Fotografia Europea 2011

 


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Metaliteracy Estratto da Metaliteracy
25 Maggio 2011 14.11.12

Nella fisiologia umana esiste un crocevia pineale sottonuca dove la memoria in istantaneo flash dei sensi sintetizza stupore e tutta la passione e la dedizione per il rock e bisogna aver molto pogato ai concerti per conoscere che questa folgorazione fulminea ad esecuzione in corso del brano musicale è essenza di tutta  una  esistenza.

Metalli Commedia  chioda ed inchioda questo piacere progressivo, disseminandolo nell’artato parallelismo con la commedia Dantesca. Il periodare dei versi terzinati, sperimenta una sfida, seguendo “la stella fissa di questo mio chiodo”. Borchiato, ovviamente. Del resto non è pleonastico affermare che le strutture strofiche sono icasticamente martellate all’interno di un (ec)citazionismo sempre coerente al concept trainante dell’Heavy Metal.

Esso trascina e ritma con sé, le pulsioni erotiche, lo squarto dark gotico, il “Black Sabbath” della celebrazione metallara, il brand di vasta parte della sua iconologia guerriera, di branco spirituale devoto che urla nel suo wall of sound.

Metalli Commmedia  è una saison a l’enfer di dannati illustri, lanciata in montaggio ad attrazione random, quasi in  videoclip verbali, con la materia del rock e della letteratura, anch’essa interpretata nel clima della gloria viscerale del metal.

 

Novella luce metal si diventa/quando dell’arte si ha lo riscatto/che falso fattor dir non si consenta”.

 

Il Metal viene scelto da Chiara Daino per raggiungere un dire diamantino: forgia in tal senso, una vera  e propria crew di parole linguisticamente idomatiche del gergo metallaro, inchiavardate nelle oscillazioni semantiche e fonosimboliche fra gli anglismi e gli assunti Stilnovisti della lingua Dantesca.

Ad  es: “I’fui lo Scott Ian d’Antrax divertenti” , in questo caso, ad una pronuncia a voce alta dell’asserto, si nota che la stessa dinamica fonematica istantantanea trascina (sarebbe corretto seguendo l’idioma della Daino scrivere thrashina) direttamente all’interno dell’AC / DC , nella corrente alternata degli amplificatori marshall impilati a picco sul palco. Così questo viaggio di una “dama” che si cala e trasfigura in un reame infernale gotico interrogando le tante favelle della sua stessa passione metallica, sembra continuamente essere on stage con musicisti, poeti, artisti, convocati e colti nel loro riconoscimento con la meraviglia partecipata della fan e parimenti visionati da mirabile saggezza di vera agiografa del metal rock, in grado  di rendere le postille del libro succulenta vigna di tutti i fermenti conoscitivi della poetessa. “Ivresse” che anche nelle note a compendio, perdura e stimola seminale disparati percorsi ulteriori.

 

Metalli Commedia ricongiunge la  dama viatrix alla summa orgiastica dei suoni  fino ad una  vera e propria preghiera, la quale giunge davvero quando tutto il fuoco metallico è stato dispiegato ed  il gesto dell’ Heavy Metalist solleva le dita nel simbolo falangeo tricornato. Si compie la mission del verbo che rivede probabilmente (e qui aggiungo mio rimando adolescenziale) anchela  Highway Star degli antenati Deep Purple.

Questo libro, arduo ma fascinoso, ha l’ artificio basico infratestuale e stordente del metal e richiama a sé adepti sferrando contemporaneamente la sua energia.

Per ottenere ciò, non si occupa certo primariamente di essere letto, ma di qualcosa che profondamente possiede la poetessa e che ella sguaina frontalmente davanti al palese confronto performante con la lingua Dantesca, per i suoi inneschi personali, talvolta  sorvegliatamente pulp, poiché il sillabato di Dante è refrain che riveste la foga sempre ed unitamente all’ultratestualità estrema propria e tipica della poetessa.

Così anche per questo motivo è bello perdersi girovaganti in Metalli Commedia ed  amalgamare che cosa vuol dire  con quello che si dice, seguendo l’amore totale che la “dama” offre dai  sensi, eseguiti ed eseguenti, ai riff in assolo delle sue band

preferite.

Infernate & devote all’Heavy Metal.

 

 

 

Aprile  2011,                                                       

Alberto Mori

 



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Moulin Rouge Estratto da Moulin Rouge
25 Maggio 2011 13.49.54

Curata da Marino Magliani e Achille Maccapani, con prefazione di Giovanni Agnoloni, una originale raccolta di fiabe liguri, che raccontano un territorio straordinario di montagna e di mare insieme. Colline coperte da ulivi ed attraversate da torrenti di fondovalle caratterizzano una terra resa incantevole da profumi emozionanti e colori sorprendenti. Ma nel libro si trova anche il mondo mattiniero – come lo chiamava – Calvino illuminato dall’alba o dall’;aurora e quello della notte incantata. Un catalogo di fiabe illustrate con disegni che ne colorano ed esaltano la magia delle trame. Una pubblicazione rivolta ai grandi ed ai bambini e che contiene anche un forte messaggio di solidarietà e speranza: i diritti d’autore saranno destinati a sostenere il progetto di adozioni a distanza a Santo Domingo della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova guidata da Don Andrea Gallo.
Edizioni Zem

Fiabe di: Giorgio Amico, Fabio Beccacini, Bruno Bianchi, Valentina Bosio, Gabriele Virgillito Cassini, Marco Cassini, Chiara Daino, Sira De Guglielmi, Stefano Delfino, Enzo Ferrari, Dino Gambetta, Ino Gazo, Riccardo Gorlero, Raffaella Gozzini, Laura Guglielmi, Mara Pardini, Alberto Pezzini, Giovanna Profumo, Massimo Raineri, Giacomo Revelli, Marco Scullino, Viviana Spada, Aldo Trucco, Maria Pia Viale.

Illustrazioni di: Magda Bernini, Marco Cassini, Tiziana Di Cicco, Monica Di Rocco, Silvia Ferrari, Massimo Galleano, Massimo Gilardi, Libereso Guglielmi, Stefano Gurnari, Ksenja Laginja, Andrea Pisano, Daniela Rossi, Camilla Traldi, Aldo Trucco, Cesare Viel.

Copertina di: Libereso Guglielmi

http://www.edizionizem.com/index.php?option=com_content&view=article&id=95&Itemid=80

 


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ARCHIVIO STORICO

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LUPUS METALLORUM: L’OPERA MARTIRE


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L'OPERA MARTIRE [On my Heavy Metal Christmas]


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E GENOVA RISPONDE


01 Novembre 2011 14.47.45
LA MASCHERA-DIAFRAMMA [LUCETTA FRISA PER L'ERETISTA]


01 Novembre 2011 14.25.17
UNA PERSONAGGIA DI SÉ [Lucetta Frisa per l'Eretista]


27 Ottobre 2011 16.47.02
L'Eretista, il nuovo Romanzo di Chiara Daino Da oggi in libreria


27 Ottobre 2011 14.21.27
I LIBRI NON SONO CONFORTI [Marco Ercolani per l'Eretista]


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QUELL’ERETISTA DI MARCO ERCOLANI


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BOOKTRAILER [L'ERETISTA]


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L’ERETISTA [EDIZIONE D'OTTOBRE 2011]


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25 Maggio 2011 13.49.54
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MOI, J’ESSUIE LE VERRES


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DANTE IS DEAD


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LA SALUTE MENTALE DELLE GENTI DI LETTERE


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18 Gennaio 2010 7.42.00
COMUNQUE CAZZO!


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COMUNQUE CAZZO!


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COMUNQUE CAZZO!


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POESIATOTALE [I'M ON PAROLE]


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METALLI COMMEDIA 0.1


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PER TASLIMA NASREEN


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RAPPORTO CONFIDENZIALE


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Lettera-frammento con Ritratto di me bucaniera


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31 Agosto 2009 4.40.13
LUPUS METALLORUM [I'll choose my Fate]


24 Agosto 2009 20.31.36
due passi ( fare )


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TIME TO DIE: IL TEMPO DI MORIRE


19 Agosto 2009 0.24.42
LO SCANDALO DELLA POESIA


18 Agosto 2009 23.58.29
LO SCANDALO DELLA POESIA


18 Agosto 2009 23.13.00
LO SCANDALO DELLA POESIA


10 Agosto 2009 2.37.46
FLEUR DE LYS SUR L'ÉPAULE DE MILADY


09 Agosto 2009 12.14.27
Incipit + altre pagine dal romanzo: "La Merca". Fara Editore.


05 Agosto 2009 12.14.27
Ricordando Sid Vicious... la mia scheggia come scandalo


05 Agosto 2009 10.41.25
TELLUS FOLIO e MALLEUS DAINO


30 Luglio 2009 2.26.10
QUELLA PUTTANA DELLA BOVARY


30 Luglio 2009 1.35.22
QUELLA PUTTANA DELLA BOVARY


30 Luglio 2009 1.13.38
QUELLA PUTTANA DELLA BOVARY


29 Luglio 2009 23.31.00
QUELLA PUTTANA DELLA BOVARY


27 Luglio 2009 15.04.47
NEL RESPIRO


27 Luglio 2009 5.06.50
DORMONO TUTTI


30 Giugno 2009 5.53.40
HAVE A DRINK ON ME


30 Giugno 2009 4.39.21
POETRY SLAM [MAI STATA COSì CHIARA!]


26 Giugno 2009 17.31.02
ROCK 'N' ROLL SUICIDE


21 Giugno 2009 19.45.58
MILAN POETRY SLAM


19 Giugno 2009 2.45.00
IL POETA IGNORANTE E IL POPOLO SILENTE


15 Giugno 2009 5.17.50
una vita a titoli. o viceversa


09 Giugno 2009 2.14.43
APERTIS VERBIS [ A CHIARE LETTERE ]


26 Marzo 2009
Sir Paul Bradley Couling


25 Marzo 2009 16.57.54
NESSUN DORMA!


25 Marzo 2009 16.07.57
BREAKING THE LAW [ Musica & Mugugno ]


25 Marzo 2009
Breaking The Law [ Musica & Mugugno ]


19 Marzo 2009 22.21.36
TALKIN''BOUT MY GGGENERATION


10 Marzo 2009 16.36.38
IL DRAMMA SCOZZESE


09 Marzo 2009 12.22.23
SÁRXOPHONE


09 Marzo 2009 11.37.18
SYMPATHY FOR THE DEVIL


05 Marzo 2009 12.45.08
The 5th of March


04 Marzo 2009 9.59.20
COMÉDIE ITALIENNE


18 Febbraio 2009 14.55.05
SITUAZIONE TEMPORANEA di Marco Saya


26 Gennaio 2009 20.01.32
DELLA POETICA DELLA PENISOLA


25 Gennaio 2009 12.55.33
SANGUE SESSO SPETTACOLO


23 Gennaio 2009 0.44.29
BEHIND BLUE EYES


21 Gennaio 2009 4.27.00
SESSO SUBITO


20 Gennaio 2009 17.48.09
SESSO SUBITO


20 Gennaio 2009 16.14.08
SESSO SUBITO


08 Gennaio 2009 14.26.45
LA DONNA D’ORO


29 Dicembre 2008
Fungus


22 Dicembre 2008 14.18.34
SIAMO SOLI


19 Dicembre 2008 17.15.00
LIBERTA' DI STAMPA


17 Dicembre 2008 19.14.09
INCONTRI, LETTURE, READING, MUSICA…


16 Dicembre 2008 12.44.26
MUSICISTI? PARLIAMONE...


16 Dicembre 2008 11.32.02
MUSICISTI? PARLIAMONE…


16 Dicembre 2008 10.49.00
MUSICISTI? PARLIAMONE...


16 Dicembre 2008
Fabio Lione


14 Dicembre 2008 13.50.49
NABABBO NATALE


10 Dicembre 2008 14.57.02
SCRITTINEDITI


02 Dicembre 2008 1.58.00
LUPUS METALLORUM [ BORCHIE NEI DENTI ]


02 Dicembre 2008 1.27.25
MULTUM… VIVA VOX FACIT


25 Novembre 2008 23.08.40
METALHOOD/METALMOOD


03 Novembre 2008 5.39.00
SCUSATE SE SONO


02 Novembre 2008 20.57.25
SCUSATE SE SONO


02 Novembre 2008 0.55.58
SCUSATE SE SONO


30 Ottobre 2008 1.05.22
LANGUAGE IS A VIRUS


29 Ottobre 2008 23.17.57
Creative Writing - poetry - ContainerArt Poetry Revolution


29 Ottobre 2008 22.30.10
ContainerArt Poetry Revolution


29 Ottobre 2008 16.05.15
A MOSQUITO, MY LIBIDO


16 Ottobre 2008 16.55.34
VIOLA VIDE


01 Ottobre 2008 13.50.55
IL GROVIGLIO DI GAMBULA


21 Settembre 2008 11.44.11
FOR WHOM THE BELL TOLLS


21 Agosto 2008 3.19.00
POETA! SEI POETA? CHE POETA SEI?


21 Agosto 2008 0.11.03
CHIARA DAINO: CUT UP and CARRY ON


17 Agosto 2008 0.27.33
THE GROUND BENEATH HER FEET


17 Agosto 2008 0.26.27
BENIGNI non è BENE!


17 Agosto 2008 0.25.46
PER PAVESE


17 Agosto 2008 0.24.42
INTERVISTA


17 Agosto 2008 0.23.50
NUDO DI GILDA


17 Agosto 2008 0.22.47
LiberInVersi e Liberi Tutti


17 Agosto 2008 0.21.59
CONTAINERART 2008


09 Agosto 2008 12.13.11
VINCENZO PASTANO


06 Agosto 2008
Vincenzo Pastano


04 Agosto 2008 9.17.05
Mon gosier de métal


31 Luglio 2008 16.27.00
NEW VIDEO [CUT UP ON YOUTUBE]


29 Luglio 2008 13.42.58
SOLVE ET COAGULA


27 Luglio 2008 18.20.37
THE CALL: FRATELLO METALLO


24 Luglio 2008 16.27.00
ENGLISH WORDING


23 Luglio 2008 23.59.00
LUPUS METALLORUM [IN FIERI FIERA LA FURIA]


23 Luglio 2008 13.53.42
L’ANIMA, LA NOTTE, LE STELLE


07 Luglio 2008 12.07.38
FRUTTO DELLA FURIA


16 Giugno 2008 13.21.23
FIRE IN FIERI


16 Giugno 2008 13.04.16
PROFESSIONE E PIACERE, PALCHI E POLEMICHE


09 Giugno 2008 15.05.48
ENGLISH PRINTED VERSIONS


14 Maggio 2008 12.36.21
Della Corda Classica: JÒHÀNÀN


07 Maggio 2008 22.37.00
BOSA: Scherìa, Sardegna e... Set


07 Maggio 2008 1.26.00
JÒHÀNÀN, CLASSICA E CORPORA


06 Maggio 2008 18.11.24
AL MODO DI ME


06 Maggio 2008 15.26.28
DON’T BREAK THE SILENCE


30 Aprile 2008 1.45.14
MOLTO MASCHI


30 Aprile 2008 0.09.24
SANTOROCK 2008


29 Aprile 2008
Santo Rock Festival 2008: Anteprima on the Beach


23 Aprile 2008 18.32.44
... E INCENDIA IL MONDO!


23 Aprile 2008 17.56.12
À TOUT LE MONDE


23 Aprile 2008 17.17.00
SANTI E BLASFEMI, PAOLO BENVEGNU’ E LE LABBRA


22 Aprile 2008 15.18.00
METAL: LA POESIA CHE PESA [Volume II]


20 Aprile 2008 23.39.00
ISTERIKA: MAURY, MADNESS, ME


20 Aprile 2008 19.45.53
ISTERIKA di Maurizio Ferrandini


19 Aprile 2008 13.39.31
L’ULISSE: POESIA E TEATRO, TEATRO E POESIA


17 Aprile 2008 14.24.21
POLITICA, PAESE E PAESANI


12 Aprile 2008 3.10.50
POURQUOI, PIERROT? [IN FIERI]


12 Aprile 2008 3.05.01
CHIARO DI LUCE E PANTERA


09 Aprile 2008 16.50.52
22246032 LAMA AL CUORE


07 Aprile 2008 12.10.45
PENTHESILEA (nel delirio di Artaud)


07 Aprile 2008 4.17.38
ANGEL OF HARLEM


27 Marzo 2008 0.47.44
LA POESIA AD ALTA VOCE: di Nevio Gambula


25 Marzo 2008 23.00.00
POESIA: ARIANO INTERVISTA DAINO


25 Marzo 2008 22.55.00
PER PAVESE: CACCIOLATI/DAINO


25 Marzo 2008 20.06.22
PAVESE E LA PERDITA


18 Marzo 2008 17.16.15
BENIGNI non è BENE!


12 Marzo 2008 20.26.56
MAROTTA e METROPOLI


12 Marzo 2008 3.45.02
ESSE EST PERCIPI


11 Marzo 2008 14.21.02
CARNE VIVA


10 Marzo 2008 3.25.24
TRASUMANAR PER VERBA: LECTURA DANTIS A GENOVA


09 Marzo 2008 20.12.58
DEAD CITY RADIO


08 Marzo 2008 4.01.00
LECTURA DANTIS [Divina Commedia a Genova]


04 Marzo 2008 19.08.36
LOUD AND PROUD


04 Marzo 2008 18.39.52
METAL MILITIA


04 Marzo 2008 18.31.32
CONCORSO


04 Marzo 2008 18.30.00
METAL: LA POESIA CHE PESA [Dear Brothers]


28 Febbraio 2008 15.31.04
TO BE BIBS


28 Febbraio 2008 14.15.51
VIVIEN LEIGH ON STAGE


28 Febbraio 2008 12.34.00
IL BAULE DI VIV


26 Febbraio 2008 1.07.00
AMLETO A GENOVA


20 Febbraio 2008 5.16.59
METALLICA: THE UNFORGIVEN


20 Febbraio 2008 4.12.08
APOCALYPTICA


14 Febbraio 2008 5.22.12
KISS THE RAIN


12 Febbraio 2008 14.13.05
VIVIEN LEIGH a Milano


12 Febbraio 2008 14.05.49


09 Febbraio 2008 0.50.41
NUN TE REGGAE PIù


06 Febbraio 2008 14.10.00
IL PALCO è NUDO


29 Gennaio 2008 22.12.20
E MI RAC-CORTO


29 Gennaio 2008 17.31.00
RAC - CORTI A ROMA


29 Gennaio 2008 3.54.00
PER LE PAROLE [MUTA COMPOSTA]


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27 Novembre 2007 13.46.00
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30 Luglio 2007 8.30.28
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04 Maggio 2006
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27 Aprile 2006
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