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<title>ChiaraDaino.it</title>

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<description>Attrice, autrice, et cetera, et altera...</description>

<language>it</language>

<pubDate>Sun, 5 Sep 2010 00:11:29 +0100</pubDate>

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<copyright>Copyright: (C) Chiara Daino, http://www.chiaradaino.it/</copyright>

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<title>ALTRAMAREA 2010</title>

<description><![CDATA[ <p style="text-align:justify;"><a href="http://moulinrouge.files.wordpress.com/2010/08/dante20gr20copy.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-389" title="dante%20GR%20copy" src="http://moulinrouge.files.wordpress.com/2010/08/dante20gr20copy.jpg?w=460&#038;h=373" alt="" width="460" height="373" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Venerdì 20 e sabato 21 agosto a <strong>Tellaro</strong>, alle ore 21.30, nella Piazzetta dell’oratorio n’Selaa (in caso di pioggia all’interno dell’Oratorio) l’<strong>Associazione Arthena</strong> presenta la quattordicesima edizione di <strong>Altramarea</strong>, Rassegna Nazionale di Poesia Contemporanea, ideata e diretta da <strong>Angelo Tonelli</strong>. Altramarea, che è una delle maggiori rassegne nazionali di poesia, quest’anno ritorna alla formula originaria in due serate, ed è dedicata alla memoria di <strong>Maurizio Alpi</strong>, colto e appassionato frequentatore di Tellaro, amico fraterno di <strong>Attilio Bertolucci</strong>,  indimenticata figura di animatore culturale.<br />
     <strong>Venerdì 20</strong> sono previsti i reading di Marco Ercolani, Lucetta Frisa, Adele Desideri, Gian Luca Cupisti, Cecilia Rofena, Vivetta Valacca, Francesco Macciò, Mirko Servetti, Lamberto Garzia, Lorenzo Scandroglio.  Intervento critico: Prof. Antonio Zollino. Interventi musicali del gruppo folk  Antiqua Lunae.<br />
     <strong>Sabato 21</strong> reading di Tomaso Kemeny, Giulio Viano, Giancarlo Micheli , Isabella Tedesco Vergano, Antonella Doria, Chiara Daino, Antonio Melillo, Luisa Papa Aimaprojekt, Angelo Tonelli. Intervento critico: Paola Polito. Performance: Cristopher Wood. Taranta e ritmi dionisiaci:  Alessandra Belloni.<br />
In entranbe le serate sarà possibile visitare la mostra di Beppe Mecconi, Al Golfo dei Poeti-ai Poeti del Golfo, allestita all’interno dell’Oratorio.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<br />Filed under: <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/category/chiara-daino/'>Chiara Daino</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/category/eventilets-go/'>Eventi/Let's go!</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/category/musicamusic/'>Musica/Music</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/category/poesiapoetry/'>Poesia/Poetry</a> Tagged: <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/altramarea/'>Altramarea</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/angelo-tonelli/'>Angelo Tonelli</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/associazione-arthena/'>Associazione Arthena</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/attilio-bertolucci/'>Attilio Bertolucci</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/dante-gabriel-rossetti/'>Dante Gabriel Rossetti</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/la-spezia/'>La Spezia</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/love-shadows/'>Love shadows</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/maurizio-alpi/'>Maurizio Alpi</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/performance/'>Performance</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/poesia/'>Poesia</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/poeti-contemporanei/'>Poeti contemporanei</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/reading/'>Reading</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/sandys/'>Sandys</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/tellaro/'>Tellaro</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/three-shadows/'>Three Shadows</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/moulinrouge.wordpress.com/388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/moulinrouge.wordpress.com/388/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/moulinrouge.wordpress.com/388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/moulinrouge.wordpress.com/388/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/moulinrouge.wordpress.com/388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/moulinrouge.wordpress.com/388/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/moulinrouge.wordpress.com/388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/moulinrouge.wordpress.com/388/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/moulinrouge.wordpress.com/388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/moulinrouge.wordpress.com/388/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/moulinrouge.wordpress.com/388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/moulinrouge.wordpress.com/388/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/moulinrouge.wordpress.com/388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/moulinrouge.wordpress.com/388/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moulinrouge.wordpress.com&blog=783620&post=388&subd=moulinrouge&ref=&feed=1" /> ]]></description>

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<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 09:57:29 +0100</pubDate>

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<title>DAI LIBERATI DEI SENSI DI COLPA</title>

<description><![CDATA[ <div align="justify"><br /><a><img width="325" src="http://c3.ac-images.myspacecdn.com/images02/91/l_ae42a0e7f7ba44ea8d921b06298de67a.jpg" /></a> <br /><br /><br />[Two Leaves di Davide Barabino]<br /><br />Chi ha spalle larghe – ha spalle stanche. Punto. E croce di Atlante: reggere *tutte* le volte. Ogni volta: sia cielo, sia globo. Sia clima, sia crono. È il mestiere del figlio, di quello più indegno: portare *tutto* il peso e pagare pegno! Il *tutto* per il solito trito e contrito disegno: perverso meccanismo cacato dall’alto e calcato dall’atro. E il formicaio continua nell’eterno stramaledire un solo formichiere, senza osare chiamare “per nome” quella Lingua dalle mille catene, quel Demone che forgia manette grandi settanta volte sette, quello che la ???? t’ha ingollato e il ??e?µa t’ha ingolfato – fino all’escissione della polpa, non è che quell’innato – antropico e archetipico – “senso di colpa”. [Senso di colpa che, giusto per, non provo per aver scritto “antropico e archetipico”: esiste un motivo se esiste il dizionario!]. Senso di colpa che No! Non più, quanto meno. E poso *tutto* il globo e, nel più gentile scrollardispalle possibile, lascio al prossimo tuo il peso delle stelle. L’Arte è così colpevole? Ci sono colpe e colpe. Assume e si assume solo le sue. E rifiuta di sentirsi in colpa anche per la “morte delle cellule epidermiche” [ormai si sposano *tutte* le cause: sia fede sia fuffa, lei non capisce la “Comunione Culicoidea”… Per quanto interessante l’etica ematofaga: ha spappolato, armata di Mammut, più di una zanzara. Con buona pace di Leopardi e del suo Zibaldone, ricreato entomicida perché anche l’insetto provi il peso della Cultura]. In questo stato necrofilo, lei non scriverà l’ode «al fu Culex pipiens» e senza un senso di colpa uno! Lei si sentirà in colpa nel se e nel quando aizzerà Burzum contro il vicino [e fuor di metafora: proprio Varg, fisicamente e follemente Varg!]; lei si sentirà in colpa quando tradirà la fiamma chiara di quella verità che la vessa, la valica e l’invasa; lei si sentirà in colpa quando sentirà che si è tradita da sola cercando una più comoda via di riuscita; lei si sentirà in colpa quando sarà davvero troppo stanca per scrivere un’altra parola. E lei si smazza un assurdo senso di colpa. Quello della pupilla muta. Lei vede e – troppo spesso tace – *tutte* le colonne armate di cazzate, tutte le *colonne* di armate cazzate! Sicché è triplice quel battersi il petto quando non ne ha. Voglia. E batte il piede per un auspicio favorevole e batte in testa quel *pavire* per non più patire e, passivamente, subire. E per tre volte si rinnega [intanto il pavone ha già cantato, il cigno pure e la sirena se la ride] e rinnega quella sua natura difettosa, incapace di comunicare. In una grammatica piana, con il sorriso sacrosceno della velina, nel sacrosanto parafrasare un motivetto strafritto. Lei non è capace. E se non è capace, è paradosso: può un vaso non essere *capace*? Allora: è di coccio! E rotto per rotto, rimanda al mittente ogni rottinculo! Nel frantumo delle più semplici realtà. La Pangea si è spezzata? Ti gggiuro: non è colpa tua! La Banffia si è estinta? Ti gggiuro: non è colpa tua! Puoi teletrasportare i quanti, ma non sai ancora come riassemblarli per eliminare l’inquinamento? Ti gggiuro: non è colpa tua! [Però, magari, evita di lasciare tutti quei *quanti* in giro… Pare brutto aumentare l’entropia…]. «Ma che colpa abbiamo noi?» chiedevano, retorici. «I Won't Pay Your Price» forgiarono, i mitici. E a noi cosa resta se non il dirci complici di crimini mai commessi? Quali futuri futura: il senso di colpa? Ben venga sentirsi «una merda», ma se la merda non concima – è solo un sentirsi boia quando, invece, si è vittima. Tutta la natura è dicotomica, ma sulle mie labbra non resta che una supplica: lìberati dal senso di colpa! Noi liberàti, porgiamo l’altra guancia: è la gota dell’anima libera! E ora, prova: a colpirla! Basta una parola: responsabilità. Ognuno risponda della propria e personale: colpa effettiva. Se tu non mi capisci: è colpa mia che non so spiegarmi [e un po’ è anche colpa tua che – per tutti i Lawrence, se DECIDI di leggere dei serpenti piumati – potresti anche sforzarti!]. Se hai maciullato le gonadi di chiunque perché siamo degli insensibili che non capiscono il dramma motorio dei fenicotteri e poi ti lamenti giacché non pubblichi i rosati versi che zampetti: è colpa tua! Se vuoi solo *farti fregiare* del «bravo-bene-bis-cha-cha!» o del «quanto sei fica!» o «rimediare fica»: prepara la bocca all’amara moneta, perché sarà solo colpa tua se – lo sai, che poi, ti lamenti – non ti si considera come un/una Artista! Se sprechi pixel perché la «Critica della ragion pura» sia insegnata ai bambini di Ogle, ricorda che le mamme dei bambini di Ogle, per farsi obbedire, li minacciano di spedirli sulla Terra… Spiegatemi dunque quale “senso compiuto” genera il “senso di colpa”? [Sì, lo so, è una frase anfibia! Colpa della resina classica!]. E vi spiega perché si sente a disagio nel fluido mucoso e purulento del più viscoso buonismo! È satura del pietismo del qualunquismo e di ogni –ismo che è il medesimo: senso di colpa. Espiato e da espiare. Non ha peccato originale. Non è un peccato: essere. Una merda coerente. E cercare, per come si può, di concimare: le proprie, misere, zolle. Forse solo chi è davvero folle non si nasconde dietro un dito, dietro il pulpito dell’attributo «corretto». Forse solo chi è davvero folle alza un dito, quello medio, per raccontarti davvero chi è e che cosa sente – alla luce delle coordinate [storiche/geografiche/personali] che l’hanno formato. Forse solo chi è davvero folle ti darà quel dito e poi la mano e poi tutto il braccio, sapendo benissimo, sapendo da prima – che quel che ti avrà dato, per te, sarà solo: «un atto dovuto!». E quel folle è forse solo il più solo, è chi non ha più voglia di chiedere aiuto. Ti ha concesso e si è concesso. Il lusso di essere – un amico. Poi, con permesso, si ritira dalle scene perché è sempre lo stesso copione. E non sopporta [non ha mai sopportato!] il recitare senza l’anima dell’Attore. Gavetta l’anima sdrucciola… Questa comoda tuttocrazia/tuttomanzia vi comoda? Togliete la mia sedia! Sono una merda d’acqua. E ripassa la storia di Medusa, e la violenza del dio del mare! Quel mediatico massivo coccodrilare vi rende l’umano migliore? Fatemi capire! È così difficile accettare sia uno solo il nodo dell’esistere? «The answer to life's mystery/ is simple and direct/Sex and Death!/La risposta all’arcano della vita/è chiara e forte/Sesso e Morte!». La verità è che niente e nessuno farà mai: abbastanza. C’è solo chi ragiona abbastanza – da cambiare l’universo partendo dal metro quadro della sua esistenza. Senza piangere per ragioni di circostanza... </div><div></div>..<div align="right">C.D. </div><div></div></div> ]]></description>

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<pubDate>Mon, 2 Aug 2010 23:31:00 +0100</pubDate>

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<title>DAI LIBERATI DEI SENSI DI COLPA</title>

<description><![CDATA[ Chi ha spalle larghe – ha spalle stanche. Punto. E croce di Atlante: reggere *tutte* le volte. Ogni volta: sia cielo, sia globo. Sia clima, sia crono. È il mestiere del figlio, di quello più indegno: portare *tutto* il peso e pagare pegno! Il *tutto* per il solito trito e contrito disegno: perverso meccanismo cacato dall’alto e calcato dall’atro. E il formicaio continua nell’eterno stramaledire un solo formichiere, senza osare chiamare “per nome” quella Lingua dalle mille catene, quel Demone che forgia manette grandi settanta volte sette, quello che la ???? t’ha ingollato e il ??e?µa  t’ha ingolfato – fino all’escissione della polpa, non è che quell’innato – antropico e archetipico –  “senso di colpa”.
[Senso di colpa che, giusto per, non provo per aver scritto “antropico e archetipico”: esiste un motivo se esiste il dizionario!]. Senso di colpa che No! Non più, quanto meno. E poso *tutto* il globo e, nel più gentile scrollardispalle possibile, lascio al prossimo tuo il peso delle stelle. L’Arte è così colpevole? Ci sono colpe e colpe. Assume e si assume solo le sue. E rifiuta di sentirsi in colpa anche per la “morte delle cellule epidermiche” [ormai si sposano *tutte* le cause: sia fede sia fuffa, lei non capisce la “Comunione Culicoidea”... Per quanto interessante l’etica ematofaga: ha spappolato, armata di Mammut, più di una zanzara. Con buona pace di Leopardi e del suo Zibaldone, ricreato entomicida perché anche l’insetto provi il peso della Cultura]. 
In questo stato necrofilo, lei non scriverà l’ode «al fu Culex pipiens» e senza un senso di colpa uno! Lei si sentirà in colpa nel se e nel quando aizzerà Burzum contro il vicino [e fuor di metafora: proprio Varg, fisicamente e follemente Varg!]; lei si sentirà in colpa quando tradirà la fiamma chiara di quella verità che la vessa, la valica e l’invasa; lei si sentirà in colpa quando sentirà che si è tradita da sola cercando una più comoda via di riuscita; lei si sentirà in colpa quando sarà davvero troppo stanca per scrivere un’altra parola.   
E lei si smazza un assurdo senso di colpa. Quello della pupilla muta. Lei vede e – troppo spesso tace – *tutte* le colonne armate di cazzate, tutte le *colonne* di armate cazzate! Sicché è triplice quel battersi il petto quando non ne ha. Voglia. E batte il piede per un auspicio favorevole e batte in testa quel *pavire* per non più patire e, passivamente, subire. E per tre volte si rinnega [intanto il pavone ha già cantato, il cigno pure e la sirena se la ride] e rinnega quella sua natura difettosa, incapace di comunicare. In una grammatica piana, con il sorriso sacrosceno della velina, nel sacrosanto parafrasare un motivetto strafritto. Lei non è capace. E se non è capace, è paradosso: può un vaso non essere *capace*? Allora: è di coccio! E rotto per rotto, rimanda al mittente ogni rottinculo! Nel frantumo delle più semplici realtà. La Pangea si è spezzata? Ti gggiuro: non è colpa tua! La Banffia si è estinta? Ti gggiuro: non è colpa tua! Puoi teletrasportare i quanti, ma non sai ancora come riassemblarli per eliminare l’inquinamento? Ti gggiuro: non è colpa tua! [Però, magari, evita di lasciare tutti quei *quanti* in giro... Pare brutto aumentare l’entropia...].
«Ma che colpa abbiamo noi?» chiedevano, retorici. «I Won't Pay Your Price» forgiarono,  i mitici. E a noi cosa resta se non il dirci complici di crimini mai commessi? Quali futuri futura: il senso di colpa? Ben venga sentirsi «una merda», ma se la merda non concima – è solo un sentirsi boia quando, invece, si è vittima. Tutta la natura è dicotomica, ma sulle mie labbra non resta che una supplica: lìberati dal senso di colpa! Noi liberàti, porgiamo l’altra guancia: è la gota dell’anima libera! E ora, prova: a colpirla!
Basta una parola: responsabilità. Ognuno risponda della propria e personale: colpa effettiva. Se tu non mi capisci: è colpa mia che non so spiegarmi [e un po’ è anche colpa tua che – per tutti i Lawrence, se DECIDI di leggere dei serpenti piumati – potresti anche sforzarti!]. Se hai maciullato le gonadi di chiunque perché siamo degli insensibili che non capiscono il dramma motorio dei fenicotteri e poi ti lamenti giacché non pubblichi i rosati versi che zampetti: è colpa tua! Se vuoi solo *farti fregiare* del «bravo-bene-bis-cha-cha!» o del «quanto sei fica!» o «rimediare fica»: prepara la bocca all’amara moneta, perché sarà solo colpa tua se – lo sai, che poi, ti lamenti – non ti si considera come un/una Artista! Se sprechi pixel perché la «Critica della ragion pura» sia insegnata ai bambini di Ogle, ricorda che le mamme dei bambini di Ogle, per farsi obbedire,  li minacciano di spedirli sulla Terra... 
Spiegatemi dunque quale “senso compiuto” genera il “senso di colpa”? [Sì, lo so, è una frase anfibia! Colpa della resina classica!]. E vi spiega perché si sente a disagio nel fluido mucoso e purulento del più viscoso buonismo! È satura del pietismo del qualunquismo e di ogni –ismo che è il medesimo: senso di colpa. Espiato e da espiare. Non ha peccato originale. Non è un peccato: essere. Una merda coerente. E cercare, per come si può, di concimare: le proprie, misere, zolle.  Forse solo chi è davvero folle non si nasconde dietro un dito, dietro il pulpito dell’attributo «corretto». Forse solo chi è davvero folle alza un dito, quello medio, per raccontarti davvero chi è e che cosa sente – alla luce delle coordinate [storiche/geografiche/personali] che l’hanno formato. Forse solo chi è davvero folle ti darà quel dito e poi la mano e poi tutto il braccio, sapendo benissimo, sapendo da prima – che quel che ti avrà dato, per te, sarà solo: «un atto dovuto!». E quel folle è forse solo il più solo, è chi non ha più voglia di chiedere aiuto. Ti ha concesso e si è concesso. Il lusso di essere – un amico. Poi, con permesso, si ritira dalle scene perché è sempre lo stesso copione. E non sopporta [non ha mai sopportato!] il recitare senza l’anima dell’Attore. Gavetta l’anima sdrucciola...
Questa comoda tuttocrazia/tuttomanzia vi comoda? Togliete la mia sedia! Sono una merda d’acqua. E ripassa la storia di Medusa, e la violenza del dio del mare! Quel mediatico massivo coccodrilare vi rende l’umano migliore? Fatemi capire! È così difficile accettare sia uno solo il nodo dell’esistere? «The answer to life's mystery/ is simple and direct/Sex and Death!/La risposta all’arcano della vita/è chiara e forte/Sesso e Morte!».  
La verità è che niente e nessuno farà mai: abbastanza.  C’è solo chi ragiona abbastanza – da cambiare l’universo partendo dal metro quadro della sua esistenza. Senza piangere per ragioni di circostanza. ]]></description>

<link>http://www.chiaradaino.it/blog.asp?id=328</link>

<pubDate>Mon, 2 Aug 2010 22:58:14 +0100</pubDate>

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<title>MASTER DESIRE &amp; LADY LIBIDO</title>

<description><![CDATA[ <p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://moulinrouge.wordpress.com/2010/06/19/master-desire-lady-libido/"><img src="http://img.youtube.com/vi/sFhrnhT6Xlc/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:center;"> <a href="http://www.chiaradaino.it/novita.asp#37">http://www.chiaradaino.it/novita.asp#37</a></p>
<p style="text-align:center;">Lunedì <strong>21 giugno</strong> 2010, ore <strong>19.00<br />
</strong>@ <strong>BLAm</strong>, via Ronzoni 2, Milano<br />
<span style="color:#ff0000;"><strong>MASTER DESIRE & LADY LIBIDO</strong></span><br />
<strong>NUOVA LETTERATURA FANTASY</strong>, Edizioni Eumeswil<br />
di <strong>Giovanni Agnoloni<br />
VIRUS 71</strong>, Edizioni Aìsara<br />
di <strong>Chiara Daino</strong><br />
presenta la serata:<br />
<strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p style="text-align:center;">Mercoledì <strong>23 giugno</strong> 2010, ore <strong>18.15</strong><br />
@ <strong>Joshua Tree</strong>, via della Scala 37 r, Firenze<br />
<span style="color:#ff0000;"><strong>MASTER DESIRE & LADY LIBIDO part II<br />
</strong></span> </p>
<p style="text-align:justify;"> Vieni con me.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Con chi ti chiama <em><span style="text-decoration:underline;">per esteso</span></em>. Vengo da te per distendere <em><span style="text-decoration:underline;">bene</span></em> – per allargare: spalanca i sensi. E lasciati agire. Io sono la parola carnale, il corpo del testo, la fuori fuoco: la luce mossa per prillare il gergo Gavroche [non vista, silvestre la rabbia: vettore di volpe].</p>
<p style="text-align:justify;">Vieni per me sulla pelle che vesto con cura: ho un&#8217;anima di carta. E <em><span style="text-decoration:underline;">latina</span></em>. Riesci a svolgermi? Vieni da me: perché? Che carapace canti? Hai nuovi petali per i miei passi? Di <em><span style="text-decoration:underline;">menda</span></em> ti manti? Nuova nebbia dipani? In questa tenda sono <em><span style="text-decoration:underline;">passati</span></em> [e molti] li vedi? Sono appesi alle persiane: la cornice non mi chiude. È <em><span style="text-decoration:underline;">la mia</span></em> natura: non si possiede, si rispetta. O rovina.</p>
<p style="text-align:justify;">Io voglio solo colorare. Hai pronomi pastello? Vivo da Vanessa Vulcano. Esplode l’<em><span style="text-decoration:underline;">effetto farfalla</span></em>?  Io chiamo un&#8217;altra lingua. E allora guardami: che specchio spoglio? Quale schianto rifletto? Ho rotto il margine: ti piace l’intarsio a chiave? La doppia mappa, a metà misura? Sensuale e congenita, cristallo che si caglia, una valigia di tango e seta. E lo so, lo so che non mi segui...</p>
<p style="text-align:justify;">Sono <em><span style="text-decoration:underline;">labellum</span></em> di siero, apifera dello Zingaro<a href="http://moulinrouge.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn1">[1]</a>, un chicco crema la mia cuna. Sdrucciolo: snodo brina bollente. Mi spiego? Tu ti limiti &#8211; a dire: «sembra finto» [se vedi <em>il vero</em>], «sembra vero» [se fissi <em>il finto</em>]. Chi <em><span style="text-decoration:underline;">imita</span></em> chi? Dimmi, Burattino, che fine ha fatto: la tua <em><span style="text-decoration:underline;">coppia</span></em> di carbone? Mastro Ciliegia vanta: stivali di serpente. E truciola turchini...  </p>
<p style="text-align:justify;">Oggi mi è sorto un boccolo: acconcio i miei capelli in un esametro. Doppio e fuori misura: fiori di zucca e sfioro lo zaffo, incollo <em><span style="text-decoration:underline;">il bouquet</span></em> per punto pigmeo. Una brocca bambina, capiente concavo. Duro, se vieni: offri da bere. E me lo godo: chiaro e pestato. Salsa che suggo, che strazio. Scendi in pasto: una sola beccata – e ti mangio. Sei ancora qui? Un altro tu – oppure l’<em><span style="text-decoration:underline;">esso</span></em> di prima? Regina di <em><span style="text-decoration:underline;">crani</span></em> cala un due [si picca e non si pecca]. Risparmia fiato, tempo, fatica: come puoi raschiare il mare? Una goccia a bottone? Hai nastro senza voce, sei solo rotto refe – non puoi: non scuoti i soli. Non la sonora <em><span style="text-decoration:underline;">spera</span></em> – indori. Dei quattro sono la Carestia. È allarme. Una sirena, mi dici? Non pericoli, non ascolti. Si vive in maschera, ma si morde nudi. Li vedi i segni? Io li ho attraversati. Globuli e talami. E tu? Leva le fasce – non reclamare: è <em><span style="text-decoration:underline;">tutto tuo</span></em> il piacere. E poi? Ti taglio la coda. Ti lascio la corda: ti gonfi, Gallus Sina, sine flexione. Banale bruco di fango e feci [non hai mai violato: la mia crisalide]. E ti alletta e ti allerta: ellera felice non è facile da fucinare. </p>
<p style="text-align:justify;">Questo buio è misto: è dentro. Non tu o <em><span style="text-decoration:underline;">come te</span></em>  a spegnere il mio croco: sono tutta sezione sottile. Prisma polare. Il mio verbo copula, il tuo? Ogni tanto paupula...</p>
<p style="text-align:justify;">Zigare di coniglio Amami Oshima, se si zinna è bàlia, se s&#8217;impenna: è Zaìra. Colei che sia e tu <em><span style="text-decoration:underline;">non vuoi</span></em> volerla [<em><span style="text-decoration:underline;">non sai</span></em> sedurla]. Non sai entrambe, né le reazioni. La chimica gitana la insegna la rosa di Fatima.</p>
<p style="text-align:justify;">Non si schiuma senza l&#8217;acqua, non si scova il <em><span style="text-decoration:underline;">cardine del cosmo</span></em>, se coli bronzo: rivedi la piramide. O lasciami: nella ruga di un perché. La risposta è semplice: poni troppe domande. E la vita si afferma solo con la vita. E si <em><span style="text-decoration:underline;">prenota</span></em> nel punto del come coito.</p>
<p style="text-align:justify;">Io non rimando: io sento. È vero: è l’<em><span style="text-decoration:underline;">arco</span></em>. E non sono l&#8217;ablatore [per la bocca che hai smesso di nettàre]: io sono l&#8217;esclusiva – e non recito composta [e ti ribalta e ti rivolta]. Le tue <em><span style="text-decoration:underline;">non gesta</span></em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Vuoi vedermi venire? All’Asta? Galleria dell’orrido? Tu turpe, cava carnefice, togli gli aculei, i tuoi gammari<a href="http://moulinrouge.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn2">[2]</a> gangheri – dalla mia <em><span style="text-decoration:underline;">gràmma grata</span></em>: imprimi di bava la mia veste grafica! E non consumi, e non impari: la bellezza dell&#8217;atto puro. Quello che.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Tutto quello che.</p>
<p> </p>
<hr size="1" />
<p style="text-align:justify;"><a href="http://moulinrouge.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref1">[1]</a> L&#8217;<em>Ophrys apifera</em> [fioritura: marzo – giugno] è una pianta [selvatica] appartenente alla famiglia delle Orchidaceae, ospitata dalla <em>Riserva naturale orientata dello Zingaro</em>. <em>Labellum</em>, labello è una parte del fiore delle Orchidee</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://moulinrouge.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref2">[2]</a> <em>Gammari</em>: il gammaro è un crostaceo anfipodo [pulce di mare]. Si nutre di piante in decomposizione e costituisce l’alimento principale di molti pesci [N.d.A.]</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://moulinrouge.wordpress.com/category/chiara-daino/'>Chiara Daino</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/category/eventilets-go/'>Eventi/Let's go!</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/category/lettereletters/'>Lettere/Letters</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/category/poesiapoetry/'>Poesia/Poetry</a> Tagged: <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/aisara-edizioni/'>Aìsara Edizioni</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/blam/'>BLAm</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/chiara-daino/'>Chiara Daino</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/edizioni-eumeswil/'>Edizioni Eumeswil</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/firenze/'>Firenze</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/franz-krauspenhaar/'>Franz Krauspenhaar</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/giovanni-agnoloni/'>Giovanni Agnoloni</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/joshua-tree/'>Joshua Tree</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/lord-of-the-rings/'>Lord of the rings</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/manowar/'>Manowar</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/master-desire-lady-libido/'>Master Desire & Lady Libido</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/milano/'>Milano</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/nuova-letteratura-fantasy/'>Nuova Letteratura Fantasy</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/tolkien/'>Tolkien</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/virus-71/'>Virus 71</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/moulinrouge.wordpress.com/383/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/moulinrouge.wordpress.com/383/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/moulinrouge.wordpress.com/383/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/moulinrouge.wordpress.com/383/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/moulinrouge.wordpress.com/383/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/moulinrouge.wordpress.com/383/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/moulinrouge.wordpress.com/383/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/moulinrouge.wordpress.com/383/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/moulinrouge.wordpress.com/383/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/moulinrouge.wordpress.com/383/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moulinrouge.wordpress.com&blog=783620&post=383&subd=moulinrouge&ref=&feed=1" /> ]]></description>

<link>http://www.chiaradaino.it/blog.asp?id=326</link>

<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 13:25:35 +0100</pubDate>

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<title>IL MISTERO DEL CORPO [RAPE ME]</title>

<description><![CDATA[ <div align="justify">Il mistero del corpo inizia dove inizia il tuo corpo. Soltanto che tu non sai dove esso inizi. Non conosci i suoi confini. Quello che hai chiamato anima o spirito o mente è separato dal corpo? E dove allora è segnata la linea di confine?<br />[Franco Rella, <em>Ai confini del corpo</em>] </div><p><br /><br /><object width="640" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/KHbJTyUcokA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/KHbJTyUcokA&hl=it_IT&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"></embed></object></p><p></p><p></p><p align="justify"><br /><br />Il corpo parla. Il corpo ci parla. Il corpo parla di noi e per noi – che più: non parliamo più con quei “corpi estranei” che sono che siamo. I nostri corpi.</p><p align="center"><br /><br /><strong>20 febbraio 1967<br /></strong><br />pensieri di ragno nei corpi<br />al sapore di sperma antico<br />vomito d’incenso la chiesa<br /><br />è nella culla della carne<br />la molla cancrena del dubbio<br /><em>abbi cura di chi non parla<br /></em><br />nel come narcoma pretende.<br />ti chiedo solo se ricordi<br />quali letti sporcavi mentre<br />quel miele tramontò nel rosso?<br />è meno caldo di un bicchiere<br /><br />tanto tu sprecavi parole<br />quando per piacere del buco<br />l’intarsio del cranio dipinse<br /><br />di nero che goccia quel muro<br />è un paradiso di scuse<br />le parole che <em>non </em>ti deve<br /><br />[C.D.]<br /></p><p></p><p align="center"><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/csEtzhVl-bQ&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/csEtzhVl-bQ&hl=it_IT&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p><div class="blogger-post-footer">http://chiaralibre.blogspot.com/feeds/posts/default?alt=rss<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27753253-6011154635522869322?l=chiaralibre.blogspot.com' alt='' /></div> ]]></description>

<link>http://www.chiaradaino.it/blog.asp?id=325</link>

<pubDate>Mon, 7 Jun 2010 01:13:01 +0100</pubDate>

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<item>

<title>IL LETTO DI PROCUSTE [la misura delle etichette]</title>

<description><![CDATA[ L'autore si dondolava deciso sulla U di Tarchetti – in quella *specie di spazi* che sono: i miti. Nelle letture dei medici. Letture che mai diedero quei suoi insegnanti *classici*, pervasi dai soli risvolti psicologici – abbandonarono tutti i sensi: pratici e fisici. Ci volle Iaso perché qualcuno col camice allargasse le tracce prometee: verità epatiche [quando non compromesso – il fegato si rigenera]. E per le fughe d'idee [proprie e tipiche e patologiche], l'autore capì profetizzate e *giàddette* anche tutte le realtà poetiche. <br>
Tutte stese: le verità uroboriche. Tutte stese: sul letto di Procuste. E chi è quel gigante che spezza femore, tibia e perone? Quale enigmista mozza i *piedi* – che passano la misura? Lo stesso che allunga un *corpo* troppo corto, lo slega e lo strappa, con la tensione di corde che smembrano e squarciano, nell'Eco di Licurgo, in citazione colta... <br>
Così l'autore vive [meglio: sopravvive] alle etichette, al glorioso codice a barre, alla panacea poetica che tutto cataloga e tutto sistema. In questa sana [?] “poesia contemporanea”. Per un accidente divino riesci a dare un tono al mono-tono del tuo verso? Prego, raggiungere l'arena performativa. E attendere istruzioni insieme a tutti gli ibridi tuoi pari. E non ti mischiare coi futuristi, i transavanguardisti e i postmodernisti [che per rinchiudere quegli indisciplinati degli ultradadaisti nei loro cortili – sono serviti anni!]. Ordine e disciplina! Dopo secoli di letteratura, che cos'è tutta questa cagnara? I figli di Foscolo la smettano di sbucare dai sepolcri, i bimbi di Burroughs la smettano di molestare i bucolici: i cut-up si svolgono solo in sala computer! E ogni tipo di innesto non turbi l'ordine arcadico! La congerie del Verso Libero non pretenda di sostituire il metro con le figure di suono e si prepari per il per il pellegrinaggio con i doganieri di Montale! Tu dove diavolo credi di andare? L'endecasillabo è naturale: fila a studiare il tetrametro trocaico! Si può sapere chi ha imbrattato il pixel con arsi, tesi e ictus? <br>
E voi? Cantanti? Chi vi ha detto: Poeti? Siete voi capaci di Lieder? Se proprio volete accamparvi, raggiungete il campo slammer e duellate! Blocca subito quell'ermetico con la maschera sperimentale: sta scappando con un pitiambo tradotto liberamente! Cos'è tutto questo ragliare? Fermate quel piromane di Hank! Bisogna spegnere e sedare – altro che incendiare! Chiudete le finestre, le porte, le strade! Da dove spunta quest'armata di editori? Scendete sùbito dal tetto: non si recita la Poesia fuori dal salotto! Radiate *i libri di ferro* dalla Torre d'Avorio! Sopprimente ogni fermento. E imparate a friggere *di aria* per una sana contemporanea poesia, per la gloria di quella Morte che abbiamo già dichiarata. Non cercate un'altra misura, un'altra parola, un'altra plastica. Chi rifiuta l'etichetta sa già il dove la critica aspetta: «armati di fruste vi stendiamo sul letto di Procuste!». <br>
Con tutto il rispetto – baciate quella rima che per chi etichetta: sarà l'ultima! <br>
<br>
<br>
GO RIMBAUD! <br>
<br>
I <br>
<br>
Sur l'onde calme et noire où dorment les étoiles <br>
La blanche Ophélia flotte comme un grand lys, <br>
Flotte très lentement, couchée en ses longs voiles ... <br>
- On entend dans les bois lointains des hallalis. <br>
Voici plus de mille ans que la triste Ophélie <br>
Passe, fantôme blanc, sur le long fleuve noir; <br>
Voici plus de mille ans que sa douce folie <br>
Murmure sa romance à la brise du soir. <br>
Le vent baise ses seins et déploie en corolle <br>
Ses grands voiles bercés mollement par les eaux; <br>
Les saules frissonnants pleurent sur son épaule, <br>
Sur son grand front rêveur s'inclinent les roseaux. <br>
Les nénuphars froissés soupirent autour d'elle; <br>
Elle éveille parfois, dans un aune qui dort, <br>
Quelque nid, d'où s'échappe un petit frisson d'aile: <br>
- Un chant mystérieux tombe des astres d'or. <br>
<br>
II <br>
<br>
O pâle Ophélia! belle comme la neige! <br>
Oui, tu mourus, enfant, par un fleuve emporté! <br>
- C'est que les vents tombant des grands monts de Norwège <br>
T'avaient parlé tout bas de l'âpre liberté; <br>
C'est qu'un souffle, tordant ta grande chevelure, <br>
A ton esprit rêveur portait d'étranges bruits; <br>
Que ton coeur écoutait le chant de la Nature <br>
Dans les plaintes de l'arbre et les soupirs des nuits; <br>
C'est que la voix des mers folles, immense râle, <br>
Brisait ton sein d'enfant, trop humain et trop doux; <br>
C'est qu'un matin d'avril, un beau cavalier pâle, <br>
Un pauvre fou, s'assit muet à tes genoux! <br>
Ciel! Amour! Liberté! Quel rêve, ô pauvre Folle! <br>
Tu te fondais à lui comme une neige au feu: <br>
Tes grandes visions étranglaient ta parole <br>
- Et l'Infini terrible effara ton oeil bleu! <br>
<br>
III <br>
<br>
- Et le Poète dit qu'aux rayons des étoiles <br>
Tu viens chercher, la nuit, les fleurs que tu cueillis, <br>
Et qu'il a vu sur l'eau, couchée en ses longs voiles, <br>
La blanche Ophélia flotter, comme un grand lys. <br>
<br>
<br>
I <br>
<br>
A filo d'onda calma e nera dove dormono le stelle, <br>
Ofelia bianca è quasi un grande giglio in altalena, <br>
che tanto lenta ondeggia, distesa nel lungo tulle... <br>
- si tendono da selve lontane grida per la preda. <br>
<br>
È qui e più di mille anni: la triste Ofelia <br>
passa, spettro bianco, sulla lunga riva nera. <br>
È qui e più di mille anni che la dolce follia <br>
mormora il suo rumore nel soffio della sera. <br>
<br>
Il vento, se bacia il suo seno, dispone a corolla <br>
i grandi veli nella culla mite della fonte; <br>
di salici è il fremito di lacrime sulla sua spalla, <br>
inchini di rami nel sogno largo della fronte. <br>
<br>
Le ninfee sfiorate, in corona di fiati; <br>
e qualche volta veglia, nell'ontano che dorme, <br>
in qualche nido dove fugge, in un batter d'ali: <br>
- mistero di astri in oro, un canto che a terra piove. <br>
<br>
II <br>
<br>
O tu, tenue Ofelia! la bella nel modo di neve! <br>
Ora sei morta, una bambina, dal flutto rapita. <br>
- il vento di Norvegia nel verso che depone <br>
diffuse piano, per te: franchigia è fatica; <br>
<br>
e un soffio tortura la tua forte chioma, <br>
a tono di sogno nell'anima ritratti strani suoni; <br>
e il tuo cuore era speso al verde che chiama <br>
nel pianto dell'albero, e nei sospiri scuri; <br>
<br>
e la voce di mari folli, immane gemere, <br>
troncava il tuo seno acerbo; troppo umano e troppo dolce, <br>
e un mattino di aprile, un pallido e bel cavaliere, <br>
un puro folle, alle tue ginocchia si pose, senza voce! <br>
<br>
Cielo! Amore! Libertà! Che sogno, e povertà di Folle! <br>
Tu ti fondevi in lui come una neve al fuoco: <br>
la tua mera pupilla mutò le tue parole <br>
- e il blu del tuo sguardo sgranò l'Infinito tragico. <br>
<br>
III <br>
<br>
- e il Poeta dice: alla luce di stella <br>
i fiori che hai colto, la notte, li vieni a cercare; <br>
e io ho visto sull'acqua, cinta nel lungo tulle, <br>
un grande giglio, Ofelia bianca, e dondolare <br>
<br>
[e dondolare sulla U di Tarchetti...] <br>
<img src='http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs562.snc3/30710_121871131178873_120959297936723_165337_7892163_n.jpg'> ]]></description>

<link>http://www.chiaradaino.it/blog.asp?id=324</link>

<pubDate>Tue, 25 May 2010 01:41:00 +0100</pubDate>

<source url='http://www.facebook.com/pages/idueasxini/120959297936723'>Idueas(x)ini</source>

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</item>

<item>

<title>PERCHE' DIO NON MUORE</title>

<description><![CDATA[  <img src='http://www.liveus.it/public/articolo/tb_17.jpg'><br><br><div style='text-align:right;'>QUANDO SCEGLIAMO IL NOSTRO DIO, SCEGLIAMO<br>
UN MODO DI VEDERE L'UNIVERSO.<br>
CI SONO TANTE DIVINITÀ.<br>
SCEGLIAMO LA NOSTRA.<br>
<br>
IL DIO CHE ADORIAMO<br>
È IL DIO CHE CI MERITIAMO<br>
[Joseph Campbell]</div>
<br>
<br>
<div style='text-align:justify'>«ecco, non so come dirtelo, ma è morto Dio!»: ecco un dire che – detto via cavo – lascia il fiato appeso al telefono. Fuor di metafisica e fuor di menata teologica, fuor della più nota lirica Gucciniana, più di un'anima incarna quel <i>divino</i> che tanto amo. Che tanto amiamo. Quel qualcuno che ha incarnato e incarna quel qualcosa oltre. Uno scarto e uno scatto: un senso aggiunto all'anima – argento del Metallo più puro dell'oro. È la purezza che ora manca, la purezza anche nel fondo della fogna di questa assurda primavera. Dove Dio non muore e dove non può morire. Non piangete, riflettete! E schifate e schivate tutte le retoriche! Si muore. È l'unica delle certezze certe. Perché piangere anziché creare? Perché piangere anziché convertire: in Bellezza – il Dolore?<br>
«Amici non piangete, è soltanto sonno arretrato» è l'eterno espresso – epitaffio di Walter Chiari. E quanti occhi sprechi? Chi commemori nel mezzo d'alligatori pubblici? Perché esterni solo nel quando sono: drammi? Perché fiotti e dotti [<i>soluzioni saline</i>] in vece di un solo, tacito, ringraziare e incedere? La morte cancella peccati e peccatori. Non per questo: è un merito – morire. È la vita che incide. E Dio non muore e vive e rivive: nel tutto che ha creato. E ricreato e reso: scintilla che germoglia. Altra Arte e altra <i>ancora</i>. E ognuno si scelga: il suo palco e il suo patibolo. La storia è un processo – selettivo – della memoria. <br>
Al di fuori della schiera che solo lacrima la sterilità [di stilla coccodrilla] c'è ancora chi sogna e realizza: quella verità che resta. <i>The memory remains</i> – e l'al di là è molto più semplice dell'al di qua. Nell'ora che ci tocca. E non manca chi sapeva: trascendere la carcassa. Siamo acqua, materia molle e qualche ossa. Una poltiglia fisica che la fine una – ci connatura. Quello che conta è quello che resta. Quello che si dona: dalla culla alla tomba. La forza e l'intelligenza di capire. Che Dio non muore. Il simbolo non muore. Ci trapassa e ci trascende. E nel per sempre: ci trascina. Dio, come Dime, vive. Come tutte quelle Anime che, per anni o per danni, per volontà o per fatalità, hanno infuocato la terra – in prometea scintilla. Siamo noi il problema. Noi che ci sentiamo orfani, traditi e abbandonati. E dimentichi degli assoluti sanciti dai <i>nostri</i> lirici: Please smile, smile when you think about me/My body's gone/ that's all. Chi si spegne non soffre più. È la paura che rimane in vita. E allora no, l'opera di Dio non è morta. Non può più morire: quel testimone che ci ha passato e l'ha sanguinato tutto – in prima persona, per essere: un mito. Dio, come tutti noi. Come noi tutti che non sappiamo un <i>beneamato</i> del sangue che il prossimo nostro ha inghiottito e sputato! Ingoiare la pillola e leccare le urine, tra l'amaro e il dolce: è un diabete dell'anima il morbo mellito che si sbrana – quando, pezzo a pezzo, finisce un'epoca. È un gioco dell'oca, un rincorrersi la coda uroborica, questa stupida pretesa di eternità fisica. Nella società che cancella ogni ruga, quanto infantile rinnegare la chiarezza naturale delle “cose oscure”? Nessuno conosce quanto – sia il tempo concesso – per dare, prima di fare spazio.<br>
I metallari non piangono Dio, non vivono la condizione del condizionale. <i>Se fosse...</i> Non è stato. Lui è. L'essere presente. Qualcuno che si è scritto e qualcuno che ci scrive. L'immortale che è nato: per non morire. Il nostro mito personale. Sia un cantante, un parente, quel vecchio professore o il compagno matto del servizio civile...<br>
Ci vogliono tante, sanguigne, primavere – per smetterla con l'onanismo del dolore. Un bimbo si deve capire, un adolescente si può perdonare, ma all'anima adulta – si deve vietare: questa mercificazione del dolore. E chi più ricorda è chi è più vicino: alla realtà della vita stessa che si consuma e che ci consuma. Forse sarebbe davvero ora di decidere, nel vano non vano della nostra solitudine – <i>per chi</i> e <i>perché</i> lottiamo, che cazzo di persone siamo e  vogliamo essere. È solo questa la lezione.<br>
Spente le luci, dopo la funzione, dopo l'estrema finzione di lacrime – perché non concediamo alla fine il diritto di esistere? Le Anime non temono la ruggine di un corpo cenere che solo: ci permette il transito.<br>
Play your way, just like Dio!</div>
<br>
<br>
If  I could sleep at night<br>
Then somehow I'd see<br>
Why everything's wrong<br>
Or maybe it's just me<br>
Does anybody know this place that I'm in<br>
Why I might be alone<br>
Imagination is a terrible thing<br>
What if I'm wrong<br>
But here's what I've been thinking<br>
It must be the end of the world<br>
<br>
What ever happened to the rock and roll song<br>
Breaking your brain<br>
Making you stronger<br>
They say you never hear the bullet that kills<br>
And I don't hear a sound<br>
<br>
It's not about a change or revolution<br>
What's gone today is still called substitution<br>
<br>
Don't get emotional but we're out of time<br>
The melody's gone<br>
And fools have got the sunshine<br>
If I'm mistaken and I see you again<br>
Don't leave me alone<br>
Maybe tomorrow<br>
Could be the end of the world<br>
<br>
Don't make wishes<br>
Don't waste time<br>
Call the ones you hate<br>
You'd say I'm sorry but they'll have to wait<br>
For the end of the world<br>
Bye bye bye bye bye bye<br>
<br>
<br>
Se la notte potessi riposare<br>
la vista – sarebbe – chiara<br>
la ragione del tutto <i>carente</i><br>
<br>
Se di notte potessi riposare<br>
la vista – sarebbe certo <i>più chiara</i><br>
perché è tutto, è tutto sbagliato...<br>
<br>
La verità è: che sono io. Fine. <br>
Chi – conosce il <i>dove sono?</i><br>
Perché potrei essere <i>isolato</i>:<br>
la fantasia è un fatto feroce<br>
se <i>fosse</i> – solo mio – l'errore?<br>
[se fosse – solo mio – l'<i>errare</i>?]<br>
<br>
Ecco chi sono – sono nel pensare<br>
deve essere –  la fine del mondo<br>
tutto quello che è successo  <br>
al canto <i>di pietra</i> dei nostri suoni<br>
ci spacca il cranio, tarla i pensieri<br>
farsi forte – <i>rende forti</i> – per forza...<br>
<br>
ogni cosa accaduta in canto <i>di pietra</i><br>
come consuma  il cervello – il tuo<br>
farti forte – forgiando – a forza<br>
<br>
non senti mai – <i>si dice</i> – lo sparo che ti <i>secca</i><br>
e nell'<i>ora</i> non sento – suono uno<br>
non <i>si tratta</i>: né cambio né rivolta<br>
è la permuta – che preme il passo...<br>
<br>
Non piagarti di pietà perché siamo <i>fuori tempo</i><br>
<br>
la melodia è morta [è morto il <i>motivo</i>]<br>
e i pazzi possiedono: il punto che prilla.<br>
<br>
Se lo sbaglio è <i>stato</i>: mio – e di nuovo.<br>
ti potrò percepire [per pupille]<br>
non lasciarmi solo [per piacere]<br>
perché domani potrebbe essere <br>
la fine del mondo<br>
<br>
non dire – <i>desideri</i><br>
non perdere tempo<br>
<br>
 – Chiama <i>chi odi</i> –<br>
<br>
meglio avvisare e dire loro – che ti dispiace: ma <br>
dovranno <i>aspettare</i><br>
la fine del mondo<br>
<br>
Addio saluti addio salve addio ancora di nuovo...<br> ]]></description>

<link>http://www.chiaradaino.it/blog.asp?id=323</link>

<pubDate>Mon, 24 May 2010 20:34:36 +0100</pubDate>

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<item>

<title>QUELLA PAROLA VIOLENTA</title>

<description><![CDATA[ <p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://damascena.wordpress.com/2010/05/20/quella-parola-violenta/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Un0wY6bx_2g/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:justify;">Quella parola <em>violenta</em>! E la violenza di quella parola ha la forza fatua della tua miseria! E sono la «troia» e sono la «puttana» e quella «vacca da mettere a novanta» e sono l’amarezza, l’amaro in bocca, sono tutto l’amaro che devo solo succhiare e, muta, chinare il capo per ingoiare – tutti i nomi che sono e che non sono. Come puoi dirti «un uomo»? Ti dico lo so: ti viene facile quello schiaffo sordo e <em>secco</em>. Ti dico lo so: che devo sempre e solo, ancora, tacere. Mentre precipito dalle scale per la tua ennesima spinta. Quella parola <em>violenta</em>! E la violenza brucia la pelle e corrode la faccia! E sono il viso che hai deturpato con l’acido per una colpa che non ho commesso, per tutto lo sperma che ho rimesso nei secoli dei secoli –  amen! Baciamo le mani assassine e torniamo nel nido di omertà.</p>
<p style="text-align:justify;">Ti sorrida quel taglio sulla gola: vomita sangue e silenzio – il mio collo è un strazio e tu ti senti <em>la mano armata</em> di un dio impunito, libero di giocare al massacro. In virtù di quella violenza che se la schiava esce di casa, esce distesa. E trema la terra che mi mangia. Quella parola <em>violenta</em>! Le pupille impresse dalla paura sono un panorama che nessuno resuscita, nessuno riscatta, poi ti strappa la camicia e a forza ti blocca: ti stupra e ti amputa, piove un rosso dolore e ti priva della vita, annulla la speranza, estirpa il clitoride e in tutto questo – si fa beffe di quel tuo stupido piangere: «perché proprio a me?».</p>
<p style="text-align:justify;">Perché a tutte cuce la bocca e cuce la pelle: sono i settanta punti di sutura, la frattura scomposta e le domande del medico. Quella parola <em>violenta</em>! E sono tutte scuse – le tue crisi di astinenza, l’alibi della tua dipendenza e dalla droga e dal bicchiere: sono le finte promesse di un domani migliore, sono trent’anni di percosse – da quando mi ha portata all’altare. Quella parola <em>violenta</em>! E sono tua figlia, tua moglie, tua mamma e tua sorella, sono la passante colpevole di minigonna, sono la più procace delle tue alunne, sono quella da cui non accetti un rifiuto, sono ubriaca e sei tu che mi trascini nel vicolo. Quello più buio, quello senza via d’uscita. Tanto ero io quella – con la <em>bocca da porca</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Quella parola <em>violenta</em>! E sono l’obbligo di coprirmi e l’obbligo di spogliarmi, sono le forme che devo nascondere e sono le forme che devo mostrare, sono quello che non devi vedere e sono quello che ti devo esibire, sono il prezzo da pagare per non contare i lividi, sono l’unico modo per lavorare nei tuoi cristalli liquidi, sono le ceneri perché il rogo cancelli i tuoi scandali. E sono un picasso di ecchimosi, sono tutti quei plagi, sono tutti gli abusi, e sono tutti i calci in pancia per gli aborti che la tua rabbia ha deciso: gonfiare di botte e sgonfiare di culle – come un pallone gravido che non ti diverte!</p>
<p style="text-align:justify;">Quella parola <em>violenta</em>! E sono la santa che ha preferito la morte, sono il calco dei denti dei miei resti massacrati, e sono il bersaglio dei tuoi sputi, sono le mie unghie impotenti, il fetore del tuo peso, il muro che mi strappa, la lama che mi punta, le labbra che mi tappa, il fango che m’intasa, m’invade, m’infetta – la gola il naso le ossa – mentre mi forzi il cranio, supina, sull’asfalto del parcheggio. E prego e supplico e voco – invano – qualcuno, qualcuno che esca dalla discoteca e ti veda, ma nessuno, nessuno vede la violenza che si consuma in ogni angolo e in ogni piano e in ogni luogo, in ogni buco: è un crepare lento e nero e <em>violalutto,</em> nell’eterno ritorno dell’eterna indifferenza.</p>
<p style="text-align:justify;">Atroce ripetere l’orrore e parte la denuncia, ma nessuno, nessuno può rendermi l’innocenza. E sono la piccola vittima di un’altra e un’altra e un’altra molestia ancora, troppo piccola perché qualcuno mi creda e creda sia un mostro e non un parente stretto – quello che mi accompagna al campeggio. Quello che mi sevizia con comodo perché tanto: vive sotto il mio stesso tetto. Entra tutte le notti nel mio letto di bimba per giocare giochi che non voglio giocare. Spero solo finisca e presto e in fretta. E chiedo pietà e nemmeno più la chiesa è un posto sicuro per sentirmi sicura. E neanche a scuola. Ora che hai convinto anche la mia compagna e un’altra e un’altra e un’altra ancora: hai convinto. E ogni fanciulla si è armata di catena per esercitare la stessa crudeltà che tu hai sempre preteso come un diritto, azzerando ogni rispetto. E sono sola, con un’altra spranga che mi frantuma la schiena e mi paralizza – l’anima.</p>
<p style="text-align:justify;">Quella parola <em>violenta</em>! Assorda la tua minaccia mi strozza la gola sbavando «stai zitta zitta zitta!», mi spolpa e mi sporca con la furia omicida di muscoli che non posso fermare che non posso frenare – le minacce diventano certezze nel mio martirio [che volevo solo passeggiare in quel parco, al tramonto]. Non ho scampo e tu hai tutto il tempo per spaccarmi anche l’altro polso. Quella parola <em>violenta</em>! E sei nel vetro infranto dell’auto, sei il mio ragazzo legato e impedito dal darmi aiuto, in quel sentiero, dove cercavamo un posto nostro. E sono lo sfogo perché vuoi vendicare qualche trauma passato, e vuoi solo farmi subire quello che a tua volta hai subito, sono l’ultimo anello di una catena malata, sono il più debole e il più semplice da battere, sono l’inferma più fragile e più esposta al pericolo, sono l’orrore, l’orrore della guerra anche in tempo di pace. Sono in ogni stato e in ogni paese, sono quelle mimose che sono solo una zecca commerciale – perché in ogni lingua sono il male che mi schianta, sono le grida che non sono scudo, sono il distacco di chi non rischia, di chi chi gira la testa, di chi si crede immune, sono la percentuale costretta a crescere, sono un dato di cronaca, il <em>quotidiano</em> che non ti tocca e non ti riguarda, sono la ferita che non rimargina e si radica nella <em>violenza di genere</em>, nella violenza in genere: è un meschino pervertire l’umano e nel fumo di zolfo mi violentate a turno per piacere del branco, uno squarcio, uno per uno, dall’utero all’intestino, dal retto alla trachea – mi guardo dall’alto e mi sento svenire per lo strappo delle carni, per la grandine di colpi, sempre più forti. E così mi scannate e, compiaciuti boia, ridete – ridete sempre più forte – e vi passate la mannaia...</p>
<p style="text-align:justify;">Quella parola <em>violenta</em>! E quanta parola mi violenta se provo a dire a qualcuno quel che ha ucciso dentro e devastato fuori. E quanta parola violento per non dire, per il panico di una qualche più tragica ripicca o più feroce vendetta. Perché non so dove andare, dove scappare o a chi chiedere, né come dimenticare e continuare a convivere – con il marchio della violenza che mi segnò senza ritorno, m’insegnò un lato oscuro che ti giuro <em>non me lo sono cercato </em>e non trovo un motivo valido quando dici che me lo sono meritato e solo perché ho sorriso a uno sconosciuto&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">E ora soffoco: ogni sorriso nell’incubo, nel ricordo che ti racconta la mappa delle mie cicatrici, il mio setto nasale rotto e la milza che mi hanno asportato. E ora è successo di nuovo, grazie al video, perché qualcuno adora a tal punto uno spettacolo violento da riprendere tutto – per deviare tutti quelli che credono: <em>il più violento il più potente.</em></p>
<p style="text-align:justify;">E carnefice su carnefice: è un impero che prospera la mattanza! Quella parola <em>violenta</em> e per quanto tu possa lavarti le mani, quella macchia non passa, per quanto tu possa tagliarmi la lingua e chiudere gli occhi, spezzarmi le ginocchia e piombare le finestre, per quanto ti consoli fare finta di non sentire e sentirti al sicuro e sentirti pulito, nel corpo e nella coscienza – quella parola <em>violenta</em>! Quella parola ti aspetta, alla fine del corridoio, per quanto lungo, mentre mi porti al patibolo, quella parola sono io. Parola di donna, parola di tutte le donne che tu: non provi vergogna?</p>
<p style="text-align:justify;"> <a href="http://www.corridoio.org/testo.html">http://www.corridoio.org/testo.html</a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.corridoio.org/">http://www.corridoio.org/</a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.marcantonio.eu/">http://www.marcantonio.eu/</a></p>
<p style="text-align:justify;">Ringraziando Marcantonio Lunardi e tutte le Anime che [sanno vedere e non possono e non vogliono e non devono: tacere]</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:center;">***</p>
<p style="text-align:center;">What I&#8217;ve felt<br />
What I&#8217;ve known<br />
Never shined through in what I&#8217;ve shown<br />
Never be<br />
Never see<br />
Won&#8217;t see what might have been<br />
What I&#8217;ve felt<br />
What I&#8217;ve known<br />
Never shined through in what I&#8217;ve shown<br />
Never free<br />
Never me<br />
So I dub thee UNFORGIVEN</p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/damascena.wordpress.com/317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/damascena.wordpress.com/317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/damascena.wordpress.com/317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/damascena.wordpress.com/317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/damascena.wordpress.com/317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/damascena.wordpress.com/317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/damascena.wordpress.com/317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/damascena.wordpress.com/317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/damascena.wordpress.com/317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/damascena.wordpress.com/317/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=damascena.wordpress.com&blog=1402919&post=317&subd=damascena&ref=&feed=1" /> ]]></description>

<link>http://www.chiaradaino.it/blog.asp?id=322</link>

<pubDate>Thu, 20 May 2010 01:36:35 +0100</pubDate>

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<title>COME TI RICICLO L’EX  [SALONE DEL LIBRO]</title>

<description><![CDATA[ «I’ve had so many man in my life <br><br>
that I think the FBI should come to me <br><br>
when they want to compare fingerprints»<br><br>
[Mae West]<br><br>
<br><br>
<br><br>
Progetto di Arte che sposa l’Ecologia. E l’Amico le chiese: «hai materiale da riciclare?». E la Dama rispose: «una schiera di ex!». E l’Amico precisò: «materiale inorganico!». E la Dama confermò: «una schiera di ex!».<br><br>
Così rampollò – Virus 71 – raccolto e rilegato per un sano approccio che consenta un ancor più sano: riciclaggio. And Dama laughs. E più che un sorriso è una smorfia [napoletana! E 71 è l'Ommo 'e Merda e se il letame è letame, non solo si ricicla, ma si rivaluta: nel materiale organico che concima – un terreno acido e un testo fertile].   <br><br>
E si traveste da poeta per coprire un’attività meno losca di quella del poeta: convertire in bellezza. Potere che la parola può. La catastrofe: capovolge. E non sempre è un male. Ribaltare una situazione, a volte, è riuscire a sconvolgere l’ordine prestabilito: è l’umana comoedia. È quel materiale umano/disumano/inumano che diventa: materia scrittoria.  E chi non nasconde il *cadavere squisito* di almeno un ex, di almeno una ex? Quando poi ne hai armadi pieni e letti invasi, cassetti obesi e ricordi decisi: perché non cantare di tutti gli *amori scortesi*? E per la prefazione di Ottonieri, e dalla prefazione di Ottonieri: «Una bocca che si offre, dalla bocca alla faringe, come macchina da guerra. Risonante cassa, macchina di risonanza. Nella pronunzia frontale. Rullo compressore  del verbo, e parole a rincorrersi nel peso ferreo d'una velocità multiversa (lingua che scorre a multiple velocità salendo la corrente delle salive i suoi sali secreti); ingranaggio di sillabe in furia nel moto della deglutizione. È questa la fortezza verbale (irta purezza virale) di Daino, il velluto rovente ruvido di Daino, poesia armata contro se stessa (contro contro ogni inganno che il decoro della parola è in grado di operare) - anti/poesia in purezza strappata coi denti brano a brano, a bruciare il suo tempo: e centimetro su centimetro a conquistare spazi, a saturare ogni spazio, costi quel che costi, in cumuli d'anniluce. E se il costo è monta di marea se è il magma che travolge il discorso (fattosi carico del coacervo dei discorsi) nel diramarsi metastatico dei sensi del Senso, se è ribollìo se è lava che trascina le ispide arborescenze dal dire disseminate lungo i pendìi, allora significa che qui è l'unico costo possibile, o forse anzi, che è il costo necessario. [...] Nella purità virale, che è solamente sua, l'Arco di Daino resta solo a popolare il linguaggio in numerose parti, quando le pareti crollano e l'alter, il maschio (per antonomasia, settantuno: l'ommemmerda delle carte della cabbalà sudista), si squaglia flaccido senza più frecce nel pallore d'un ultimo fuoco irredimibilmente affetto; e si sgonfia sconcertato in un talamo di accenti aguzzi come spine. E lei diretta e sola, nel centro aperto della scena, come un'armata che si sia data il compito (effetto Matrix) d'affrontare il deserto delle tenebre, per illuminarlo della lucentezza delle sue corazze di titanio, delle sue spade da jedi reduce da un pianeta esploso. E metallo allora come làmina vibrante, teso Arco a rimandare onde sensibili di Suono; una carne flessibile di schegge, ad ammassarsi in velocità di luce, strato su strato per erigere un muro elastico di Suono, un vibrare acuminato di cristalli, in tensione sull'assordante frastuono del Nulla. <br><br>
     (Poesia, a rigori, incommentabile (almeno da fuori) questa di Chiara, perché diritta/diretta – come lama, tagliente lama tempestata di pietre - estroflessa autoanalitica testimoniale provvista di corazze d'impossibile autocommento...) <br><br>
Mastica-e-sputa, non potrà che essere (anoressia pantagruelica) il suggello di questa cannibalesca difesa dall'universo svuotamento. – Che è poi nulla di meno che desertificazione definitiva della Carne.- In elfica leggerezza di Daino, è il colpo estremo di glottide, tirato per non lasciarsi soffocare dalla monta irreversibile del male: quel che pure bisogna risalire (sa bene Daino) per ritrovare, contaminati e incorrotti, il bandolo d'una qualsiasi salvazione. – Salvazione nella vita del linguaggio; salvazione del medesimo linguaggio, da assimilare tutto intero e molteplicemente in ogni piega, per via di discipline estreme tutte ancora e sempre da inventare [...]».<br><br>
<br><br>
<br><br>
E se nell’inventare si radica la radice prima, quella etimologica, la nuova essenza che raggiunge: è un istanza, è la coerenza di chi *rifiuta*! Qualsiasi etica sociale: non le appartiene. Le dicotomie in atto [e in atto coercitivo] sono solo catene. La libertà è scelta e si sceglie da sola – la scala di condotta: evita qualsiasi etichetta! Perché chi abita l’ossimoro dell’ossimoro: è chi non ha paura.  Di essere. Il glifo del segno, la tensione degli opposti e, tra Circe e Calcutta, continua: nel bene e nel male che si vive per come si sente – l’attributo «mia». Musica, maestro! Ti ho detto mai di quella Armonia che è figlia di Ares e Afrodite? Pensate pure come la società vi impone – lei se la ride, soffiando via il brutto in bellissime bolle di sapone...<br><br>
<br><br>
<br><br>
15 maggio 2010<br><br>
 Salone Internazionale Del Libro, Torino<br><br>
Ore 17<br><br>
presentazione di <br><br>
Virus 71 <br><br>
di Chiara Daino<br><br>
prefazione di Tommaso Ottonieri<br><br>
Aìsara Edizioni<br><br>
<br><br>
E ringrazia Aìsara Editore, Daniele Pinna, Francesca e Tommaso Ottonieri.<br><br>
E tutti gli ex a cui non dedica. Si è dedicata al suo...<br><br>
<br><br>
<br><br>
<br><br>
†<br><br>
<br><br>
 <br><br>
«When I'm good, I'm very good. <br><br>
But when I'm bad I'm better»<br><br>
[Mae West]<br><br>
<br><br>
<br><br>
<br><br>
<br><br>
 ]]></description>

<link>http://www.chiaradaino.it/blog.asp?id=321</link>

<pubDate>Thu, 6 May 2010 11:53:31 +0100</pubDate>

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<guid>http://www.chiaradaino.it/blog.asp?id=321</guid>

</item>

<item>

<title>LA VOCE DI GWEN</title>

<description><![CDATA[ <p> <a href="http://moulinrouge.files.wordpress.com/2010/05/gwenstival.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-376" title="gwenstival" src="http://moulinrouge.files.wordpress.com/2010/05/gwenstival.jpg?w=460&#038;h=210" alt="" width="460" height="210" /></a></p>
<p>Ricevo e rimando &#8211; con preghiera di diffusione:</p>
<p style="text-align:justify;">è nato <strong>LA VOCE DI GWEN</strong>, l’unico programma di diffusione della poesia (ma non solo) in una Web-radio svizzera. Dagli studi di <strong>Radio Gwendalyn</strong> (o più familiarmente Radio Gwen) di Chiasso, ogni Lunedì dalle ore 20.00 un’ora è dedicata alla <strong>diffusione</strong> della <strong>poesia</strong> in lingua italiana.</p>
<p style="text-align:justify;">Il format prevede una prima parte, “<strong>La voce di Gwen</strong>”,  dedicata ad una voce della poesia contemporanea con letture di testi alternati ad un percorso esplicativo sulla poetica dell’autore affrontato.</p>
<p style="text-align:justify;">Seguono le rubriche “<strong>A parer nostro</strong>”, consigli di libri di narrativa scelti dalla redazione e “<strong>A me gli occhi</strong>”, consigli di libri di poesia per voce di svariate librerie del Cantone Ticino, interpellate appositamente.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando possibile, LA VOCE DI GWEN lascia lo studio e registra dal vivo, come è stato con Alberto Nessi o per la prima presentazione mondiale del nuovo libro di Laura Pariani “Milano è una selva oscura” uscito nel 2010 per Einaudi.</p>
<p style="text-align:justify;">Ogni puntata è poi riascoltabile nella sezione Podcast ed ascoltabile ovunque, con disponibile una breve scheda informativa dell’autore, tutti i  libri affrontati, la tracklist completa dei brani musicali che accompagnano l’emissione e con i link attivi per una immediata lettura o ascolto per andare oltre oltre il confine della puntata.<br />
<em>Nota tecnica: </em>Radio Gwendalyn è una emittente con una programmazione settimanale (e con emissioni in diretta, differita o Podcast) e non è da confondere con piattaforme di archivio sonoro come Radio.Sheherazade.ch</p>
<p style="text-align:justify;"> LA VOCE DI GWEN è la prima Web-radio  della svizzera italiana entrata a far parte della associazione <em><a href="http://www.asroc.ch/site/index.php/home" target="_blank">ASROC (Association Suisse des Radios Online et du Cable</a></em><em>)</em> ed è l&#8217;unico programma di diffusione della poesia in una Web-radio svizzera </p>
<p style="text-align:justify;">Ideatore e conduttore del format è<br />
<strong>Fabiano Alborghetti</strong> (<a href="http://www.fabianoalborghetti.ch/">www.fabianoalborghetti.ch</a>), poeta, critico e organizzatore di eventi culturali,</p>
<p style="text-align:justify;">Co-conduttore è<br />
<strong>Raffaele Sanna</strong> che firma la scelta degli intermezzi musicali nonchè dei volumi di narrativa presentati.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>LA VOCE DI GWEN: la poesia, in radio, come non l’avete mai ascoltata.</strong></p>
<p style="text-align:center;"><a href="mailto:redazione@radiogwen.ch">redazione@radiogwen.ch</a>   -   <a href="mailto:contact@fabianoalborghetti.ch">contact@fabianoalborghetti.ch</a></p>
<p style="text-align:center;"><strong><a href="http://www.radiogwen.ch/">www.radiogwen.ch</a></strong></p>
<br />Archiviato in:<a href='http://moulinrouge.wordpress.com/category/lettereletters/'>Lettere/Letters</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/category/musicamusic/'>Musica/Music</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/category/poesiapoetry/'>Poesia/Poetry</a> Tagged: <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/chiasso/'>Chiasso</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/fabiano-alborghetti/'>Fabiano Alborghetti</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/la-voce-di-gwen/'>La Voce di Gwen</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/poesia/'>Poesia</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/radio/'>Radio</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/radio-gwen/'>Radio Gwen</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/radio-gwendalyn/'>Radio Gwendalyn</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/raffaele-sanna/'>Raffaele Sanna</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/svizzera/'>Svizzera</a>, <a href='http://moulinrouge.wordpress.com/tag/web-radio/'>Web-Radio</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/moulinrouge.wordpress.com/375/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/moulinrouge.wordpress.com/375/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/moulinrouge.wordpress.com/375/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/moulinrouge.wordpress.com/375/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/moulinrouge.wordpress.com/375/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/moulinrouge.wordpress.com/375/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/moulinrouge.wordpress.com/375/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/moulinrouge.wordpress.com/375/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/moulinrouge.wordpress.com/375/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/moulinrouge.wordpress.com/375/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moulinrouge.wordpress.com&blog=783620&post=375&subd=moulinrouge&ref=&feed=1" /> ]]></description>

<link>http://www.chiaradaino.it/blog.asp?id=320</link>

<pubDate>Sat, 1 May 2010 08:26:20 +0100</pubDate>

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