Chiara Daino
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2016, Romanzo
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2015, Versi
Al Pubblico Nemico AL PUBBLICO NEMICO
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2014, Romanzo
Siamo Soli [morirò a Parigi] SIAMO SOLI [MORIRÒ A PARIGI]
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2013, Romanzo
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2011, Romanzo
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2010, Versi
La Merca LA MERCA
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2006, Romanzo
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30 Gennaio 2015 30 Gennaio 2015 - REFERENDUM




Giulia Gonzaga:

Ordinanza mi volle «abrusciata»
se mai alcun m’avesse trovata
viva, benché defunta dichiarata...
Ma giammai salma fu reperita
di me rinomata: Giulia Gonzaga.
Eretica o Strega, poco importa
come chiamare mi vuoi,
al par di Cagliostro non m’ingabbierai!
Son voce delle voci di ognuno di noi:


«Non venderti, sei tutto ciò che hai»


E da sempre, nel per sempre lo sai:
we have to stand and fight!

Ed è tutto il fuoco che non brucerai
ch’in coro guerriero fiammai – granito:

sono io quel Mostro candido e fosco
e questo è il mio corpo bastardo,
uno scarto di placenta e metallo,
un ossame dalle borchie di vetro:
questi sono gli occhi dell’assurdo!

Iridi a spire, pupilla difforme,
piango pietre; perciò: non dirmi fragile
se ti eccita castigarmi per bene
se ti delizia farmi del male
erutta nel mostruoso femminile

che queste spalle larghe sono curve
dove spiovere – tutte le sevizie
dove snebbiare – le tue effusioni.

Queste ustioni sono le mie mani
questi tagli sono le mie gengive
queste grotte sono le mie tre bocche
per dirti – da questa ridda di rughe:
«sono tutte le mie messe in scena»

Questo è il problema: non sono io
quella problematica né labella
d’asilo (domicilio manicomio)
perché sono un mostro compiaciuto
– del mio ruolo destinato all’applauso –
che dirti? Sia geniale, sia ridicolo

questo mio corpo è piombo è tossico;
sono un lessico pericoloso,
ma sei sordo nel regno del più furbo.

Questo è il verso del mio disprezzo:
rùgghio in nome del vomito santo
quando sputo tutto – quel bianco rancido.

Un morso classico senza filetto,
non trovo scoglio che mi sia freno:
fallo creativo, fallo meccanico,
fallo ginnico o fallo poetico...
Non trovi posto – nel cranio del mostro
che ricovera un ragno nel petto...

Amico, capo, marito, pontefice,
cambia solo il nome del carnefice
ma tu sei libero – di non guardare
quando il mostro si sega le ali
per essere: la capace latrina,
il tuo lurido vaso, pronta all’uso.

Io sono proprio quel tipo di mostro:
trasparente, non mi credo speciale
(è una «materia prima» l’orrore!)
ma questo mostro vive – nonostante.

Queste mie gambe non contano rotule:
per suggere menelik del potere,
preferisco pregare piano piano
l’angelo custode d’ogni strabismo.

Questa è la maschera di Magonio
questo è lo sgrano del mio rosario
questa è la fine che ho finito
quando ti sorrido – e ti saluto
senza sforzo, io ti strappo dall’incubo
godendo a gran sorsi il silenzio,
ritorno nel mio loculo etilico

Viva la metà e sbronza il doppio

Questo mostro sono io
condannata all’abominio
perché conosco l’uomo

Fidati di me, dammi tempo
ho sentito qualcuno che ha detto
più vecchia l’uva
più dolce l’annata...

Ma è un’oasi da turista
una mostruosa petroliera
la ferita che sanguina
come una marea...

Lei ti è devota:
perché l’hai ingiuriata?
La trama della nostra vita suda
nel buio come un volto
il mistero della parto,
della stessa infanzia
visita la tomba
ma cos’è che ci chiama?

Perché prega meglio chi grida?
Perché la morte è cosa infida?
Chiusi gli occhi, membra stese
siamo rane nell’acciaio fuse,
un’apposizione, una riparazione
e dove c’erano deserti
io ho visto fontane
l’acqua sgorgava come speme
e noi andavamo a spasso là – assieme
e non c’era sole di cui ridere
o luna da criticare

dormivano semplicemente assieme
nido d’anime allacciate – realmente
io speravo nelle mie speranze
per riuscire a ricordare
Dio sa come – una visione
fino a che il sonno mi prese
fino a che donai il sogno a te

Vai ragazza triste!

Ti hanno detto – non fare storie...
Ti hanno detto – ti devi calmare...
Ti hanno detto – cessa di parlare...
.
E come dovresti reagire?

Dovresti gridare così forte
da farli correre nelle loro grotte...
Dovresti esibire le tue pupille fiere!
Dovresti scrivere
e scrivere di quando ti volevano cenere
di quando hai risposto – loro:
perché Eva non avrebbe mangiato del frutto?
Non aveva una mano da allungare,
dita da chiudere a pugno?
Non aveva forse uno stomaco
torto dal morso della fame?
Una lingua secca per la sete,
un cuore vergine per amare?

Allora perché Eva non avrebbe dovuto mangiare?
Perché avrebbe dovuto soltanto – reprimere,
e regolare i suoi passi
e sempre contenersi?
Perché tenersi a vita Adamo
senza assaggiare quel pomo?

Perché Eva ha mangiato del frutto
e in dono ci porta il cielo e il prato.
Perché Eva ha mangiato quel frutto
esiste la gioia che bilancia il lutto.
Mangiando il frutto, Eva ha fatto
della terra un paradiso del difetto.
Eva, se vedrai ancora un frutto,
non trattenerti – e mangialo.

Anima che non ha ingoiato l’oltraggio
sugghia quel frutto – con coraggio .
Con santità dell’eretico
– sorella del Savonarola –
anima degna del rogo
in cui trent’anni ho vissuto
come un piede, gramo e niveo,
trattenendo fiato e starnuto.
Il mio Dio è alto un metro e cinquanta
ma è grande come il vostro Dio!

Quest’epoca non è l’epoca di Galileo.
Questo è un altro, convulso, secolo,
ma la società ti emarginerà se dici il vero,
la patria non ti vorrà
sul suo territorio,
per lo stato sarai al bando,
perché hai detto il vero
perché hai mangiato il frutto.

Ma sei una donna di metallo,
metti la mano sul fianco,
cavati il cuore dal petto
e non arretrare d’un passo.

Solo così, non sarai più in esilio.
Avrai una patria e amici a scudo.
Sarai libera da ogni cilicio,
vedrai la luce e farai futuro.
Nessuno ti getterà nel buio,
perché tu sei il vero
metallo più puro dell’oro
sei chi crede e non teme
– la ruggine degli ipocriti:

VAI RAGAZZA, VIVI!


Cut-up tributo di Dama Daino agito durante il Festival dell'Eccellenza al Femminile.

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