Chiara Daino
CORPI DI CARTA CHIARA
SIETE DEI SIETE DEI
Il Leggio
2016, Romanzo
L'Arte del Ragno L'ARTE DEL RAGNO
Lulu.com
2015, Versi
Al Pubblico Nemico AL PUBBLICO NEMICO
Lulu.com
2014, Romanzo
Siamo Soli [morirò a Parigi] SIAMO SOLI [MORIRÒ A PARIGI]
Zona Editrice
2013, Romanzo
L'Eretista L'ERETISTA
Sigismundus Editrice
2011, Romanzo
Lupus Metallorum LUPUS METALLORUM
Lulu.com
2011, Opera Martire
Metalli Commedia METALLI COMMEDIA
Thauma Edizioni
2010, Poema Borchiato
Virus 71 VIRUS 71
Aìsara Edizioni
2010, Versi
La Merca LA MERCA
Fara Editore
2006, Romanzo
Novità



5 Giugno 2015 5 Giugno 2015 - L'ERETISTA

L'ERETISTA

Eretista come termine per identificare qualcosa di inclassificabile, come definizione per qualcosa che non è in cerca di un’etichetta. L’eretista è un animale in fuga (l’ermellino), braccato suo malgrado, ma capace di dimostrarsi (sempre e comunque) predatore spietato e selvaggio. Animale che combatte tenace per la difesa del suo territorio e della propria prole, in tutto il suo istintivo estraniarsi/allontanarsi dal mondo reale. L’eretista è un animale che ha consacrato la propria esistenza all’Arte. E in questo specifico caso l’Arte è la parola (o coincide con essa). La sopravvivenza dell’animale-eretista è legata, quindi, alla lotta per la parola (assimilabile alla lotta che avviene nel mondo della catena alimentare) – che possa essere intesa come parola altra, diversa da quella dei bipedi, diversa da quella civilizzata di Isaak. Non a caso, un metodo efficace per catturare un ermellino è quello di bloccargli la lingua; non a caso un “cingolo scapolare” è sinonimo di arto [linguistico] da battaglia.

La parola nel mondo civilizzato di Isaak è parola morta e piegata a un sistema di produzione di massa che deve inglobare qualunque cosa (e farla sua), in ovvia contrapposizione con la natura selvatica dell’Arte (di cui sopra). E proprio per questo motivo Isaak si riduce al silenzio (più che al semplice) ed è restio alla comunicazione. Anche la sua è una fuga dal mondo, ma degradante. Le parole di Isaak e quelle di Milla sono estremi opposti e, ciononostante, se la suonano e se la cantano da soli. Il contrasto tra queste parole non è da affrontare in termini di torto o ragione, ma nel comprendere che si tratta di un percorso che conduce a uno stato di emarginazione e assenza: una netta divisione che crea – irrimediabilmente – una zona desertica (che potrebbe essere rappresentata in qualche modo da quella di Talóra).

Subito stabiliti questi due essenziali poli estremi (per l’eretista il motto è “meglio morto che sporco”, mentre per Isaak potrebbe essere l’esatto contrario), si può cominciare a dipanare la trama del racconto. Un racconto chiamato a evidenziare l’amarezza per l’impossibilità di condividere la parola e la necessità (al contempo) di lottare strenuamente per essa – e salvaguardarla a rischio della propria vita. Ma la narrazione è un vero e proprio caleidoscopio di voci, abilissima nel destreggiarsi tra diversi registri. E questa narrazione, inoltre, si muove con leggerezza efficace attraverso le insenature dei mondi più improbabili: fumetti, rock, letteratura e teatro (giusto per dire delle categorie più palesi) convivono allegramente e drammaticamente in un gioco di rimandi e richiami a tratti irresistibile (si segnala, in particolare, il capitolo dell’incontro tra Isaak e Pascal).

Una messa in scena su carta che appare anche eccessiva: far coesistere Luigi Pirandello e Lemmy Kilmister, Wolverine e Kierkegaard dovrebbe risultare alquanto acrobatico (e probabilmente lo è davvero), ma l’umorismo e l’intelligenza con cui il tutto è trattato garantiscono la riuscita dell’operazione. E questa messa in scena eccessiva, tuttavia, rende l’insieme incapace di arginare ogni cosa. Sì, perché “L’eretista” si muove (non dimentichiamolo) nell’ambito della forma canonica del romanzo e l’abbondanza degli elementi posti sulle pagine fa risultare un po’ dispersiva la lettura, la quale, essendo legata (inevitabilmente) a una trama piuttosto lineare da seguire, ne risente dal punto di vista di ciò che si può considerare più o meno superfluo o ripetitivo (a seconda dei gusti – chi scrive, per esempio, avrebbe preferito qualche sottrazione).

Ci si sofferma ancora qualche istante su questo discorso dell’essere/apparire eccessivo, perché il romanzo non è da considerasi (o almeno non è necessariamente) complesso. Costruisce la sua struttura su solide fondamenta e architetta situazioni e personaggi destinati a popolare ambienti di una mente che vaga tra varie dimensioni (temporali-surreali), confondendosi con la fiaba e il vero. Ma l’inafferrabilità della protagonista (che, ricordiamo, è l’Arte della parola) è un’esortazione a seguirla e non a catturarla (e ingabbiarla). Tutto ciò che può risultare troppo in termini di riferimenti e citazioni non è propedeutico (o indispensabile), infatti, per la comprensione di qualcosa. Il piacere della lettura non viene intaccato e che si abbia o meno la competenza per cogliere tali elementi (fortunatamente svelati in appendice per i più pigri e per i veri e propri ignoranti – come nel caso di chi scrive), essi sono un di più (un gentile omaggio della ditta) che può rendere il racconto più profondo e aperto ad aspetti e interpretazioni altri – se si ha voglia di dilettarsi nell’esercizio.

In definitiva, “L’eretista” è un romanzo difficile da collocare sugli scaffali della libreria, perché non si sa inquadrarlo e non è un’eresia affermare che potrebbe essere accostato a più generi. Ma stiamo parlando, come si è avuto modo di intuire, di un prodotto che rifiuta il genere. E già solo per questo motivo risulta degno di trovare posto sui suddetti scaffali.



Lettura critica di Giuseppe Vuolo per L'Eretista, Sigismundus Editrice, 2011.

Share/Save/Bookmark


Nome
Email
Testo


ChiaraDaino.it © 2011

ARCHIVIO STORICO

5 Giugno 2015
L'ERETISTA


30 Maggio 2015
LA MEMORIA E L'OBLIO


20 Maggio 2015
LORENZO PITTALUGA: SONO LA FOCE E LA SORGENTE


10 Maggio 2015
PING PONG POETRY DIALETTALE


1 Maggio 2015
DELLA MORTE DEL LAVORO


Vedi tutti...