Chiara Daino
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16 Febbraio 2014 16 Febbraio 2014 - LA POESIA SPOSA L'HEAVY METAL

LA POESIA SPOSA L'HEAVY METAL

Incontro con Dama Daino, poeta genovese ospite il 26 febbraio al Twiggy

Parlare con Dama Daino, al secolo Chiara Daino, è come entrare in un mondo sconosciuto, dove le parole hanno vita propria. E in una discussione, con lei, se ne sbagli una, di parola, non ne esci certo indenne. Chiara Daino, genovese, è una poeta (non poetessa, termine che aborre), tra le più interessanti sulla scena nazionale e non solo. Come artista, tuttavia, nasce con il teatro e la musica. Musica metal. La sua peculiarità, tornando alla poesia, è quella di sfornare versi rock, un'autentica poesia "borchiata".
E da qui iniziamo il nostro viaggio con lei, alla scoperta delle sue opere.
Ovvero, dalle ragioni di questo connubio e come si sposa con la poesia tradizionale. Un connubio e come si sposa con la poesia tradizionale. Un connubio assolutamente naturale, secondo la Dama. «Dalle origini onomastiche [cfr Uranian Willy, the heavy metal kid di Burroughs] il legame che mesce, contamina, fonde e sposa, in alchemica armonia, Letteratura e Heavy Metal, è innegabile. La poesia pulsa potente e palese nell'accordo d'Acciaio: Blake [Virgin Steele], Coleridge [Iron Maiden], Dante [Sepultura e Ancient], De Sade e Pessoa [Moonspell], Milton [Elend e Paradise Lost], ... Sono solo alcuni degli esempi infiniti che imparentano Lirica e Metallo. E proprio per evidenziare questo storico sodalizio che nacque "Metaliteracy"». E non è un caso quindi che la più imponente opera della Dama sia stata la riscrittura della "Divina Commedia" in metallo. «Nel mezzo del gran sol di Satriani/mi ritrovai per caso tra i poeti/che non vi so dir le lagne immani...» il potente incipit. Un'opera la cui idea nacque al telefono. «Un amico bizantinista ipotizzò, ridendo, "l'Inferno creato dalla Dama", autoconfinandosi nella Kerkoporta. Il resto della Storia è pubblico e pubblicato». E cita i primi versi dell'opera. Non solo poesia, visto che il penultimo lavoro di Chiara è "Siamo Soli [morirò a Parigi]", in prosa, dove parla invece della solitudine dell'uomo in una società paradossalmente satura di messaggi. Se le chiediamo com'è stato il distacco dalla poesia, risponde tranquilla: «Sublime. Nasco prosa, nasco "Teatro di Prosa" e il respiro è altro». Con "Dudelei", suo ultimo libro, nato in collaborazione con la germanista Emanuela Crescentini, che ha curato la versione tedesca delle poesie, e con la "contaminazione" culturale di Massimo Sannelli e Daniele Assereto, torna alla poesia. Un libro che la Dama definisce «Traduzione ad anello, rimbalzo di Lingue. Non a caso battezzammo l'Opera quale esempio di Ping Pong Poetry». Ovvero «un gioco nell'accezione musicalteatrale del termine». Le chiediamo come nasce il mito della "Dama".
«In primis per patronimico: Dama è la femmina del Daino. La mitologia è parto teatrale: per interpretare l'Oblio diretta da Augusto Zucchi mi vestirono di bianco e mi tagliarono i capelli ricalcando Ziggy Stardust... E come Bowie diventò il Duca, Daino diventò la Dama».
Dalla Dama ci congediamo chiedendole di darci la risposta ad una domanda che non le abbiamo fatto, a cui avrebbe voluto rispondere. E lei sibillina: «73 ["il numero più completo, il Chuck Norris di tutti i numeri"]».
La Dama sarà a Varese, al Twiggy, mercoledì 26 febbraio alle 21, dove per la seconda volta nell'ambito della stagione di abrigliasciolta "Aloud from Poets Café" sarà eMCee della serata di selezioni dell'Expoetryslam, dopo aver proprio come eMCee inaugurato la stagione ad ottobre 2013. Nell'ambito della serata ci sarà la prima presentazione nazionale di "Dudelei".

Marco Tavazzi

La provincia di Varese
Domenica 16 febbraio 2014

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