Lucetta Frisa
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Fiore 2103 (S.E.I., 1978)

Fiore 2103

Per un caso straordinario un bel fiore rosso, sboccia in un parco nell’anno 2103.
Ma non si tratta di un parco con alberi, prati, aiuole fiorite e ben curate, le fontane che zampillano, le panchine, la giostra, lo spazio giochi per i bambini con i bambini che giocano, i cani che passeggiano da soli o al guinzaglio dei loro padroni, la gente che ride e chiacchiera e il vento (primaverile) che chiacchiera e ride anche lui a modo suo.
Queste sono cose d’altri tempi.
Con l’avanzare della tecnologia e dei beni di consumo, del marketing e di coloro che speculano per arricchirsi, inebriati dell’odore dei soldi, tutti i parchi del mondo sono spogli, senza foglie né rami, né profumi.
Non sono più parchi ma parcheggi. Non solo parcheggi per automobili ma per rifiuti.
La gente ha imparato a non pensare a niente se non a comprarsi montagne di cose inutili che poi non riesce a eliminare. E che non la rendono felice. Anzi. I bidoni dei rifiuti sono sempre troppo carichi e sempre troppo pochi gli squadroni dei robots netturbini che marciano ad ogni ora sulla città per fare pulizia. Sotto un cielo opaco che nasconde con la sua atmosfera velenosa la luce libera del sole, giacciono montagne e montagne di cose abbandonate. Ma che durano, forse in eterno, al contrario dell’uomo. L’uomo, malgrado abbia allungato molto la sua vita, sostituito nasi rotti o vecchi con nasi nuovi e bellissimi, fegati marci con fegati perfetti, orecchi, denti, piedi, cuori e cervelli logorati con altri nuovi... a un certo punto, deve morire. Perché così vuole il suo destino.
-Sono solo. -pensa subito il fiore appena nato, guardandosi in giro- Perché mi trovo qui?
-Tu, chi sssei?- chiede sibilando una SuperPentola a pressione che cucinava tutto, anche gli spazzolini da denti e le suole delle scarpe- e con uno sbuffo, solleva il suo coperchio.
-Non lo so. So solo che ho freddo e che qui mi trovo male.
-Ah, ho capito. Sei un essere vivo, un figlio della natura. Puah!- sibila la pentola con disprezzo - Allora, sei un diverso. E con un altro sbuffo, richiude il coperchio.
A questo punto, si intromette un vocione beffardo. È quella di un Cerchione di un’Auto Supersprint:
-Toh, guarda. Io credevo che dei cosi naturali come te, adesso non ne nascessero più, e invece...
Il Cerchione sobbalza su di sé e mentre sobbalza si gonfia tutto. Si gonfia come quando era in età lavorativa. E non bucato o sgonfio come adesso.
-Povero te. Mi fai pena davvero- prosegue.
-Perché?- chiede il fiore che comincia a tremare.
-Perché non puoi servire a niente. E in questa società- e indica gli altri rifiuti- non c’è posto per uno come te. A meno che...
-A meno che?- il fiore trema di più.
-A meno che non si occupi di te qualche scienziato che studia i vegetali estinti. Ci sono ancora di questi matti sulla terra. E così, avresti la carriera assicurata -conclude il cerchione, e si sgonfia perché è stanco di parlare.
-Hai detto...carriera? Che cos’è?- il fiore è strabiliato.
-Ah, ah, ah, il piccino non conosce il mondo. Non sa proprio niente-.
Un’orribile Bambola di plastica ride a bocca spalancata. Le sue labbra sono enormi e viola.
Il fiore fa appena in tempo a guardarla spaventato che un’altra voce brutale lo colpisce:
-Nel mi nor tem po po ssi bile comu ni ca ci quello che sa i fa re-.
È quella di un Televisore robot a 3550 canali e che porta incorporata una minicasa per mini sposini.
-Non so fare niente, io -risponde il fiore ormai balbettando- Io vivo e...basta!
-Lui vive e basta! Lui vive e basta! Tutti gli fanno il verso, ridono come impazziti e poi si arrabbiano.
-Qui non c’è posto per i vivi come te!- gridano- Non lo sai che di questi tempi essere vivi è un lusso? Bisogna saper fare tante cose insieme e nel minor tempo possibile. Ecco ciò che conta.
-Guarda me, ad esempio -si vanta il Televisore-robot- mi accendevo e spegnevo da solo e allo stesso tempo, rifacevo il letto, lucidavo il pavimento e suonavo un concerto metal-rock. E tutto questo con due soli clic.
-E adesso?- chiede timidamente il fiore che sente i suoi bei petali rossi appassire di tristezza.
-Adesso mi trovo qui. Ho funzionato una settimana. Funzioniamo tutti solo una settimana perché così ci hanno fabbricato gli uomini che poi ci sostituiscono con altri oggetti nuovi.
-E dopo? - il fiore comincia a perdere uno dei suoi petali.
-E dopo ci buttano via in questi parchi. I netturbini-robots ci raccolgono e ci portano in altri parchi dove ci danno fuoco. Ma non riescono né a seppellirci completamente né a distruggerci.
-E allora?– il fiore trema di terrore.
-Noi siamo indistruttibili e invaderemo la terra. Saremo noi a decidere il destino degli uomini. Che cosa vuoi desiderare di più?- conclude il Televisore-robot in modo molto aggressivo.
-È orribile- sospira il fiore, disperato, e si sente soffocare.
-Mio caro, sei nato fuori tempo. Sei nato troppo tardi. Sai ancora vivere soltanto e non hai imparato a funzionare. Parassssitaaa!
La Superpentola a pressione sibila come un serpente a sonagli.
-13 diviso 333,33, all’IPOMEDUSA della radice, moltiplicato i 777 gradi di temperatura della CIRIBIRICOCCOLA del seme XY, meno....Zero, zero: uguale...uguale. Mah!
All’improvviso, davanti alla discarica, passa qualcuno che parla da solo. Non sta telefonando al cellulare, ma, ad alta voce, fa certi calcoli astrusi. Poi li annota su un taccuino. È venuto a passeggiare in questo magnifico parco (nel 2103 sono tutti così, ormai) per concentrarsi meglio.
-Chi è questo qui che viene a romperci le scatole? domanda il Cerchione dell’auto Supersprint, rivolgendosi a tutta la compagnia- Forse è uno di quei cosi naturali che sono troppo cresciuti?
Infatti il coso è altissimo, magro e molto pallido. Ha occhi penetranti che rivolge solo al suo misterioso taccuino.
-È un uomo! -esclama sgambettando la Bambola di plastica dalle enormi labbra viola- Tu, piccolo ingenuo, sei fortunato. Perché forse lo puoi ancora interessare!
E guarda il fiore che trema sempre.
-Lo posso interessare? E come?
-Carino, se non impari a pubblicizzarti da solo...non farai mai carriera!
-13 diviso 333,33 all’IPOMEDUSA della radice, moltiplicato i 777 gradi di temperatura della CIRIBIRICOCCOLA del seme XY, meno Zero, zero: uguale....uguale....FIORE!!!Il lungo “coso” che è uno scienziato umano, si tira l’unico capello rimastogli sulla zucca. Forse fa quel gesto perché è soddisfatto.
Dopo chiude il suo taccuino, lo ripone in tasca e pensa, scuotendo la testa :
-Finalmente ho trovato la formula bio-vegetale del fiore, ma io non ho mai visto un fiore vivo.
Si siede sospirando in mezzo ai rifiuti. Ha gli occhi perduti nel vuoto. E continua a fare a voce alta le sue riflessioni:
-Che cosa serve conoscere le formule matematiche dei fiori, se adesso i fiori non nascono più e...
Il filo dei suoi ragionamenti si interrompe di colpo. Gli occhi dell’uomo hanno incontrato il fiore. Rimane bloccato dalla meraviglia, i suoi occhi si accendono, sembrano uscire fuori dalle orbite. Poi piano piano allunga la mano e delicatamente lo sfiora.
Adesso il fiore non si sente più a disagio. È un contatto dolce, emozionante, tra due creature vive. Si sente osservato con amore.
-Portami via di qui. Voglio vivere vicino a te - sussurra il fiore all’uomo.
-Anch’io - risponde lui, ma ritorna triste.



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