Lucetta Frisa
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La follia dei morti (Campanotto, 1993)

Canzoni della canzone

a Gaspara Stampa


1

Antica amica mia la mia canzone
levo per te in questo vento breve
che sembra separare e in un accento
unisce attimo penna anima voce
e illumina il mio suono nel rumore.
tu l’hai lasciato nell’aria sospeso
un dono arioso dall’aria levato
che la parola cresce nel suo vuoto
incendia sangue e foglio come fuoco.
E’ la legge del canto. Ancora ascolto
oggi, nell’aria antica, nuove arie.
Solo scavando nel suono del tempo
con le parole gioco semino vento
l’anima ardo e che mi ascolti invento.

2

E che mi ascolti invento e dolcemente
metto l’anima indietro e l’orologio
ruoto al contrario, penetra un silenzio
dove regna lo slancio, il puro ardore.
Ventose sillabe tue ali d’amore
roventi accenti come ferri in guerra
angeli e belve i versi emozionati
che tutta versi in chi non ti contiene.
E’ la legge d’amore. Se risponde
o sordo tace per noi l’unico bene
è il nostro suono fragile e tenace.
Scavando nei minerali del tempo
qualche cristallo limpido risplende
-attimo fermo nell’aria fuggente.

3

Attimo fermo nell’aria fuggente
-sembiante, idea, un ostinato sogno
che al buio insensato sa resistere
solo sul calmo foglio ha compimento.
Trova pace in quel bianco breve spazio
che ricompone e scompone lo strazio
e riconquista libertà errabonda
più libero e sicuro nel suo regno.
Legge del desiderio: cosa umana,
troppo umana che nella carne affonda;
se canti, la passione resta gioco
se canti, il dolore va sull’onda,
foglia più lieve su più lieve foglio
-ardendo diritta e ferma questo fuoco.

4

Ardendo diritte e ferme questo fuoco
finché Morte e Fortuna incenerisca
fogli e respiri. Consumando ingegno
e cuore e occhi e stile orgoglio pianto.
A nulla vale conservare il vanto
del marmo freddo delle statue mute
che nascono già morte dissanguate
senza che ruga o vento le riscuota.
I nostri sensi conoscono la notte
ferita inganno estasi e follia.
E la saggezza dentro l’aria vuota.
È la legge del fuoco, amica mia.
deve ardere tutta l’aria intorno
mutando in versi e fumo la sua fiamma.


Canzone dei trucchi

a Emily Dickinson


Scelgo i compagni
-il foglio bianco e la notte-
e poi chiudo la porta.
Conto i miei trucchi
-tavolo penna e calma-
e l’abito assoluto che allude a se stesso.
Solo le parole si muovono
strappano qualcosa
a qualcosa.
Qualcuno è morto
non so se fuori o nella stanza.
Scrivo
il suo urlo perfetto.

Dietro la stanza c’è il soffio
-dicono.
Chiamerò sul mio letto soffocata
il suo ultimo senhal.
Chiudimi gli occhi -dirò-
come si chiude una porta.
Chiudimi col tuo soffio.
Come mio padre chiuse la porta
e mi lasciò piangere soffocare al buio.
Come mia madre la riaprì
e mi lasciò un filo di luce.
Guardai solo quel filo
respirai quel filo.
Senhal ti chiamo
con ingannevole nome
sino all’ultimo.
Riportami dove sono nata
dove mi diedero consonanti terrose e dure
come ossa impacciate
e vocali vuote aperte nella gola
e mi dissero
«Invéntati l’andatura e il volo».
Mi diedero occhi e piedi
polmoni e penna
velati di trucchi
per fingermi viva.


Canzone dell’ozio

In un luogo
come un mormorìo
io non più io
ogni folata è un no
un no dopo un no
un calmo brusìo.
Dopo il rumore del viaggiare
ancora anima rimane.

Non chiede compiutezza
salvezza schiavitù
cancellando strada ha camminato
parlato per giungere a tacere.

Risalendo correnti
i pensieri apparsi e scomparsi
piegati al centro.

Il dio dei Morti
ha reclinato il capo
fatto cenno con la mano passato via.

Le mie tracce in sogno
una slacciata teoria-
qualcosa si dondola.

Il cervello si è capovolto e i piedi
alle tempie bussano altri silenzi
tra gli alluci
aria
le dita si strofinano in letizia.

Un soffio senza infinito
il sibilo di una parola non divina
cade a terra.

Mi dondolo, sono.

Lascio tutto com’è
in questo cassetto confuso
fulmini e fenditure
rattoppi tenerezze
inni elegie
larve di umido
lave di fuoco.

Non devo fare nulla
non ho nulla da fare.

Ogni folata è un no
un no dopo un no
tra le mie dita.

Gli eventi
nel vento della mia ala
piumosi, spiumati.

Dondolandomi
imparo l’arte del levare.

La voglia di calcolare
la voglia di rispondere
la voglia di profezia-
un dondolìo silenzioso
sul mio cuore destro.

Snodo i nodi
della fretta e delle frasi
del desiderio largo
della distanza stretta
non mi avvicino
non mi allontano -
centrifugata, dondolo.

Ogni folata è un no
un no dopo un no
tra le mie sillabe.

Una strofa
come una voluttuosa
lenta ossessiva mania
oziosa malìa viziosa
una strofa/si posa
oscilla.

Il sibilo di una parola non divina-
dondolìo
un soffio senza infinito
io non più io.

Una strofa
come una voluttuosa
lenta ossessiva mania
una strofa
si posa
oscilla.

Le mie tracce in sogno
non ho nulla da fare
se dentro la nicchia
se fuori-
dondolìo.

Gli eventi/ nel vento della mia ala.

Ogni folata è un no
un no dopo un no
un no dopo un no...



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