Lucetta Frisa
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I miti, le leggende (Rebellato, 1970)

Ogni respiro, attimo, ora, hanno scadenze
come lo stretto viaggio in mezzo al vuoto
del pendolo e il mio cuore è bianco aperto
a ogni ritmo e ritorno. Si corrompe
la freccia dritta in ottuse parabole
se la gravità della terra precipita
il volo dei più alti uccelli. Io voglio
espandermi voglio un centro che sia
tutte le cose qui e ovunque prima e dopo
e non mi tocchi l’alternarsi dei poli,
che la sinistra dolce sia alla destra
- mani serene delle statue egizie. Aria
e totale energia nel sorriso che conosce le legge
e i meccanismi. Ma io per centro chiedo
una radice, punto solare con braccia
senza tempo infinite e finite e splenderanno
tutte le cose insieme in cerchi e cerchi
di continui universi dove vivo da sempre
senza saperlo.

***
a Edward Neill

Ancora solo, dentro la tua folla
di parole e cose, ellissi del delirio:
ti avvolge una spirale, un soffitto di stucchi
che tu scavi in un giro d’occhi voraci.
Ogni solco, incisione, è sprofondare:
tutte le cose sono labirinti e il centro
la voragine che succhia spazio.
Non discendere più. Ci sono viaggi
anche diritti da risalire, linee calme, sopra
il barocco ansioso della tua mente.

***

Se esiste la chiave di tutti i libri
sarà come cedere ostaggi e arrestare
la tela affannosa del ragno. A volte
la guerra finisce e chi è morto
infine morrà travolto da nuova crociata
perché san Michele è venuto col fuoco
su tutte le torri. E ancora il tarlato
scrivano fedele alla storia si annoda
in calligrafie e corre sopra le righe
il bianco messaggio irreversibile.

***

Solo chi sale conosce il precipizio, solo
chi ha mille braccia sa lo spazio e il ritmo.
Ad ogni cosa mi portano segreti canali
quando le torri delle parole si rovesciano
in pozzi. Sepolti tutti i significati,
allora aperte s’allacciano correnti,
universi creati dentro altri. Il gallo canta
ed entra la sua voce nel nuovo grembo
del mattino, che fu seme notturno, e sono
albe, tramonti, frutti delle ore. Girano
gli occhi sul fondo delle lune, nuotano
verso il giorno che le ritorna morte
come pesci. E lo scheletro già
diventa luce e sangue e nervi eppure
questo viaggio è testardo, è sempre
chiudere il libro e, soli, tentare.



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