Marco Ercolani
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L`INVERNO, CON SORPRESA (Dario Capello, 2011)


L’INVERNO, CON SORPRESA
(Suites liguri)



Nel tempo ostile che capita
c’è il casello d‘uscita, a est di nulla,
così simile, e poi
questa energia greca del mare
a Varazze, d’invernale voce
a stacco, come attratta
dall’alto la parola
di passo che tutti abbiamo
in mente
scambiata
per destino, orizzonte
nuvola. Lo scontrino
è qui, pronto, sul cruscotto.


Appena fuori dai vetri, dal caffè
sul molo, una corrente
visibile (verrà dal fondo
del fondo) vicina al dolore
all’amore trasfigurato.
Tante le auto in fila
a passo d’uomo
che trema.
Sì, trema anche nel guardare
nel sostenere il flamenco
dell’onda sull’onda.
Qui la sintassi è vento,
è aria con sorpresa che respiriamo
inconsapevoli.


Non varcherà quel volto
che è luce a pioggia e confonde
la strada e le cose
chiarissime, bianca custode
destinata a chi vive e ignora
la vita.
Cupo l’allarme meteo
delle diciotto, ma è certo,
certo per dopo, per la tua
per la mia mezzanotte.
Dice il benzinaio che la vita
è passata a fianco, che adesso
è solo acqua
che viene e viene col passo
della mente, delle nubi a memoria.
Il vento? domando.
Un rigore di sillabe.


Come nascosto in casa
ho guardato il mare
che ripete ogni donna
e scambia i nomi, la stessa
parte di vuoto
ingoiata dal doppiovetro
di una finestra; sponda
familiare, ignota,
a ogni cosa simile.
Ci basta questa mischia? l’affondo
il color cenere, il panico
che ora prende l’inverno,
il suo oscuro modo di pregare.


C’è l’isola davanti agli occhi.
Noi l’abbiamo vista, tutti
l’abbiamo vista la Corsica
all’improvviso
da questa spiaggia libera
compagna di luce
e di specchi ustori.
Centrata nel punto della sua fuga,
bella a metà, una sagoma nel celeste
l’altra parte, non so; il riverbero,
una geometria dolorosa
per noi, il bene che procura,
non voglio sapere.


Ogni sera preparo il linguaggio
sedativo, anni di muscoli in gola
la parola bene detta
che annuncia scuro l’ingresso
dei venti
più lontano di me…
Nel sonno che non viene
e dondola veleno
cosa insegna la notte?
L’essenza della notte.
Una caduta a piombo
della carne, il pigiama azzurro
e, fuori, tramontana sul golfo.
Da questo momento ogni parola
ritorna velo.


Obbedisce allo scuro il porto
di Savona, lontane spiagge
che non filtrano l’assedio
freddo del mare.
Qui tutto si raccoglie come può,
nella ciminiera enorme contro
la nuvola del malumore, a forma
di vero cuore. Così appare,
ma è forma di vento, vento libeccio
scagliato.
L’attesa, i riflessi già mutati
la corrente
di una vita, la stessa dura
vita eterna e blu.
Pochi amici ora, contornati
da iniziali maiuscole
sullo schermo del mio cellulare.


“Ogni battito tornerà onda
dello stesso mare” archivio
dei cuori.
Ma adesso il mare è sparito
dallo sguardo, adesso nevica.
Stravagante questa neve a vortice
di domande che s’incrociano
al bivio autostradale, di qua
Genova, di là il confine
che non rimargina.
(Il turista spagnolo non lo
voleva capire, ventimiglia
miglia dopo miglia…)
Quale la parte d’invisibile
che in silenzio divide i fiocchi
l’uno dall’altro, poi li
ricompone fitti sul parabrezza,
dolorosi anche, per strade
d’entroterra che dicono quasi
niente…




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