Marco Ercolani
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Taala (Greco & Greco, 2004)

Che cos`era Taala? E` questo che mi chiedi? Era una città di cristallo e di pietra, di titanio e d`acciaio, fatta di leghe leggere, impensabili, mobili, sempre sul punto di slacciarsi, di vacillare, di afflosciarsi al suolo o di salire in volo, ondeggiare, farsi portar via dal vento. I muri delle case hanno angoli curvi. Non c`è riparo, a Taala, non un muro che difenda, una linea verticale, nessuna intimità. Tutto è scollato, aperto, eppure resta in piedi... La pietra, di notte, è un rifugio caldo. Ma, di giorno, è fredda, è uno specchio che paralizza... Qui cosa c`è? Delle sbarre? Una cella? Un ospedale? Ma se sapessi quante volte la città ci ha mostrato le facce più strane! Non è certo oggi la prima volta. Ricordo un carcere, un collegio, un posto di blocco, una caserma, dei templi, delle tende. Cosa vuoi che sia, adesso, questo misero ospedale e la tua faccia attonita? Meno di un cerchio di fumo. Forse sono sempre a Taala.
A domani. Ma posso proprio dirti: a domani?

Vuoi la verità, d`accordo. Eccola, in una riga. Sono venuti e hanno occupato la città. Non ho parole per descrivere la crudeltà con cui ci hanno seviziato e la meticolosità con cui hanno raso al suolo le case. Forse tu conosci un`altra versione dei fatti; forse tu credi che ci abbiano trovato per caso, mentre vagabondavamo nel deserto. Se è così, smetti di credere alle menzogne dei tuoi capi. D`altronde, non tutto il male vien per nuocere. Senza il loro drastico e definitivo intervento Taala sarebbe rimasta solo una città fantastica che, all`alba di ogni nuovo giorno, con regole sempre nuove, in un silenzio perfetto, avrebbe mutato forma alle case, volti agli abitanti, direzione alle strade, come un colore sfuma nell`ombra o un`ombra nel colore. Ma per fortuna sono arrivati loro: i tuoi amici, la tua specie. Hanno fatto scorrere il nostro sangue e il sogno è finito. Non c`è niente di virtuale, in tanti corpi massacrati. Noi, che siamo sopravvissuti, ringraziamo i nostri oppressori per la verità che siamo stati costretti a vedere.
La cosa più sorprendente è che nessuno, adesso, a Taala, ricorda nulla di nulla. Loro potrebbero tornare, riassediare la città e ucciderci di nuovo. Ma quelli che la abitano ancora non hanno imparato niente: se ne vanno per le strade con la testa in aria e non pensano, non ricordano. Addirittura, continuano a vivere e dimenticano che loro sono stati là e li hanno depredati e ammazzati; dimenticano persino, con imbarazzante amnesia, di essere morti. No, non sono matto. Laggiù succede qualcosa di disgustoso e di ingiusto. Questa è la pura verità. Credi a un uomo che è vissuto per un tempo molto più lungo della vita media di un uomo. Credi a chi ha visto le comete apparire allo sguardo come massi opachi e le farfalle verdi assediare in pozzi scuri uomini giganteschi, incapaci di difendersi. Credi a chi ha visto i leoni addormentarsi e trasformarsi, da solenni animali del deserto, in mosche ronzanti.
Già diversi anni fa, al calare della notte, i più anziani di noi cominciarono a parlare di assedi, di nemici, di date. Ci indicavano i momenti in cui si sarebbe alzata la polvere dal deserto. E noi, che non ci aspettavamo niente di minaccioso ma che credevamo alla loro saggezza, cominciammo a fissare l`orizzonte con la loro stessa titubanza, presagendo qualcosa di incontrollabile. Morirono senza vedere niente di quello che avevano temuto, ma noi abbiamo ereditato la loro paura, che si è trasformata in terrore. Per questo vi abbiamo accolti quasi con sollievo, mentre uccidevano anche i nostri bambini. Almeno, per un attimo, finiva la paura di attendere. Non siamo più, oggi, dei fantasmi terrorizzati, ma le vittime reali di un massacro.

C`è sempre stato, fin dall`inizio, qualcosa di strano, di irreparabile, di impossibile da pensare, a Taala. Chi la vedeva riflessa in un pozzo, con le strade affondate nell`acqua; chi la scopriva come un groviglio di cavi, oscillante alle minime folate di vento; chi la percepiva come una fogna maleodorante; chi come una cantina silenziosa o una stazione vociante di ubriachi; chi come un`isola chiusa da una barriera di scogli, popolati da stormi fragorosi di uccelli. Tutte percezioni plausibili. Il fatto è che nessuno le comunicava all`altro. Così tutti camminavano con i loro cervelli ben chiusi, e la bocca sigillata.

Sono tentato dal descriverti Taala come si descriverebbe una città mirabile, enigmatica o terrorizzante. Insomma, costruirti il romanzo della città, perché tu possa leggerlo. Ma Taala non era così. Chi si aspettava un`oasi romantica vide dei palazzi d’acciaio: chi si aspettava una città d`acciaio affondò in una palude. Insomma, Taala deluse tutti. Per un certo periodo di tempo, ci sentimmo quasi irrisi da lei: il suo opporsi ai nostri desideri ci sembrò il pensiero diabolico che lei ci opponeva, per non essere posseduta. Poi cominciammo a capirla. E allora divenne bello amarla, provare un senso di stupore e di rispetto, di felice meraviglia”.
Ecco cos`era Taala: una città sventrata, una trincea con nubi di polvere e di fumo, con quei sacchi di sabbia nelle strade, con quegli schermi che si gonfiano e sgonfiano nell`aria, secondo le raffiche di vento. Taala è proprio così: una città incerta di sé, che tutti possono plasmare, come un vaso di cera.



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